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domenica 5 febbraio 2012

La chiesa parrocchiale di Monguelfo

L'interno della chiesa, dedicata a Santa Margherita, è caratterizzata dalla decorazione di Johann Matthias Peskoller (1910), con altari dell'ultimo barocco (XIX secolo) troppo grandi in confronto alle pale di Paul Troger.
Il dipinto dell'altare maggiore (Santa Margherita con San Giorgio e altri santi) mostra una composizione classica a triangolo; sul secondo altare l'adorazione dei Magi rispecchia un'opera romana di Carlo Maratta (conservato il bozzetto presso un privato). Sul terzo altare l'Elemosina di S. Giovanni Nepomuceno si rifà ad una grafica di Anton Birckhart, da un disegno di Wenzel Reiner, composizione che fu spesso ripetuta nel Tirolo.
A sud della chiesa c'è una caratteristica edicola su pilastro, con quattro nicchie affrescate dalla bottega pusterese di Pacher. La Madonna in trono venne già attribuita a Michael Pacher.

(Leo Andergassen, Sudtirolo. Arte e luoghi)

Paul Troger

Paul Troger originario di Monguelfo/Welsberg (nato nel 1698), dopo la prima formazione avuta da Giuseppe Alberti di Cavalese, Troger si perfezionò per dieci anni in Italia presso i migliori pittori di Bologna (Crespi), Venezia (Piazzetta), Roma e Napoli.
Le pale della chiesa parrocchiale di Monguelfo rispecchiano la scuola italiana, ma anche le espereinze avute dal barocco austriaco; dal 1728 egli si trattenne a Salisburgo e nella bassa Austria, ove affrescò le grandi chiese abbaziali di Melk, Goettweig, Altenburg, Seitenstetten; infine divenne rettore dell'Accademia di Vienna.
Nel 1737 Troger donò alla chiesa del suo paese, dedicata a S. Margherita, le belle pale per i tre altari; voleva affrescare la volta, ma i compatrioti rifiutarono la sua offerta adducendo a scusa le forti spese per l'impalcatura!
Altri quadri del famoso pittore con motivi della Passione, rimasti nella canonica di Monguelfo, spiccano ora nella "sala di Troger" del Museo Dioceano di Bressanone.
L'artista mantenne sempre contatti col suo paese e vi giunse nel viaggio di nozze quando nel 1741 sposò Anna Maria Rosina Schraub, più giovane di lui di 17 anni.
Per l'occasione intendeva istituire insieme al fratello Josef un fondo di 700 fiorini per far celebrare una messa ogni giovedi; non sappiamo se ciò avvenne realmente o no.

Chiesa di San Giorgio

Nella frazione Taisten di Monguelfo si trova la chiesa di San Giorgio.
L'importanza di questa chiesa deriva dall'architettura romanica con sistemazione a due piani, quanto dagli affreschi tardogotici di maestro brissinese Leonhard e del maestro Simon da Taisten.
Durante gli scavi si trovò una tomba sotto alla soglia del portale, e ciò rimanda ad una usanza dei Longobardi (Karl Gruber); perciò la chiesa sarebbe molto più vetusta di quanto non appaia nell'architettura. Comunque viene documentata già nell'anno 861 in occasione di un procedimento giudiziario.
Le chiese longobarde sono spesso dedicate a San Giorgio e Tassilo duca di Baviera, fondatore di San Candido/Innichen, era sposato con Liutberga, figlia di Desiderio re dei Longobardi.


All'interno della chiesa, l'abside inferiore è affrescata; nel catino la Trinità affiancata dagli evangelisti risale al 1400 ca.; nel 1549 il brissinese maestro Leonhard dipinse sull'arco di Trionfo l'Annunciazione con degli angeli/chierichetti che precedono in processione il bambinello Gesù mandato a Maria da Dio. Gli angeli portano acqua benedetta ed aspersorio, candele accese, incenso e stendardi!
Rientra tra le opere migliori della bottega di Leonhard anche la teoria dei santi cari al popolo nell'abside come i SS. Martino, Floriano, Giorgio, Silvestro, Erardo, Biagio, Nicolò, Volfango, oltre ad angeli con gli strumenti di tortura della Passione e la Madonna del Soccorso.

venerdì 28 ottobre 2011

La "marca" di San Candido

La “Marca di San Candido” era il più antico “mercato settimanale” della Pusteria (1303).

Qui si tenevano a maggio il mercato per la festa del santo patrono, San Candido (era noto come “Gantagmarkt”) e in ottobre quello per la festa di San Gallo (Gallmarkt). I numerosi pellegrini, mercanti e compratori arrivavano da ogni dove e si fermavano pure alcune settimane.

Nacquero così locande, osterie, botteghe di maniscalchi, carradori e carrettieri.

Nel 1400 la sede giudiziaria dell’ “Alta Valle” si trasferì da Monguelfo a Dobbiaco e quest’ultima assunse un’importanza commerciale maggiore. La casa Pall, ancora oggi visibile a Dobbiaco, serviva come deposito delle merci provenienti da Venezia e destinate a raggiungere il nord. A San Candido restò l’orgoglio d’essere il centro religioso e culturale della vallata.

giovedì 27 ottobre 2011

Franz Anton Zeiller, pittore


L'interno della chiesa dedicata ai SS. Ingenuino e Albuino nella frazione di Tesido/Taisten di Monguelfo fu affrescato dal pittore Franz Anton Zeiller nel 1771.
Il pittore era originario di Reutte (1716-1793) che, dopo l'apprendistato in Tirolo presso Johann Evangelist Holzer e Gottfried Goetz, fu alleivo in Italia del Tiepolo e nel 1768 divenne pittore della corte vescovile di Bressanone, dedicandosi soprattutto alla pittura ad affresco.

Monguelfo - Welsberg


L'insediamento nella conca di Monguelfo risale all'epoca del Bronzo. Tuttavia il primo documento ufficiale giunto sino ai nostri giorni che riporta il nome Tesido risale al 769 anno in cui il duca bavarese Tassilo III (749-788) donò alcune terre al convento di Scharnitz. Un altro documento, risalente all' 861 parla di un uomo di nome Kegio che avrebbe ceduto un proprietà lungo il torrente Tesido in favore alla Collegiata di San Candido.
Il termine Welsberg è attestato nel XV secolo; le prime menzioni che risalgono alla fine del XII secolo (Welfesberch = castello di Welf) non permettono di distinguere se si tratti del paese, del Giudizio o del castello.
Il secolo più brillante per la storia medievale di Tesido (frazione di Monguelfo) fu il XII, quando cominciò la vera ascesa dei signori di Welsberg.
Le alluvioni del rio Casies sono state sempre un pericolo per il paese: drammatica fu quella del 1882 che ne distrusse gran parte.

domenica 17 ottobre 2010

Chiesa di San Giorgio a Tesido


La chiesa di S. Giorgio appare su una biografia del beato Hartmann di Bressanone (1140-1164) che presenziò ad una disputa tra due fazioni avverse ed, una di queste, trovò rifugio all'interno della chiesa perchè molto solida.
Una prima menzione però è precedente; risale all'anno 861 quando il vescovado di Freising esplicita che, nella chiesa di S. Giorgio, si è tenuta una "seduta di tribunale" nella quale un uomo di nome Kagio affida le sue proprietà "lungo il torrente Tesito" al convento di San Candido. Un ulteriore conferma dell'antica datazione è venuta dai saggi di scavo effettuati nei pavimenti.
La chiesa è a pianta quasi quadrata, con abside semicircolare. In periodo gotico fu aperta a sud una finestra ad arco acuto. Anche la finestra dell'abside aperta verso est fu ampliata verso il XVII secolo.
La chiesa, originariamente, era suddivisa in due piani, creando così due absidi di cui una romanica e l'altra gotica. Come nell'architettura, anche nella pittura i due periodi si sovrappongono. Una iscrizione sulla parete ovest ricorda che la parte tardogotica irsale al 1498.
Nella semicupola dell'abside romanico si è conservata una rappresentazione della Trinità sotto forma di largo trono con sole e luna in mezzo in un arco a mandorla cinto dai simboli degli evangelisti provvisti di piccole ali, con nastri di iscrizione.
Nel 1459 il maestro Leonardo di Bressanone dipinse sulla superficie semicircolare una serie di santi con il segno della croce nel mezzo. A sinistra del semicerchio si trova la Madonna del mantello, San Martino, San Floriano, San Giorgio intento ad uccidere il drago.
Al posto d'onore centrale si può ammirare una croce vuota, sorretta da due angeli, e accanto i vari strumenti di tortura di Gesù.
Sulla destra della croce proseguono i santi con: San Sivestro, San Valentino, San Biagio che regge una candela, San Nicola, San Wolfgang con in mano una chiesa e una scure da carpentiere. Il nastro sopra le teste precisa i nomi dei santi, nonchè quello del committente Johannes Stadelherr e l'anno di realizzazione, il 1459 (l'iscrizione precisa che il dipinto fu completato il 7 settembre, vigilia della nascita di Maria).
Sulla parete dell'arco di trionfo, il maestro Leonardo di Bressanone, ha dipinto l'Annunciazione con l'arcangelo Gabriele a sinistra. Sul ripiano inclinato del leggio di Maria è poggiata la Bibbia aperta alle pagine con la profezia contenuta in Isaia, sulla Vergine che concepirà e partorirà il figlio di Dio. nello scaffale del leggio sono ammucchiati tre libri chiusi e tre gomitoli di lana di diversi colori.
All'esterno, accanto all'ingresso, è stato murato un affresco gotico a forma di sudario. Sulla parete meridionale esterna si nota una meridiana con cifre gotiche. Alla destra la superficie del muro è occupata da un affresco monumentale di San Cristoforo del XVI secolo.

venerdì 8 ottobre 2010

Maria Gabrielle von Sprinzenstein

Maria Gabrielle von Sprinzenstein (1704-1740) si sposò nel 1728 con Joseph Ignaz von Welsberg e Primiero (1702-1760) portando in dote la proprietà di Lichtenau.
Ebbe 7 figli e morì il 20 agosto 1740 (probabilmente di parto).
Il marito si sposò una seconda volta con Maria von Waldburg-Wolfegg
Joseph Ignaz von Welsberg, dalla documentazione rimasta, appare una persona di grande cultura, studioso, filosofo, collezionista di opere d'arte e protettore delle lettere e delle arti.
Pare che appartenesse alla loggia massonica di Vienna e che avesse simpatia per la Bavaria.
Il terzo figlio Filippo, continuerà la dinastia dei Welsberg

Maria Anna Katharina von Raitenau

Maria Anna Katharina von Raitenau si sposò con Christoph Sigmund Welsberg (1625-1675) e gli diede 6 figli.
Maria Anna Katharina era pronipote dell'arcivescovo di Salisburgo Wolf Dietrich von Raitenau.
Nel 1671 morì il fratello di Maria Anna, Rudolf Hannibal von Raitenau (1632-1671), senza lasciare eredi lasciando, così, al cognato Christopf Sigmund il titolo di conte di Raitenau e le proprietà di Raitenau Langenstein nei pressi del lago di Costanza.

Chiara von Hohemens

Chiara di Hohemens (1571 - 1604) sposò nel 1590 a Trento, il barone Sigmund IV Giovanni di Welsberg e Primiero (1552 - 1613).

Era figlia del conte Jakob Hannibal von Hohenems (1530-1587) e sua moglie, Hortensia Borromeo (1550-1578). I festeggiamenti per le nozze durarono otto giorni cn la partecipazione di molti ambasciatori e nobili. Del resto il barone Sigmund svolgeva attività diplomatica presso varie corti europee.

Da questo matrimonio nacquero i figli Giacobbe Annibale Welsberg e Siegmund V. Wolfgang Dietrich von Welsberg.


N.B.: Chiara von Hohemens era sorella di Marcus Sitticus, conte di Hohenems ed arcivescovo-principe di Salisburgo, nato ad Emps nel 1574.

da Frisinga ai Signori di Welsberg

Nell'anno 769, per la fondazione del monastero Cellula Inticha a San Candido (Innichen), il duca bavaro Tassilo III (ultimo duca bavarese degli Agilofinger, cugino di Carlo Magno), allo scopo di promuovere l'evangelizzzione degli slavi, donò all'abate Atto di Scharniz un vasto territorio in Campogelau (campo gelato) nella zona d'origine dei due terrenti Rienza e Drava.
Nell'anno 816, quasi 50 anni dopo, re Lodovico (778-840), come duca di Baviera, conferì alla diocesi di Frisinga il dominio feudale con relativa immunità sul convento di San Candido, che nel frattempo era stato fondato. Il confine ad ovest di questo vasto territorio era Monguelfo. In un documento del XII sec., che ne confermava il possesso e che riporta l'anno 973 citanto l'imperatore Ottone III, come nome del luogo di confine è attestato Budigum.
A causa della vasta estensione del territorio, la diocesi di Frisinga conferì, come avvocazie, singole zone a potenti casate nobili come: i Morit, i Taufers, gli Andechs, i Tirolo-Gorizia ecc.
Le avvocazie, oltre alle funzioni amministrative, comprendevano anche l'esercizio della giustizia: ".. perciò i giudici e funzionari del conte non devono caricare gli averi e le persone con tributi dell'antico diritto di avvocazia. Il burgravio o funzionario del vescovo ha la giurisdizione sulle sue genti, ad eccezione dei gravi crimini che sono riservati ai giudici del conte.." (contratto stipulato nel 1285 tra Albert di Gorizia, fratello di Mainardo II del Tirolo, e il vescovo Emicho di Frisinga).
A partire dall'anno 1253 i conti di Gorizia e Tirolo detenevano l'intera avvocazia di Frisinga. Nella loro qualità di avvocati della diocesi e di conti della Pusteria conferirono l'esecuzione della loro autorità, all'interno del territorio tra Tesido (Taisten) e Dobbiaco (Toblach), ai loro fedeli ministeriali, i Signori di Welsberg.

giovedì 7 ottobre 2010

I Signori di Welsberg

I Signori di Welsberg che sostenevano di discendere dai Guelfi (Welfen) appartengono alle più eminenti famiglie della nobiltà tirolese. I Welsperg iniziarono la loro ascesa nell'XI secolo come feudatari per poi essere nominati baroni (1539) e conti (1693) del Sacro Romano Impero.
Sino all'anno 1907, quando morì l'ultimo discendente della casata, il conte del S.R.I. Heinrich von Welsberg-Raitenau und Primor (Primiero), hanno continuato ad estendere e consolidare la loro posizione.
Nel Medioevo i Welsberg erano vassalli 8investiti dal ruolo di avvocazia) dei conti di Gorizia e del Tirolo. Dal conte Alberto di Gorizia ottenero il titolo di feudatari e possedimenti che andavano da Monguelfo sino a Dobbiaco; avevano inoltre conoscenze e parentele con le più importanti famiglie di Vipiteno, Bolzano e Merano. Nel 1320 ottenero dal conte Enrico di Carinzia e Tirolo la piena giurisdizione sugli abitanti dei territori da loto amministrati.
Già possessori del Castello Welsberg, nel 1359 acquistarono dalla famiglia Füllein Castel Thurn e divennero anche i possessori di Castel Meussenreuth. I castelli (oggi castel Thrun è un rudere e di castel Meussenreuth non rimane che la malga) formavano un triangolo militare di grande importanza strategica e difensiva.
Erano possessori di attività commerciali e minerarie, si erano imparentati con importanti famiglie della nobiltà locale, esercitavano le più elevate cariche amministrative e militari. A contribuire alla prosperità della famiglia fu il buon rapporto che mantenevano con il clero, al quale elargivano grosse somme di denaro per la costruzione di chiese, monasteri, cappelle sul loro vasto territorio.
Ricoprirono inoltre alte cariche imperiali che li portarono ad ottenere, nel 1539, il titolo di baroni dall'imperatore Ferdinando I d'Asburgo. Qualche decina d'anni dopo il barone Christoph von Welsperg ricevette dall'imperatore Ferdinando II i titoli onorifici di magister coquine e triclinius del Tirolo, titoli che peraltro non comportavano lo svolgimento di alcuna mansione. Nel 1675 il barone Christoph Sigmund von Welsperg (n. 1623) ottenne l'investitura del feudo di Nellenburg, in seguito alle nozze con la contessa Maria Anna Katharina von Raitenau.
Il più notabile dei Welsperg del 1600 fu il barone Guidobald von Welsperg und Primör, camerario effettivo, consigliere di governo, governatore e detentore di altre importanti cariche spesso conferite dall'imperatore in persona, che nella figura di Leopoldo I lo nominò, nel 1693, conte. Il nome ufficiale della famiglia da allora fu Welsperg-Raitenau und Primör.

La famiglia continuò la sua storia sino al 1907, anno della morte del suo ultimo esponente, il conte Heinrich von Welsperg-Raitenau und Primör. Per via ereditaria i beni ed il nome della famiglia confluirono in quelli dei conti Thun-Hohenstein.

Castel Welsberg

Schloss Welsberg fu costruito dai Signori di Welsberg /dal 1539 baroni e dal 1693 conti) e rimase il loro castello avito e sede amministrativa per quasi 800 anni sino al 1907. Con l'estinguersi della famiglia dei Signori di Welsberg, il castello e i possedimenti per via ereditaria divennero proprietà dei conti Thun-Hohenstein-Welsberg che sino ad oggi ne sono i proprietari.
I Signori di Monguelfo/Welsberg svolgevano un ruolo molto importante, quale giudizio e sede amministrativa di un territorio molto ampio.
Il castello si trova sopra un pianoro roccioso, a strapiombo sul torrente rio Casies. E' attestato in un documento del 1126, la prima parte dell'edificio risale al XII secolo. Verso il XIV secolo, nel periodo gotico-rinascimentale, il castello viene ampliato.
Al castello si accede da uno stretto ponte di legno sorretto da due piloni (una volta levatoio) fino alla porta fortificata, strutturata in due ante bugnate con arco a tutto sesto. Un ulteriore controllo dei nemici era garantito da due feritoie che affiancano i lati della porta e da una finestra sovrastante (fu ingrandita con l'arrivo della polvere da sparo!).
Nel cortile interno si trovano il mastio (alto 34,4 metri con un tetto a piramide alto 4,6 metri) che costituisce la parte più antica del castello; la cappella di S. Giovanni (consacrata nel 1510 si trova lungo il muro orientale, tre finestre strette con archi a sesto acuto, dipinti a secco risalenti al 1540 ca.); forno per il pane; la corte circondata da un muro merlato (prima dell'incendio del 1765 si trovavano piccoli edifici come: stalle, le officine del fabbro, carraio e maniscalco); le cantine (da qui si accede nelle stanze); la "Stube" del curatore o amministratore del castello - la grande dispensa del pane (Brotkammer) con le madie per i cereali, una rastrelliera per seccare il pane di segale, erbe aromatiche e medicinali - la piccola dispensa (Milchkammer) o dispensa del latte, burro, formaggio, uova ecc. - la cucina ed accanto una piccola dispensa .
Al piano superiore si possono visitare: la sala dei cavalieri con una serie di quadri degli antenati dei Welsberg che hanno vissuto nel XVI e XVII secolo; la vecchia cappella romanica consacrata a San Giovanni; la "Stube" del Conte/camera della signoria con 4 vani rivestiti di legno e gli stemmi della parentela dei Signori di Welsberg; l'orto del castello dove si trovano le erbe aromatiche e medicinali (48 piante diverse tra fiori e erbe).