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lunedì 24 giugno 2013

Malles Venosta / Mals

Torre Frohlich   

chiesa di San Benedetto
chiesa di San Martino

parrocchiale di Malles
particolare della chiesa di San Martino
dipinto di Karl Plattner al cimitero di Malles

sabato 16 marzo 2013

Castel Fürstenburg

ll Castello del Principe o Schloss  Fürstenburg di Burgusio è un complesso fortificato costruito dal vescovo di Coira Konrad (1272-1282). 
Nel corso del XVI e XVII secolo venne ristrutturato. Il castello era sede del capitano e del giudice nominati dal Vescovo, ma nel corso della storia venne utilizzato come rifugio dagli stessi vescovi di Coira, quando erano minacciati dai tirolesi. 
Al termine di diverse lotte, questi dovrettero riconoscere ai Conti  del Tirolo i diritti di comproprietà.

Castel Principe, Burgusio

Attualmente il castello appartiene all'Abbazia Benedettina di Monte Maria che lo affitta alla Provincia Autonoma di Bolzano. Ospita l'Istituto professionale per l'agricoltura e viene utilizzato anche come sede congressuale.

Residenza Plawenn

La residenza dei Plawenn attesta la presenza del casato nella storia della piccola valle.

Residenza Plawenn
La costruzione dal frontone merlato risale al XII secolo e sitrova a Plavenna, frazione di Malles Venosta.

San Vito a Tarces

S. Vito a Tarces
Alla periferia di Malles Venosta in poco più di na decina di minuti sia rriva alla sommità di una collina, denominata Tarscher Buhel o Tartscher Bichl, sula cui sommità sorge la chiesa romanica consacrata a San Vito.
La collina di Tarces è stata un insediamento umano ancor prima dell'età del rame anche perchè, in epoca preistorica o protostorica il fondovalle della Val venosta era acquitrinoso e insalubre.
Sulla sommità di questa collina sorge la suggestiva chiesetta di san Vito risalente al XII secolo.


giovedì 31 gennaio 2013

I biotopi in Alto Adige


lago di Caldaro
Biotopo Lago di Caldaro: 238 ettari - 214 m. s.l.m. E' il lago più conosciuto dell'Alto Adige; si trova in un avvallamento scavato tra i ghiacciai tra il massiccio della Mendola a ovest e il Monte di Mezzo, di struttura quarzo porfirica a est. 
Il lago comprende preziosi canneti e prati umini; ha una profondità di 5 m. ed è abitato da numerosi animali anfibi (rana, raganella), uccelli di palude e acquatici, insetti (libellule, farfalle,coleotteri), rettili come il ramarro e la biscia d'acqua.
lago di Favogna
 Biotopo Lago di Favogna: 10 ettari - 1000 m. s.l.m. Il lago di Favogna, formato dallo scioglimento dei ghiacciai dell'era glaciale si trov in ouna conca scavata dai ghiacciai con un fondo impermeabile  costituito da uno strato argilloso. A causa dei costanti processi di interramento, questo specchio d'acqua si è trasformato in uno stagno. 
Rasner Moser
 Biotopo Rasner Möser: 25 ettari - 1097 m. s.l.m. Si giunge dopo un sentiero ben segnalato dopo la frazione di Rasun di Sopra/Oberrasen. In tempi antichissimi enormi massi, conosciuti come "Rasner Murschuttkegel" avevano sbarrato il corso del rio Anterselva formando un lago che, nel corso dei millenni, si è trasformato in una superficie paludosa e torbosa.

Biotopo Wiesermoos: 14 ettari - 1990 m. s.l.m. Si trova fra la Wieseralm e la Waldner Alm nell'alta Valle Aurina (Predoi). Il substrato roccioso è costituito da gneiss e materiale morenico. E' circondato da una vegatzione di pino mugo.

Biotopo torbiera Totes Moos sul Reggelberg: 4 ettari - 1485 s.l.m. Si trova nel territorio di Nova Ponente. Il Reggelberg, unitamente al Renon e all'Altipiano del Salto, fa parte della piattaforma porfirica atesina. Su una sella posta tra il Monte Cervo e il Sasso Rosso si trova il Totes Moos. 

Biotopo torbiera Tschingger: 3 ettari - 1320 m. s.l.m. Si trova nell'altopiano di NOva Ponente circondato da boschi di aghifoglie. Anche questo biotipo in origine era un lago che, nel corso dei millenni, è andato gradualmente interrandosi.
 
Biotopo Monte Covolo/alpe di Nemes: 210 ettari - 1910 m. s.l.m. Si trova nell'alta Valle di Sesto, vicino al confine con laprovincia di Belluno a nord del Passo di Monte Croce. E' noto come habitat dei galli cedroni, del picchio nero, della civetta, del ghebbio, della beccaccia ecc.

Biotopo Tartscher Leiten: 38 ettari - 1380 m. s.l.m. E' un biotipo a vegetazione steppica e si trova sopra un pendio arido esposto a sud, sopra la frazione di Tarres (Malles Venosta). Esso è inoltre caratterizzato dalla presenza di specie animali e vegetali di origine mediterranea.

Biotopo di Castelfeder: 95 ettari - 408 m. s.l.m. Lungo la strada che porta in Val di Fiemme, sopra Ora, si estende una delle zone collinari più ricche di leggende e di saghe della provincia. La cosa che colpisce di questa montagnola porfirica è il carattere del paesaggio simile a quello di un parco. Per questo sua aspetto pittoresce e idilliaco Castelfeder viene denominato "l'Arcadia dell'Alto Adige". La collina è ricca di insediamenti preistorici e medioevali. Si possono ammirare resti di mura dell'epoca bizantina, longobarda e medioevale. L'ambito naturale è caratterizzato da gruppi porfirici spogli e levigati dai ghiacciai e da prati aridi che si alternano ad arbusteti, stagni e antiche querce.
Castelfeder   
 
ecc.ecc.

(Natura 2000 in Alto Adige, F. V. Ruffini. I. Morandell, E. Brutti, Provincia Autonoma di Bolzano/Ripartizione Natura e Paesaggio)

sabato 24 dicembre 2011

Vinschger Paarl


Frate Alois Zoschg dell'Abbazia benedettina di Monte Maria/Marienberg a Burgusio/Burgeis in Val Venosta, dopo secoli ha riscoperta la ricetta del pane nero il "Vinschger Paarl". Viene impastato usando farina di segala e di grano e il suo nome Paarl significa proprio "coppia" e deriva da due panini rotondi che vengono uniti per formare un panino.

domenica 12 dicembre 2010

Karl Plattner




Karl Plattner (nasce a MallesVenosta il 13 febbraio 1919 e muore a Milano l'8 dicembre 1986) è stato un pittore altoatesino.

Nasce in una famiglia numerosa e povera. A quattordici anni, finita la scuola dell'obbligo, va "a bottega" da un imbianchino del paese, e comincia a dipingere per diletto. A 16 anni si trasferisce a Bressanone, da un verniciatore, e lì conosce Anton Sebastian Fasal, pittore e restauratore viennese, che lo prende a lavorare con sé. Plattner impara così la tecnica dell' affresco, ed affina, in generale, la sua tecnica pittorica.

Quando scoppia la II guerra mondiale, Plattner viene arruolato nell'esercito italiano ma, a seguito delle "opzioni", viene congedato e torna in Alto Adige. Come lui, molti sudtirolesi optano per la cittadinanza tedesca e,coloro che lasciano le proprie case per emigrare, si rivolgono al giovane pittore perchè dipinga i propri masi. Questi sono i primi dipinti su commissione che gli consentono di guadagnare dalla pittura.

Karl Plattner, nel 1940, si iscrive all'accademia di Belle Arti di Berlino, ma la guerra gli impedisce di trasferirsi: viene infatti arruolato nell'esercito tedesco. Nel 1943 ottiene un congedo e per sei mesi frequenta l'accademia. Dopo la guerra ritorna in Val Venosta e nel 1948 frequenta l'accademia di Belle Arti a Firenze e successivamente l'Accademia di Brera a Milano.

Il primo affresco è del 1947 per la chiesa di Montechiaro, seguono quelli per Prato allo Stelvio e Malles Venosta. Tra il 1950 e 1951 torna a Parigi dove conosce la futura moglie Marie Josephe, e dove prepara i cartoni per i monumenti ai caduti di Malles e di Naturno. Quest'ultima opera risulterà sgradita alle gerarchie ecclesiastiche che la fanno nascondere, dopo che l'opera viene danneggiata da ignoti (solo nel 1968 l'opera verrà restaurata).

Si trasferisce in Brasile e ritorna a Bolzano nel 1955 per dipingere la sala consiliare del consiglio provinciale, per poi ritornare in Brasile. Nel secondo periodo in Sudamerica, affresca la sede del giornale Folha da Manha e organizza altre due esposizioni.

Nel 1958 ritorno definitivo in Europa; lavora tra l'Alto Adige, l'Austria per il festival di Salisburgo, la Francia e Milano. Affresca la cappella di Ponte Europa con un ciclo storico; è considerata la sua opera più impegnativa.

Plattner e famiglia ritornano a Milano, dove restano fino al 1978. Successivamente si tasferiscono a Parigi, dove Plattner si ammala, ed è costretto a trasferirsi a Cioieres. Lì rimarrà, salvo brevi periodi trascorsi a Parigi, Milano e Burgusio (val Venosta), fino alla sua morte, avvenuta a Milano l' 8 dicembre 1986.

lunedì 6 dicembre 2010

Scheibenschlagen
















"Die Scheib, die Scheib in meiner Hand,
ich schlag sie weit ins Land
dass Friede und guete Erntezeit
der Herrgott huier ins verleit"

traduzione: "lancio il disco con le mie mani, lo lancio lontano affinchè il Signore ci accordi pace e un buon raccolto"

Lo Scheibenschlagen è una cerimonia pagana propiziatoria per un buon raccolto. Solitamente questa tradizione si svolge la prima domenica di Quaresima, dove vengono lanciai dischi infuocati verso la valle.
I dischi sono di legno di betulla con un foro centrale tra i 6 e 15 centimetri. Dopo avergli dato fuoco e averli infilati in un ramo di 1-2 metri di nocciolo, i giovani del posto li lanciano - dopo aver formato suggestive forme circolari - prima del distacco del disco arroventato.
La preparazione della cerimonia è lunga e laboriosa: con delle lunghe stanghe si deve costruire la cosiddetta Hexe, la strega. Si tratta di una struttura di 25 metri d'altezza a forma trapezoidale che viene impagliata e che servirà nell'atto finale della festa.
Al tramonto si accendono i falò e sulle braci ardenti si pongono i dischi finchè non saranno inandescenti e pronti per il lancio nel vuoto.
Questa tradizione si è mantenuta soprattutto nella Val Venosta e in particolare nella località di Piavenna/Planol a Malles Venosta

mercoledì 13 ottobre 2010

il monaco Goswin di Monte Maria a Burgusio

All’interno del monastero benedettino di Monte Maria è custodita una cronaca, scritta nel 1365 dal priore Goswin, grazie alla quale è possibile ricostruire gran parte della vita politico-sociale della Val Venosta medioevale. Goswin, che dedicò tutta la sua esistenza alla difesa dei diritti dell’abbazia di Burgusio, visse forse il momento più difficile della storia di Monte Maria: le depredazioni e le violenze dei potenti, lo scarso appoggio e spesso l’ostilità dei vescovi di Coira, il drammatico susseguirsi di pestilenze e catastrofi. Come se ciò non bastasse la vita interna del monastero aveva subito un certo imbarbarimento, i monaci non svolgevano con la dovuta cura le orazioni. Chi avrebbe più donato al monastero rendite e terreni se poi nessuno avrebbe pregato per la salvezza delle anime? Poiché i monaci vivevano delle oblazioni dei fedeli, senza pregare per loro, Goswin richiamava i confratelli al dovere.

Ritenendo che fosse giunto il momento di riporre ordine nei beni di Monte Maria e di restaurare l’antica potenza, decise di scrivere la Cronaca dell’abbazia. Riordinate tutte le lettere di privilegio avute dal monastero a partire dalla sua fondazione, le raccolse in una “cornice” costituita da brevi cenni storici, che avrebbero dovuto illustrarle e attestarle. Nacque così la Cronaca del monastero di Monte Maria, che si apre con la preoccupata esortazione ai monaci.

Segue un calendario, dove sono riportate le date di morte dei fondatori del monastero, i signori di Tarasp, e dei vari benefattori, abati, avvocati, per l’anima dei quali era necessario celebrare determinate funzioni religiose.

Nel successivo registrum Goswin precisa invece ciò che tratterà nella Cronaca, specificandone i fini.

La Cronaca vera e propria si divide in tre parti:

  • Vengono in primo luogo riportati gli avvenimenti a partire dalla fondazione dell’abbazia a Schuls, in Engadina, fino all’epoca del suo trasferimento a Burgusio; il tutto è intrecciato all’elenco delle varie donazioni dei Tarasp con le conferme dell’imperatore Federico I, del conte del Tirolo Alberto e di papa Alessandro III.
  • Segue una Historia abbatum, che riporta i principali avvenimenti, soprattutto politici, avvenuti sotto ogni abate. Il fulcro è costituito dalla narrazione dell’assassinio dell’abate Hermann da parte dell’advocatus (ovvero il suo protettore) Ulrico von Matsch, avvenuto nel 1304.
  • La terza parte è composta da documenti riportati integralmente, che si sovrappongono alla precedente narrazione.

Con la sua Cronaca, costituita da diversi strati non integrati tra loro, Goswin non ha alcun altro interesse se non la restaurazione dell’antica potenza del monastero. Perché il prestigio di Monte Maria possa essere restaurato, Goswin si aggrappa ai documenti, agli antichi privilegi, agli antichi computi delle entrate economiche, come fossero la vera realtà; il suo mondo è ancora quello del XII e XIII secolo, quando la parcellizzazione del potere lasciava sussistere vaste aree di autonomia. Nel XIV secolo però la realtà sta cambiando: mentre un intero castello di regola sociali va in frantumi, le nuove potenze emergenti per ottenere i loro fini adottando i metodi più cruenti.

Tra gli effetti causati da tali metodi, vanno annoverate le ondate di peste che devastarono in quei tempi i territori della Val d’Adige: la falce della “morte nera” colpì quasi tutti i monaci del monastero di Monte Maria: la mattina di domenica 30 luglio 1374 cadde infermo anche il monaco Goswin, il cui corpo iniziò a coprirsi di devastanti bubboni. I pochi confratelli rimasti si raccolsero a pregare fervidamente per la sua salvezza, che giunse di lì a poco.

(da: Monachesimo in Alto Adige di Leone Sticcotti)

lunedì 11 ottobre 2010

Chiesa di Nostra Signora al Convento di Marienberg




Sulla base delle date di consacrazione della chiesa, pervenuteci tramite il cronista Goswin con la suo Registrum, la costruzione risale al 1201 (la cripta fu consacrata nel 1160). Originariamente la chiesa di Marienberg era romanica con colonne, un vestibolo a forma di torre, cinque pile d'arco per le navate e una zona del coro suddivisa in tre parti. A seguito dell'incendio del 1418 il convento fu completamente distrutto, la chiesa venne trasformata in barocca nel XVII secolo

- Si entra in chiesa attraverso un vestibolo, costituito da una volta a crociera con costoloni che poggiano su colonne angolari. Fino all'epoca barocca questo spazio venne utilizzato per le sepolture; sul pavimento ci sono ancora alcune pietre funebri. Portale romanico a colonne, del 1200, in marmo bianco di Lasa e granito. Gli sbalzi e le colonne poggiano su una base comune. Belli i capitelli decorati. A lato del portale si trovano gli affreschi del benefattore Ulrich III con Tarasp e S. Leopoldo (patrono dell'Austira). La Madonna sopra il portale risale all'inizio del XV secolo, in stile gotico internazionale, realizzata secondo la tecnica della fusione con calco in pietra diffusa principalmente nella Germania e nella Boemia.

- L'interno della basilica, dopo la trasformazione barocca si presenta in un'armonia di colori nelel tonalità giallo chiaro e bianco con accenti dorati, decorazioni a stucco. Sopra la chiave d'arco sono state ricavate nicchie piatte a tutto sesto, nelle quali si trovano 8 grandi statue di fondatori e di santi dell'ordine: S. Bruno (fondatore dell'ordine dei cartesiani) con il libro e il teschio - S. Domenico (fondatore dell'ordine dei domenicani) con il cagnolino e la fiaccola - S. Bernardo di Clairvaux (santo dell'ordine dei cistercensi) con gli strumenti della passione di Cristo - S. Benedetto (fondatore dell'ordine dei benedettini) con la coppa avvelenata ed il corvo con il pane - Sant'Ignazio di Loyola (fondatore dell'ordine dei gesuiti) con il libro e l'ostensorio - S. Francesco (fondatore dei francescani) con il teschio e il crocifisso - S. Norberto (fondatore dell'ordine dei premostratensi) con il ciborio - Sant'Agostino (fondatore degli agostiniani) con il libro, il bastone vescovile ed un bambino. Le statue sono opera dello scultore Adam Payr di Prutz (1645).
- altare maggiore: la pala d'altare mostra una Madonna con bambino incoronata dai putti e circondata da figure di santi in mezzo allae nuvole.
In basso è dipinta una veduta del monastero di Marienberg con la fortezza posta in lontananza.
Dietro a Maria le sante delle reliquie della chiesa Panafreta e Climaria (compagne di S. Orsola).
- pulpito rococò, realizzato nell'ultimo trentennio del XVIII secolo. Sul parapetto del pulpito sono intagliate le statue dei SS. Trudo, Albano, Eulogio, Valentino e Severino. Il baldacchino è ornato con i simboli degli evangelisti e con un angelo che suona la tromba.
- sull'altare, di fianco al reliquiario, si trovano due busti bianchi che rappresentano Maria e Giovanni, sono opera di Josef Bartholomeus Kleinhanns di Nauders (1774-1853).
- la pala d'altare che si trova sulla parete occidentale è opera del 1716 del pittore Ulrich Glantschnigg.
-la pietà de XV secolo in "dolce stile"
- Nella chiesa si trovano le lapidi dei due donatori Ulrich III von Matsch, si sua moglie Uta von Tarasp e del loro figlio Ulrich IV, le lapidi dei conti von Matsch, lo stemma di Ulrich von Matsch e di sua moglie Agnes von Kirchberg (morti nel 1402 e nel 1401), la lapide di Huodolhildis e Ulrich II di Matsch (+1309) che fece assassinare l'abate Hermann von
Schönstein per una controversia circa alcuni diritti del convento che il conte voleva far propri.

domenica 10 ottobre 2010

Il sentiero delle ore, da monastero a monastero


Questa "escursione contemplativa" mette in comunicazione la Val Müstair e la Val Venosta, colleganto il Monastero di Monte Maria (Malles) al Monastero di S. Giovanni a Müstair (Svizzera). I due monasteri segnano l'inizio e la fine del percorso, con un dislivello contenuto e la durata di 6 ore.
I paesaggi che si schiudono a chi percorre il monastero sono tanti e diversi; con il passare delle stagioni e a seconda del tempo si propongono in una luce nuova. Lungo la via è la natura a farla da padrona: macchie, boschi, Waale. Lungo il sentiero si trovano 24 tavole con spunti per pensare ad altri mondi e ad altri tempi.
"I ritmi della natura, gli avvenimenti della storia, il suono delle lingue .Ecco cosa apre la nostra mente. Chi percorre il sentiero delle ore è accompagnato dal nome della via - e dai pensieri che esso evoca. Pensieri intrecciati a immagini di affreschi e angeli."
Come raggiungere il sentiero:
VEDI

lunedì 2 agosto 2010

Malles Venosta/ Mals





E' l'ultima stazione della ferrovia della Val Venosta, che da Merano raggiunge Malles. Tra le valli laterali del comune di Malles vi sono la Val di Mazia (rio Saldura), Valle di Planol (rio Puni), Valle di Slingia (rio Melz).
Malles Venosta sorge sulle falde del Malser Haide, ovvero sul conoide che è considerato il più vasto delle Alpi.
DA VEDERE:
Chiesa di S. Vito a Tarces: è una delle chiese più antiche della zona, situata sulla sommità di un colle già frequentato in epoca preistorica. E' dedicata a S. Vito, uno dei SS. Ausiliatori, martirizzato all'epoca di Diocleziano. La chiesa fu costruita su un precedente edificio di età carolingia, circonadat da un muro di cinta; la chiesa risale all'XI-XII secolo. Campanile romanico con due serie di monofore e bifore a tutto sesto. Gli affreschi dell'abside risale al 1200, si riconoscono due mostri marini e un uomo che soffia in un corno. Alle pareti fregio a meandri r una sequenza di apostoli e santi, mentre nel catino è rappresentato Cristo Giudice tra i simboli degli Evangelisti. Gli affreschi della navata, parzialmente distrutti nell'incendio del 1499, furono ridipinti nel XIV secolo. Nella parete nord si trova la storia di S. Vito.
Chiesa di S. Benedetto
Abbazia di Monte Maria-Marienberg a Burgusio/Burgeis
ecc.

domenica 28 febbraio 2010

Cripta e abbazia benedettina di Marienberg/Monte Maria a Burgusio/Burgeis





Abbazia benedettina, venne fondata da Ulrich III conte di Tarasp e dalla moglie Uta nel 1150 in prossimità di un'antica cappella dedicata alla Madonna. Sull'edificio più antico, la cripta, fu eretta la prima costruzione della navata superiore e quindi la chiesa romanica.
Fu distrutta da un incendio nel 1418 e subì la perdita di preziosi manoscritti nel 1525 nel corso di una sollevazione contadina.
L' abbazia fu soppressa dal governo bavarese, derubata dei tesori di arte sacra e del patrimonio librario che non riuscì più a recuperare, dopo il 1816 - con decreto dell'imperatore Francesco I - essa potè nuovamente risorgere.
Nella seconda metà del XIV secolo l'abate Goswin fu autore di una "Cronaca del convento", che è una delle poche testimonianze storiografiche tirolesi di epoca medievale. Pregevole il portale a sesto acuto del 1200.
Gli stucchi e gli affreschi della chiesa conventuale barocca risalgono allo stile della Scuola Wessobrunn.

Un vero gioiello è la cripta, consacrata nel 1156, con gli affreschi romanici influenzati dall'arte bizantina. La cripta consiste in un vano rettangolare suddiviso in 5 campate, quella più centrale più ampia si apre sull'abside semicricolare, affiancata da due absidi laterali. Sulla volta dell'abside centrale campeggia al Maiestas Domini (Cristo in mandorla sorretto da cherubini), con i SS. Pietro e Paolo e i simboli degli evangelisti. Ai lati altri bellissimi angeli! Una suggestione potente emana dalle figure degli angeli dai volti espressivi, grandi occhi spalancati, vesti leggere, pettinature diverse .. su uno blu ricavato con polvere di lapislazzuli. Le figure allungate degli angeli si inseriscono con maestri compositiva nella spartizione archiettonica occupando anche la campata maggiore e gran parte della parete ovest di fronte all'abside. Nella parete ovest è rappresentata la Gerusalemme celeste tra due vescovi; sotto il bordo a meandro sino alla panca in muratura è drappeggiata una tenda dipinta, al centro della quale è rafiguratao un monaco con barba e cappuccio.

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lunedì 15 febbraio 2010

Chiesa di San Benedetto a Malles Venosta



La chiesa di San Benedetto sorge al margine occidentale del paese di Malles. Esternamente si presenta come un edificio romanico, con una torre campanaria a quattro piani racchiusa in un piccolo cimitero. All'interno sono ancora presenti le pareti est e nord dell'edificio altomedievale con parti dell'arredo carolingio.
Sulla chiesa, che dal 1770 (con diritto di proprietà solo dal 1284) fino alla soppressione era nelle mani del convento femminile di San Giovanni a Mustair, non vennero eseguito nel tempo interventi di grande rilevanza.
Quando la chiesa nel 1786, sotto l'imperatore Giuseppe II, venne chiusa, l'abbazia di Mustair documentò i diritti di proprietà che dovevano essere rimborsati dallo stato e sottolineò le sue prestazioni: l'abbazia aveva ricevuto la chiesa nel 1294 dal vescovo di Coira, l'aveva ampliata e rinnovata e aveva introdotto una messa settimanale di San Benedetto.
Dopo la soppressione l'edificio divenne proprietà del Comune, gli arredi andarono alla parrocchia.
Cento anni più tardi gli ambienti artistici vennero a conoscenza che la chiesa, nel frattempo affittata come falegnameria, conteneva dei dipinti ricoperti da una imbiancatura a calce.
Già nel 1889 vennero portate alla luce parti degli affreschi e nel 1915 venne presentata una relazione sulla scoperta. Da allora la chiesa è menzionata in tutti i testi di storia dell'arte altomedievale!
Con lo scoppio della I guerra mondiale la chiesa fu usata come deposito di munizione austriaco; poi, dopo l'arrivo degli italiani, come ricovero per i soldati.
Nel 1953/54 la Sovrintendenza delle Belle Arti di Trento fece levare intorno le nicchie resti di intonaco e di imbiancature, riportando alla luce i disegni preparatori a sanguigna, calchi di stucchi, fori e chiodi di fissaggio della decorazione a stucco.
Nel 1962/63 seguirono, con Nicolò Rasmo, i decisivi interventi di restauro e conservazione.
Come nella maggior parte delel chiese carolingie, il vano rialzato dell'altare era separato dalla parte destinata ai fedeli per mezzo di un setto divisorio.
Architetture in stucco composte da colonne bianche ed arco con capitelli bianchi e figure d'animali incorniciavano le nicchie. E' rimasta un'unica colonna con capitello figurato, alla parete sono rimasti disegni preparatori in rosso.
In origine la chiesa era completamente dipinta. Sulla parete dell'altare con le nicchie un programma absidale altomedievale è stato modificato con l'inserimento di figure singole monumentali; sulla parete nord erano raffigurate 5 scene di vite di santi in ognuno dei due registri (molto probabilmente anche sulle pareti sud e ovest, sulle superfici lasciate libere da porte e finestre). La conclusione della pittura verso il soffitto è costitituita da un fregio d'angeli alla aprete dell'altare e da un meandro alla parete nord.
Come ovunque nella pittura carolingia era usata la scrittura. Grandi caratteri alfabetici compaiono sulla parete dell'altare per i nomi dei santi nelel nicchie e sul libro aperto del Cristo. Nelle nicchie sulla parete dell'altare è raffigurata la Corte celeste con Cristo, angeli e santi. Su un livello più basso compaiono i fondatori. La mano destra del Cristo è levata nel egsto benedicente, la sinistra regge un libro aperto.
Nelle nicchie laterali sono raffigurati San Gregorio e Santo Stefano, entrambi con un codice chiuso nella mano sinistra, la destra levata nel gesto benedicente. San Gregorio era monaco e dottore della chiesa (oltre che il più importante biografo del padre del monachesimo San Benedetto), e fu papa dal 590 al 604.
L'altare centrale è dedicato al Cristo, quelli laterali a Gregorio Magno e S. Stefano.
Tra le nicchie i due offerenti/fondatori: un cavaliere con la spada (in posizione di pace) ed un ecclesiastico. Entrambe le figure debordano sopra l'incorniciatura bianco e rossa, entrambi hanno un'aureola rettangolare, segno che erano ancora in vita. Il cavaliere indossa un costume carolingio: una tunica lunga fino alle ginocchia, con calzoni serrati da lacci incrociati e un mantello. Il fondatore spirituale, con tonsura, indossa un'alba come sottoveste, sopra porta una dalmatica grigio-blu ed una casula ocra; offre a Cristo il modellino della chiesa. San Gregorio appare anche con il suo discepolo Paolo Diacono in una disputa dialettica.
Si intravedono alcune scene tratte dalla vita dell'apostolo S. Paolo (riconoscibile dalla barba e dalla fronte calva) e tre dei molti martiri subiti da Paolo nella sua vita: lapidazione a Lystra, supplizio a Filippi con il suo accompagnatore verso Filippi ....