Visualizzazione post con etichetta Val Pusteria/ Pustertal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Val Pusteria/ Pustertal. Mostra tutti i post

sabato 2 febbraio 2013

Previsioni on line del traffico in Val Pusteria

Da qualche giorno è possibile consultare le previsioni del traffico, in tempo reale sul web, per la strada della Pusteria che va da Varna a prato Drava.

Il sito è: www.previsionetraffico.bz.it

martedì 17 aprile 2012

gli "Harpfen"

Gli "Harpfen" altoatesini sono una rarità architettonica formata da antichi graticci utilizzati per l' essicazione dei cereali e/o del fieno. 
Il fieno viene usato come alimento principale per gli animali e, se la stagione è buona, si fatto tre tagli all'anno:
  • fieno di primo taglio che viene raccolto fine maggio o giugno; è il fieno migliore
  • fieno di secondo taglio in agosto
  • fieno di terzo taglio o settembrino che è quello con qualità nutritive inferiori

domenica 15 aprile 2012

Le Altevie Dolomitiche

    • ALTAVIA N. 1: durata 8/12 giorni - l'Altavia percorre la rotta naturale nord-orientale delle Dolomiti orientali -
    • Itinerario: Lago di Braies - Buco del Giavo - Monte Muro- Rifugio Biella- Rifugio Sennes- Rifugio Fodara Vedla - Rifugio Pederü - Rifugio Fanes - Passo Limo - Malga Grende di Fanes - Passo Tadega - Forcella del Lago - Rifugio Lagazuoi - Forcella di Lagazuoi - Passo Falzarego - Forcella Gallina - Forcella Nuvolau (Rifugio Averau) - Rifugio Nuvolau - Rifugio Scoiattoli alle Cinque Torri - Rifugio Cinque Torri - Ponte di Rocurto - Cason di Formin - Rifugio Palmieri - Forcella d'Ambrizzola - Forcella Col Duro - Forcella della Puina - Rifugio Città di Fiume - Passo Staulanza - Cas. Vescova - Forcella d'Alleghe - Rifugio Coldai - Forcella Coldai - Forcella di Col Negro - Val Civetta - Rifugio Tissi - Val Civetta - Rifugio Vazzoler - Forcella Col Palanzin - Forcella Col dell'Orso - Forcella del Camp - Rifugio Carestiato - Passo Duran - Forcella Dagarei - Forcella Moschesin - Rifugio Pramperèt - Portela Piazedel - Forcella Sud del Van de Città - Bivacco Renzo Dal Mas - Forcella di Lavaretta - Casonet de Nerville - Forcella del Marmol - Bivacco Marmol - Via Ferrate Marmol - Rifugio 7° Alpini - Val d'Ardo - Case Bortot - Bolzano Bellunese - Belluno
    Ritorno in Alta Val Pusteria: in pullman da Belluno attraverso Tai di Cadore e Cortina fino a Dobbiaco e poi proseguire fino al Lago di Braies.
  1.  ALTAVIA N. 3: durata 7/10 giorni - Partenza da Dobbiaco/ Arrivo a Longarone
  •  Itinerario: Dobbiaco - Località Rienza - Passo Suis - Forcella Serla - Passo Serla - Forcella della Chiesa - Prato Piazza - Rifugio Prato Piazza - Rifugio Vallandro - Sella Monte Specie - Val Chiara - Val di Landro- Lago di Landro- Via dei Pionieri - Monte Piano - Monte Piana - Rifugio A. Bosi - Val Popena - Sella di Popena - Passo Tre Croci - Rifugio Vandelli al Sorapis - Tondi di Sorapis - Cengia del Banco - Forcella del Bivacco - Bivacco Slataper - Forcella Grande - Rifugio San Marco - San Vito di Cadore - Sérdes - Casera Pian di Madièr - Rifugio Venezia - Forcella Ciandolada - Rifugio Talamini - Forcella di Val Inferna - Forcella Deona (Monte Rite) - Passo Cibiana - Forcella de le Ciavazole - Rifugio Bosconero - Forcella de la Toanella - Forcella del Viàz de le Ponte - Porta de la Serra - Bivacco Tovanella - Costa del Duo - Col Torondo - Longarone 
  • Ritorno a Dobbiaco: in pullman da Longarone attraverso Tai di Cadore e Cortina fino a Dobbiaco.  
segue 
e segue  .......
ancora

    Dobbiaco in estate

    La cittadina di Dobbiaco è divisa in Dobbiaco vecchia, nucleo a nord della strada statale intorno alla chiesa barocca dedicata a San Giovanni Battista, e Dobbiaco Nuova che giace in un'ampia conca. 
    Passeggiando per la via Conte Kunigl si possono ammirare le belle residenze cinquecentesche, mentre a sud del cimitero inizia la più antica Via Crucis del Tirolo con le cappelle risalenti al 1519.
    A destra della statale si nota il Grand Hotel Dobbiaco, che ospitò parte della nobiltà europea ma ora è di proprietà della Provincia Autonoma che l'ha trasformato in un importante centro culturale con una scuola di musica dedicata al compositore boemo Gustav Mahler, un ostello per la gioventù, e varie infrastrutture congressuali.
    • Dal 20 al 25 giugno  2012 si svolgerà per la 15 volta  l' International Choir Festival con ben 100 cori. 
    Passeggiate
    •  Dobbiaco Nuova - Lago di Dobbiaco - Dobbiaco (2 ore)
    • Dobbiaco Nuova - sorgente del fiume Drava - San Candido (1 ora e mezza)
    • Dobbiaco - rio San Silvestro - Santa Maria ( 2 ore
    • Santa Maria - sentiero della Meditazione - San Pietro a Monte. Per ritornare a Santa Maria prendere la strada a ovest passando per i masi Wegscheiderhöfen (2 ore)
    Le escursioni in montagna sono tantissime più o meno impegnative come ad esempio: 
    • giro intorno alle Tre Cime di Lavaredo con partenza dal Rifugio Auronzo a 2320 m. (4 ore)
    • Corno Fana, 2663 m., (ore 3,30/4,00), spettacolare ma impegnativo
    • Malga San Silvestro, m. 1800, (2 ore - 2ore 1/2), semplice
    • Monte Piano, m. 2324,  con partenza dal lago di Landro (3 ore), impegnativo

      sabato 7 aprile 2012

      Il regalo del coniglio

      In Sudtirolo, il giorno di Pasqua, i bambini si alzano presto per cercare uova e i dolciumi nascosti in casa e in giardino ... dal coniglietto!
      In questa festa il padrino o la madrina di battesimo e di cresima portano in dono ai bambini un pane  a forma di coniglietto se sono maschietti e a forma di gallinelle se sono delle bambine.

      la gara del "Preisguffen"

      Nella piazza principale di Villabassa, la domenica di Pasqua, si svolge  una singolare gara denominata "Preisguffen" o "beccheggio dell'uovo". Si tratta di trovare l'uovo più resistente.
      Ogni partecipante si presenta con un uovo sodo (dipinto il "giovedì santo" che ricorda il  giorno dell'Ultima Cena) cpm lo scopo di rompere le uova degli avversari: prima le due punte e poi le due parti tonde dell'uovo.
      Vince il partecipante che riesce a salvare il proprio uovo e di conseguenza conquista l'uovo del perdente.

      mercoledì 8 febbraio 2012

      Ranggeln, un'arte popolare di combattimento



      E' una forma di combattimento tra le più antiche, praticata dalle popolazioni di lingua tedesca delle Alpi Centrali. E' particolarmente diffuso in Sudtirolo, nel Tirolo, nella Carinzia, nel Salisburghese e in Baviera.
      E' una specie di lotta rusticana e l'origine lo fa risalire alle dispute tra pastori, quando avevano da contendersi i confini per il pascolo.
      Il Ranggeln ha, probabilmente, origine celtica e ha molte caratteristiche della lotta greco-romana.

      I lottatori vestiti di braghe e camicione di lino bianco si affrontano a piedi nudi in mezzo a un prato, oggi spesso anche un campo di calcio, e sono suddivisi in quattro categorie di età (indipendentemente al peso).

      È il sorteggio a decidere la coppia che dovrà battersi. Quando il giudice di gara, solitamente un ex ranngler di lunga esperienza, dà il via con la tipica esclamazione “hau ruck, grangglt wert” (qualcosa come “o issa, mo si lotta”), i due contendenti si placcano iniziando la loro lotta che può durare al massimo sei minuti. Sono ammesse soltanto certe prese e mosse, mentre altre sono proibite e vengono punite con la squalifica.

      Se uno dei due riesce a stendere l’altro con entrambe le spalle a contatto del suolo, vince e la gara finisce anzitempo. Si va per eliminazioni successive e alla fine ci sarà un vincitore di giornata il cui premio è costituito dal una penna bianca, la cosiddetta Schneidfeder ovvero la “piuma della grinta”.

      Ogni anno si disputa a Terento, in Val Pusteria, la Pfinggstraggeln, ovvero la Raggeln di Pentecoste.

      lunedì 9 gennaio 2012

      Graukäse



      Il Graukäse (formaggio grigio della Val Pusteria) è forse il più povero dei formaggi, scoperto per caso in tempi in cui non si buttava via nulla: viene prodotto lasciando semplicemente inacidire del latte vaccino magro, senza far uso di caglio. Ne deriva una massa granulosa, da pressare in pani, in cui tendono a svilupparsi muffe grigiastre, dalle quali prende il nome.
      Di gusto amarognolo al gusto e dall’aroma intenso da spaventare, molto spesso, i più schizzinosi, risulta un po’secco al palato, ragion per cui è prassi condirlo con olio (facoltativo) ed aceto (qui non si transige, la tradizione è ferrea). Erbe aromatiche a piacere, idem per sale e pepe.
      Deve essere accompagnato con della cipolla tagliata sottile!!
      Così condito, il Graukäse gradisce, riposare un pò per ben macerare, dopodiché è pronto per essere assaporato con un buon bicchiere di Magdalener o Lagrein Dunkel.

      Il Graukäse è tanto più buono quanto meno invitante è il suo aspetto e più penetrante è il suo odore!

      Türteln


      I Türteln sono dei "ravioli" tipici della Val Pusteria.








      INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

      -100 gr. di farina 00
      -200 gr. di farina di segale
      -abbondante olio da friggere
      -2/3 cucchiai di latte
      -1 cavolo verza da gr. 800
      -80 gr. di speck, tagliato in una fetta sola
      -4 cucchiai di aceto di vino bianco
      - 2 foglie di alloro
      -25 gr. di burro
      -3 cucchiai di olio di oliva extravergine
      -1 mestolo di brodo
      -1 uovo
      -sale e pepe

      Lavorare le farine con l'uovo, un pizzico di sale, il latte, il burro fuso, unire sufficiente acqua tiepida per ottenere un impasto liscio ed elastico.
      Avvolgere l'impasto nella pellicola e lasciarla riposare per almeno 30 minuti.
      Mondare e lavare la verza, tagliaela a listarelle e cuocerle in acqua salata acidulata con 2 cucchiai di aceto per 2 minuti.
      Scaldare l'olio di oliva con l'alloro e rosolare lo speck tritato. Versare l'aceto rimasto e farlo evaporare.
      Aggiungere la verza con sale e pepe e farla rosolare. Unire il brodo e cuocerla per 30 minuti e poi togliere l'alloro.
      Stendere la pasta in una sfoglia sottile, tagliarla in quadrati di 5 cm. per lato; distribuire il ripieno a mucchietti, ripiegare sopra l'altra metà della pasta e sigillare i turteln.
      Scaldare l'olio e friggere i Türteln. Sgocciolarli su una carta assorbente da cucina e servirli ben caldi.

      venerdì 28 ottobre 2011

      Il regno del Norico

      Il regno del Norico fu fondato dagli Illiri nel 1100 a.C. e successivamente colonizzato dai Celti (500 a.C.) ed il suo territorio comprendeva le odierne: Val Pusteria, Carinzia, Stiria, Salisburghese, Tirolo Orientale. Nel 15 a.C. il Norico si sottomise pacificamente all’impero romano e la popolazione potè scendere dai suoi insediamenti d’altura e stabilirsi in luoghi più comodi, posti lungo la strada romana. Nacquero così Aguntum (Lienz), Littanum (San Candido) e Sebatum (San Lorenzo di Sebato) ed il confine con la provincia romana della Retia, posta ad occidente, fu stabilito presso la Chiusa di Rio.
      La Pusteria rivestì notevole importanza grazie alla strada imperiale che la percorreva, congiungendo Aquileia – capoluogo romano dell’Italia nord orientale – con Augusta Vindelicorum (l’attuale Ausburg in Baviera) e, a nord del Brennero, con il limes (confine) dell’Alto Danubio. Sebatum era infatti l’ultima stazione romana prima della Chiusa di Rio.
      Le invasioni barbariche del V secolo distrussero i tre grandi centri abitati di Aguntum (nel 406 d.C.), di Littanum e di Sebatum e la popolazione dovette rifugiarsi sulle alture, dove resistette come meglio potè.
      I due secoli successivi furono bui e videro ripetuti combattimenti tra i Bajuvari (Bavaresi) e gli Slavi.
      Bisognerà attendere il 769 d. C. - anno in cui il duca di Baviera Tassilone III conquistò tutta la zona e donò all’abate Attone di Scharnitz il territorio da Monguelfo ad Anras, nel quale era compreso anche quello di Dobbiaco - per riportare l’ordine politico necessario a ricostruire i villaggi e a riprendere gli scambi commerciali.

      giovedì 13 gennaio 2011

      "un uomo senza grembiule blu, è un uomo vestito a metà"

      Il grembiule blu è un elemento indispensabile nell'abbigliamento degli artigiani e contadini sudtirolesi.
      Prima del 1880 il grembiule di uomini e donne, padroni o umili mezzadri, era di colore bianco. In seguito si scelse di distinguere il capo per i giorni di lavoro da quello per i giorni di festa, usando il colore blu per i giorni lavorativi.
      Maggiormente diffuso è il "grembiule a pettorina" chiamato Schurz, di una tonalità di blu diversa, in base alla zona di provenienza. Molto spesso viene personalizzato con ricami, frasi o il proprio nome.
      In val Pusteria, per esempio, il grembiule è di una tonalità di blu molto intensa, nelle valli ladine invece non ha la pettorina.
      L'uomo sudtirolese si toglie il grembiule solo nei giorni di festa o per indossare il Tracht, o costume tradizionale.
      In val Venosta il grembiule blu è in uso solo fino alla frazione di Burgusio/Burgeis mentre nella zona più vicina alla Svizzera e all'Austria si usa una camicia blu durante il primo giorno di scuola. I bambini del Tirolo ricevono il loro primo grembiule blu durante il primo giorno di scuola.

      martedì 19 ottobre 2010

      Val Pusteria


      La Val Pusteria fa parte della lunga serie di fratture (faglie) che dal torinese si prolunga fino alla Slovenia nota come Linea Periadriatica, cicatrice dello scontro tra il continente europeo con il promontorio africano di Apulia, avvenuto tra 80-30 milioni di anni fa, che portò alla nascita della catena alpina.
      A nord la valle è affiancata nel primo tratto dal plutone granitico di Bressanone, quindi si inoltra nelle filladi quarzifere che la affiancano a destra e a sinistra e conferiscono alle cime la caratteristica forma rotondeggiante. Le valli sulla destra orografica (Val di Valles, Val di Fundres e Val Aurina) penetrano con le loro testate nella finestra dei Tauri.
      A Valdaora la valle si apre dominata a sinistra dalle cime dolomitiche dei Colli Alti (Dolomia dello Sciliar) e a Villabassa dal Monte Serla (Dolomia del Serla) che specchia i ripidi fianchi orientali nel lago di Dobbiaco. A Dobbiaco la valle raggiunge la massima ampieza, dominato fino a San Candido dalla Croda dei Baranci (Dolomia dello Sciliar) e dal Monte Elmo, primo bastione metamorfico paleozoico delle Alpi Carniche.

      CLIMA e RISORSE
      Nella val Pusteria è assente la vite e la vegetazione submediterranea (roverella). Ciò è dovuto dagli inverni rigidi con venti freddi da Nord e da Est e da temperature estive più fresche. La valle è dotata di una lussureggiante copertura boschiva, di qui l'appellativo di "valle verde".
      La coltura agricola principale è rappresentata dal granoturco e dalla patata. Molto sviluppate la zootecnia e la silvicoltura (pino silvestre, abete rosso ecc.)

      ECONOMIA
      Punti di forza la produzione del loden, la lavorazione del legno e alla produzione di acque minerali (fonti di S. Candido). Grande impulso ha avuto l'industria turistica concentrata nelle località più caratteristiche e soprattutto lungo i terrazzi morenici (Terento/Terenten - Falzes/Pfalzen - Riscone/Reischach).

      CENNI STORICI
      Il nome Pusteria risale all'unificazione della contea di Putrissa con i feudi di Mainardo I di Gorizia; il nome di Putrissa venne esteso fino al territorio di Lienz. Estinto il casato dei Gorizia, i loro domini passarono di proprietà a Massimiliano I, che restituì al Tirolo la contea della Pusteria con i confini che, ancora oggi, delimitano il Tirolo orientale dalla Carinzia.

      COMUNI
      Brunico/ Bruneck - Rio di Pusteria/Mühlbach - Vandoies/ Vintl - Chienes/ Kiens - San Lorenzo di Sebato/ St. Lorenzen - Perca/ Percha - Valdaora/ Olang - Monguelfo/ Enneberg - Villabassa/ Niederdorf - Dobbiaco/ Toblach - San Candido/ Innichen.

      mercoledì 13 ottobre 2010

      San Candido e i benedettini

      A metà dell’VIII secolo due secoli dopo la morte di Benedetto da Norcia erano più di mille i suoi monasteri in Europa: tra gli insediamenti di monaci contadini, che dissodavano i terreni, aprendo la strada al ripopolamento e a nuove forme di vita organizzata, vi si aggiunge dal 769 in Val Pusteria il monastero di San Candido, il primo cenobio istituito nella “terra tra i monti”.

      Agli inizi del VII secolo la Pusteria orientale era stata teatro di ripetuti scontri armati tra Baiuvari e Slavi; questi ultimi erano stati ricacciati verso la conca di Lienz; ma il pericolo persisteva, mentre la zona di San Candido pare sia rimasta pressoché deserta fino al tardo VIII secolo.
      Il duca Tassilone III (748-788), nipote del re dei Franchi Pipino il Breve (quindi cugino di Carlo Magno), durante il viaggio di ritorno dalla visita a Desiderio, re dei Longobardi; con il quale aveva stretto alleanza fece tappa a Bolzano. In quell'occasione donò ad Attone - abate del convento benedettino di Scharnitz (fondata nel 763) - la località di San Candido ("locus India" poi Inticha, da cui Innichen) con tutto il territorio tra Monguelfo e Anras, nella Pusteria orientale. Fece la donazione con il preciso scopo di convertire gli Slavi. Altro scopo della donazione era la colonizzazione del territorio ancora disabitato e incolto; nei primi anni il monastero dovette perciò, per il rigido clima dell’alta Pusteria e per l’isolamento della zona, affrontare non poche difficoltà.

      Costruito il monastero con annessa chiesa in onore di San Pietro e di San Candido (una reliquia di quest’ultimo santo fu inviata da papa Adriano I (772-795) si pose mano con sollecitudine, secondo la Regola benedettina “Ora et labora”, alla duplice opera di coltivazione ed evangelizzazione. L’abate Attone godè di alta considerazione, fu ambasciatore del re dei Franchi Carlo Magno presso il Papa e nel 783 fu chiamato a succedere al grande Arbeo sulla cattedra vescovile di S. Corbiniano a Frisinga. Il vescovo Attone (783-811), pur rimanendo a capo del monastero di San Candido e titolare di tutte le proprietà, lo incorporò nella chiesa episcopale di Frisinga con tutti i vasti possedimenti fondiari. Per la direzione del convento fu di volta in volta incaricato un decano e per il sostentamento furono assegnati dei beni. L’amministrazione dei restanti possedimenti fu affidata ai cosiddetti “avvocati” (Vögte).

      Il monastero fu tolto dall’imperatore Carlo Magno (800-814) a Frisinga e assegnato a Salisburgo, ma nell’816 fu Ludovico il Pio, figlio e successore di Carlo Magno, a riconsegnarlo a Frisinga.

      Le proprietà si accrebbero ulteriormente per altre donazioni, come quella del nobile vipitenese Quartinus, che nell’828 donò grandi possedimenti in Val d’Isarco. Tra i maggiori benefattori vi è però l’imperatore Ottone I (962-973). Nel 965 l’imperatore Ottone I conferì al monastero l’immunità giudiziaria e i poteri comitali sul territorio, facendo di questo quasi uno staterello feudale autonomo.
      Durante l’episcopato del vescovo Ottone di Frisinga (1137-1158) e del beato vescovo Artmanno di Bressanone (1140-1164) il monastero di San Candido fu trasformato in collegiata (capitolo di canonici). Entrambi i vescovi, quali grandi riformatori della vita religiosa delle rispettive diocesi, erano consci della decadenza cui, similmente ad altri, anche il monastero di San Candido si trovava. Il vescovo di Frisinga come superiore del convento era troppo lontano per poter debitamente intervenire e gli interessi pastorali esigevano una trasformazione dalla vita contemplativa a quella attiva.
      Prevosto, decano e canonici, non essendo tenuti alla vita monastica, riformarono completamente il complesso claustrale e probabilmente rinnovarono anche la chiesa, ricostruendola ampliata in stile pienamente romanico ed aggiungendovi, come voleva la moda del tempo, l’ampia cripta che, conservatasi sino a noi, rimane a testimonianza del rinnovamento di allora.

      La collegiata di San Candido è la chiesa romanica che meglio conserva le sue forme originarie del XII e XIII secolo, sì da costituire il più insigne monumento romanico della provincia e anche di tutto il Tirolo storico.


      lunedì 7 giugno 2010

      Michael Pacher


      Sulla vita di Michael Pacher si possiedono poche notizie sicure, perlopiù ricavate da documentazione indiretta, come fatture, contratti e ricevute di vario tipo. La nascita si colloca intorno al 1430 o 1432 a Brunico o nei dintorni. Dopo avere iniziato, tra il 1443 e il 1445, il suo apprendistato nelle botteghe della città vecchia (Stadtgasse), e avere completato il primo ciclo di quattro anni di formazione, si recò, come era uso allora, a perfezionarsi per un paio d'anni altrove.
      Intorno al 1450 lo si trova a Padova, dove entra in contatto con l'arte di Jacopo Bellini, Donatello e Andrea Mantegna. Il periodo italiano ed i contatti avuti con questi importanti artisti, segneranno tutta la sua produzione artistica successiva. Rientrato a Brunico, dove ottenne la cittadinanza e il titolo di maestro d'arte, si sposò con Ottilia (di cui si ignora il cognome), da cui ebbe almeno un figlio, Hans, che seguì le sue orme come artista, e una figlia, Margarete. Tra gli allievi della sua scuola vi fu anche un Friedrich Pacher (pare non fossero legati da parentela).Intorno al 1471 deve aver avuto luogo un suo viaggio nelle Fiandre dal momento che si ha notizia di suoi contatti con artisti fiamminghi del tempo. Si hanno anche indizi di un suo soggiorno alla corte ducale di Mantova, forse su chiamata dei Gonzaga. Negli ultimi tre anni di vita si stabilì a Salisburgo, dove operò e concluse la sua esistenza.
      È considerato uno dei maestri più importanti del Quattrocento austriaco, vero punto di contatto tra arte nordica e costruzione prospettica di tipo rinascimentale italiano.

      lunedì 1 marzo 2010

      Collegiata di San Candido


      La collegiata(*) di San Candido dedicata a San Candido e a San Corbiniano, fu un monastero fondato dal duca Tassilone III di Baviera nel 769 e costruito dal vescovo di Frisinga per contrastare gli slavi, allora pagani.
      La chiesa iniziò ad essere edificata intorno al 1043 quando il Convento dei Benedettini venne trasformato in collegiata. La chiesa raggiunse il suo aspetto attuale intorno al 1280, mentre il campanile venne eretto negli anni compresi il 1320 2 il 1326. L'opera è dell'architetto Antelami.
      La decorazione scultorea sul portale principale risale al 1250. Nel fregio si possono distinguere a destra i simboli del Bene (colombe, tralci di vite), a sinistra i simboli del Male (ariete, serpente ed altri). La scultura della lunetta del portale sud risale al XIII sec e rappresenta Cristo come giudice del mondo, circondato dai simboli degli Evangelisti. Gli affreschi del 1450 ca. sono opera di Michael Pacher. Vi sono rappresentati i patroni della chiesa: S. Candido e S. Corbiniano, nonchè l'imperatore Ottone I.

      L'interno è a tre navate con l'inserimento di una cupola nel punto di incontro con quella centrale. Questa struttura è soprattutto il riflesso della profonda religiosità dell'uomo medievale, per il quale il mondo terreno era soltanto una immagine confusa. Anche l'interno come l'esterno è carateriizato dalla potenza delle opere murarie, simbolo della forza e della devozione dei fedeli. La fede assume il ruolo di una cittadella fortificata che mette l'uomo al riparo di ogni pericolo.

      Il gruppo della Crocifissione costituisce una delle opere più importanti dell'Alto Medioevo e risale al XIII secolo. Il Cristo crocifisso non è visto come un uomo sottoposto a martirio, ma come sovrano trionfatore sul dolore e sulla morte.

      Affresco della cupola (1280). Quest'opera costituisce il più grande affresco monumentale in stile romanico ancora conservato. Le singole immagini rappresentano la storia della Creazione. Dio crea la luce e la separa dalle temebre; crea il sole, al luna e le stelle; separa le acque dalle terre; crea le piante, gli animali ed infine l'uomo. Nell'ultima immagine vediamo la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso.

      La cripta posta sotto il coro superiore è stat costruita nel XII secolo, coperta da una volta dopo il 1220. Secondo l'iconografia medievale la navata della chiesa rappresenta la vita terrena, la cripta il purgatorio. Essa serviva anche come luogo di sepoltura per i prevosti e i decani della Colleggiata. La statua del patrono San Candido è stata eseguita intorno al 1240 da uno scultore locale.





      (*) si elegge il nuovo Priore.