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giovedì 31 maggio 2012

Val d'Ultimo


il gioco del RUMPLER

E' un antico gioco di legno della Val d'Ultimo che risale al XIX secolo e in Italia si trova solo in Val d'Ultimo, all'estero si possono trovare esempi simili in Turchia, Svezia, Arabia Saudita. Il nome "Rumpler" deriva dal rumore che fa il pirlo quando gira.
Di orgine sconosciuta, il gioco è stato rispolverato da un albergatore della valle negli anni '80 e si è presto diffuso, tanto da diventare il simbolo della valle. 
Il gioco è composto da una struttura in legno che ripropone l'architettura di una casa contadina, al cui centro c'è la stube, circondata da varie stanze, quella dei servi, degli stallieri e dello speck. 
In ciascuna di queste sale di sono dei birilli e ad ogni stanza corrisponde un punteggio che va da 10 ad un massimo di 80. 

Prima di iniziare il gioco, si stabiliscono i punteggi, i numeri dei tiri da fare e poi si parte! Obiettivo far cadere i birilli delle varie stanze. Per poter fare ciò, si deve far roteare abilmente la trottola, la quale viene avvolta in una cordicella di 85 cm che, strappata in modo deciso, la fa girare velocemente

domenica 27 maggio 2012

Larici millenari

A Santa Geltrude in Val d'Ultimo si trovano a 1430 m. tre larici millenari. Essi sono gli ultimi testimoni dei primi insediamenti umani, quando la parte finale della val d'Ultimo era ancora popolata da orsi, lupi e linci.
Su di un larice abbattuto dal vento nel 1930 sono stati contati più di 2000 anelli di accrescimento. I tre sopravvissuti - segnati da tempeste e imperie - vengono considerati le più antiche conifere d'Europa.
Tutta la cima del larice più alto, che misura m. 36,5 per una circonferenza di 7 m., è disseccata, colpita da un fulmine. Anche l'albero più grosso, con un diametro di 8,34 metri e una altezza di 34,5 metri ha perso la cima.
Il larice dalla singolare cavità è spezzato a 6 metri d'altezza da generazioni; un ramo laterale ha assunto, di conseguenza, il ruolo di cima.

l monumenti naturali come i larici millenari che videro passare 70 generazioni dall'impero romano prima e germanico (baiuvari) poi, sono evidenti la tenace volontà di sopravvivenza della natura.


Il legno di larice, ricco di resina, è estremamente resistente alle intemperie ed è l'elemento caratteristico dei masi.

Gli alberi sono le colonne del mondo.
Quando tutti gli alberi saranno tagliati
il cielo cadrà sopra di noi.

(proverbio degli indiani d'America)

sabato 26 maggio 2012

la "sega veneziana" a Santa Geltrude in Val d'Ultimo

dal Quotidiano Alto Adige del 21 giugno 2005 a firma di Davide Pasquali


A prima vista una segheria veneziana sembra un inutile retaggio del passato. La dimostrazione? Finora è stata sostanzialmente ignorata anche dagli stessi storici dell’economia e della tecnologia.

 Un fatto singolare, se solo si considera che la sega idraulica dominò per almeno sette secoli l’economia delle valli alpine e anticipò alcune soluzioni tecniche adottate poi, a fine Ottocento, dalle moderne turbine idrauliche per la produzione di energia elettrica.
Notevole modello di produzione ecosostenibile - perché in grado di funzionare utilizzando una fonte energetica (l’acqua) e una materia prima (il legno) totalmente rinnovabili, senza inquinare e producendo rifiuti totalmente smaltibili - la veneziana è uno strumento assai efficiente, nato come sofisticato sviluppo dei mulini ad acqua. Per muovere un mulino, era sufficiente trasformare il moto rotatorio orizzontale della ruota idraulica nel moto rotatorio verticale della mola. Allo scopo erano sufficienti due semplici ruote a camme. Molto più complicata era la sega, che doveva trasformare il moto circolare della ruota in due moti rettilinei e sincroni: l’alternativo verticale del telaio reggilama e l’orizzontale a intermittenza del carrello portatronchi.
Quando la lama scendeva (e tagliava il tronco), il carrello si arrestava, mentre quando la lama risaliva, il carrello doveva compiere uno scatto in avanti. In area italiana questo sistema venne sviluppato al termine del Medioevo, mentre i primi disegni tecnici risalgono all’epoca rinascimentale. Queste macchine funzionavano, ma avevano un difetto: mosse da ruote di notevoli dimensioni, sviluppavano di conseguenza velocità piuttosto basse.

 Siccome ad ogni giro dell’albero motore corrispondeva esattamente un ciclo di salita e discesa della lama, anche la segagione procedeva assai lentamente.

Nel corso del Cinquecento - presumibilmente nei territori della Repubblica di Venezia, un’area economicamente e tecnologicamente assai avanzata - qualcuno ebbe l’idea di trasferire questa macchina in quota, lungo i torrenti delle Alpi orientali caratterizzati da acque veloci e portate notevoli. Ciò permise di realizzare ruote più piccole - con diametro inferiore al metro - aumentando così efficienza e produttività. La veneziana ebbe successo e dal Cadore si diffuse in tutto il Nordest, raggiungendo in seguito anche Slovenia, Austria e Alpi occidentali.

Col tempo venne perfezionata - per esempio vennero via via sostituite diverse componenti in legno, inserendone di metalliche - ma il principio di azionamento rimase sostanzialmente invariato sino all’inizio del Novecento.
 In Trentino le prime macchine ad acqua comparvero nel Duecento, mentre in Alto Adige il primo opificio citato è quello di Tesimo, nel 1315. La veneziana cominciò a diffondersi verso la fine del XVI secolo e il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel XIX, quando l’attività di segagione assunse notevoli dimensioni commerciali. Diffuse capillarmente sul territorio - in Trentino negli anni Trenta ne esistevano almeno 420 - altamente adattabili al territorio, semplici da utilizzare, economiche e in grado di produrre segati di grande qualità, rimasero in esercizio a lungo e vennero abbandonate progressivamente soltanto nel Dopoguerra. Nel Tirolo austriaco - a titolo di esempio - nel 1960 ne esistevano ancora 140, ridottesi a 6 nel 1970.
In Trentino, per scopi didattici, ne sono state rimesse in funzione almeno una mezza dozzina, in particolare su iniziativa dei Parchi naturali di Paneveggio - Pale di S. Martino e Adamello - Brenta, nonché del Parco nazionale dello Stelvio. In Alto Adige invece, se ne possono osservare ancora molte, per esempio risalendo le valli d’Ega e Tires. Diverse sono state riconvertite in legnaie o in rimesse per le auto, altre in residenze estive, un paio - a Nova Levante e a Ega - vengono ancora utilizzate saltuariamente dai proprietari, altre ancora versano in totale stato di abbandono. Per quanto riguarda l’Alto Adige - contrariamente a quanto avvenuto in Trentino, Austria o Germania - nessuno ha mai pensato di approfondire l’argomento, effettuando ricerche storiche, studi tecnici, censimenti o altro, tanto che al riguardo non è mai stato pubblicato nulla e non si conosce neppure il numero totale degli opifici esistenti. Certo, negli anni Ottanta un’antica veneziana fu esposta al Museo etnografico di Teodone di Brunico. E nel 1997 - dopo essere stata restaurata, rimessa in grado di funzionare e adibita a centro visite del Parco naturale dello Sciliar - è stata inaugurata la segheria Steger ai Bagni di Lavina Bianca, presso Tires.
S. Geltrude Val d'Ultimo
Nessuno però, sinora, aveva ideato un progetto coerente di valorizzazione, mostrando (e spiegando con chiarezza) l’intero ciclo della sega veneziana. Ora ci ha pensato il Parco nazionale dello Stelvio, ristrutturando la Lahnersäge, il quarto centro visite nella porzione altoatesina dell’area protetta. La segheria è aperta da qualche settimana e si trova a Santa Geltrude, in cima alla val d’Ultimo. Una scelta non casuale, visto che la valle è storicamente legata allo sfruttamento delle risorse forestali e idriche, tanto che oggi - oltre a notevoli abetaie e lariceti - troviamo sei bacini artificiali e cinque centrali idroelettriche. Fu proprio la realizzazione di questi impianti nel Dopoguerra - e la conseguente riduzione nella portata dei torrenti - a far inevitabilmente cessare le attività di fluitazione e segagione idraulica del legname.
S. Geltrude Val d'Ultimo
La Lahnersäge, realizzata nel 1873 e attiva per oltre un secolo, era di proprietà di una comunione d’interessi di 36 contadini di S.Geltrude. Ceduta al Comune di Ultimo e messa a disposizione del Parco, è stata ristrutturata con una spesa di circa 200.000 euro.
S. Geltrude Val d'Ultimo


giovedì 3 febbraio 2011

Valle Falcomai con i tre laghi


Questa escursione parte dal comune di San Pancrazio in Val d'Ultimo per proseguire verso la chiesa di S. Elena fino ai masi "Kaserbach" (1451 m) dove si può parcheggiare l'auto proseguire a piedi. Dopo ca. 10 min si prosegue con il sentiero numero 9 "Ausserfalkomai Alm", oppure il sentiero nr 8 "Innerfalkomai Alm"...


domenica 20 giugno 2010

i Patriarchi della Natura: i larici della Val d'Ultimo.

La Val d'Ultimo è una delle più belle e selvagge valli dell'Alto Adige, dalla superstrada Bolzano-Merano si raggiunge Lana d'Adige e da qui, proseguendo per San Pancrazio, ci si inoltra nella lunga valle contornata da cime che superano i 2500 metri di altitudine.
Raggiunto il capoluogo comunale di Ultimo lo si supera continuando verso la testata della valle fino all'ultimo paesino: Santa Gertrude (St. Gertraud). Poco prima di questo meraviglioso borgo, risalente al XVI secolo, svettano gli altissimi larici. Per giungere al loro cospetto si oltrepassa un ponticello seguendo le indicazioni della segnaletica in legno "Larici millenari". Sono considerati i più vecchi di tutto l'arco alpino e sono fra i più famosi patriarchi arborei d'Italia; un quarto esemplare, di mt. 7,80 di circonferenza, venne sradicato da una bufera nel 1930, su una sezione del tronco vennero contati circa 2.200 anelli, da qui la stima dell'età dei tre sopravvissuti, considerati coevi. Va ricordato che questo territorio è situato all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio, in uno scenario di elevata qualità ambientale e di rara bellezza, alle falde dei massicci alpini del Cevedale e dell'Ortles.