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giovedì 18 settembre 2014

San Giovanni a Mustair



Il monastero di S. Giovanni (Müstair, Val Monastero), noto a livello internazionale, fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO e deve la propria esistenza e peculiarità a Carlo Magno. È infatti una delle rare testimonianze architettoniche dell'epoca carolingia.


Risale al 775 e vanta il ciclo pittorico (costituito intorno all‘800) dell’inizio del Medioevo più vasto del mondo ed è un vero e proprio gioiello della fiorente arte dell’epoca carolingia. 

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domenica 10 ottobre 2010

Badesse intraprendenti a Müstair

Nel corso dei secoli, il monastero di Müstair fu preso di mira a più riprese quale simbolo di potere religioso e politico. L'abbazia venne incendiata nel 1499 dalle truppe asburgiche, reduci dal tentativo di assoggettare la Bassa Engadina e la Val Monastero. La ricostruzione fu affidata alla badessa Angelina Planta, la cui creatività diede vita all'attuale struttura architettonica della chiesa e delle mura di cinta.
Nel XVI secolo, la badessa Barbara de Castelmur dovette invece fronteggiare la Riforma. Mettendo a disposizione la chiesa dell'abbazia come chiesa parrocchiale, contribuì a mantenere legati gli abitanti di Müstair alla fede cattolica. Tutti gli altri paesi della valle sono infatti protestanti.
L'edificio non fu mai abbattuto completamente, ma restaurato in diverse fasi e secondo gli stili dell'epoca. Le badesse amavano inoltre lasciare un segno tangibile della loro presenza e del potere delle loro famiglie attraverso affreschi e decorazioni. Fu così che le pitture parietali all'interno della chiesa, di epoca carolingia e romanica, furono riportate alla luce soltanto verso la metà degli anni novanta, con grande stupore dei ricercatori e delle stesse suore.
La scoperta degli affreschi e l'avvio di una campagna di restauro segnò un punto di svolta nella vita delle suore di Müstair. Mai prima di allora le porte del convento si erano aperte a degli estranei. Il silenzio e la quiete furono così interrotti dalla presenza di archeologi e restauratori e dal rumore dei loro scalpelli. Questa convivenza tra religione e scienza permise non soltanto di riportare alla luce le pitture parietali del convento, ma soprattutto di renderle accessibili al pubblico senza violare le regole della clausura benedettina.
Nel convento di Müstair convivono dunque due realtà parallele, l'apertura al mondo e al contempo la fuga da esso. La clausura per le suore benedettine è simbolo di libertà e non di prigionia. Una libertà che va tuttavia interpretata come uno stato di autonomia e non come l'assenza di limitazioni o costrizioni.
Tra le mura del monastero, le suore trascorrono le loro giornate all'insegna della preghiera e del lavoro. Coltivano frutta e verdura, ricamano, gestiscono la casa e vendono i loro prodotti alla comunità locale e ai turisti.

L'ospitalità benedettina concede inoltre di ricevere nella casa coloro che vogliono sfuggire allo stress quotidiano. Il monastero mette alcune camere a disposizione degli ospiti e organizza delle settimane di digiuno e meditazione. Un'opportunità che negli ultimi anni ha attirato un numero crescente di persone in cerca di nuove forme di spiritualità.

Müstair - Monastero benedettino

Müstair si trova nel Cantone dei Grigioni, all'estremità sud-orientale delle Alpi Svizzere. La valle omonima sfocia in territorio italiano: l'Alta Venosta. A Müstair si trova il monastero benedettino di San Giovanni (Battista), fondato nell'VIII secolo dutante il regno di Carlo Magno, che dal 1983 è annoverato tra il patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Quando si entra nella chiesa una luce fioca illumina la navata centrale e immerge la chiesa in un'atmosfera surreale, di meraviglia e

raccoglimento. Ogni angolo del complesso monastico trasuda storia. Una storia che ha inizio nell'VIII secolo, raccontata attraverso il più vasto ciclo di affreschi del basso ed alto medioevo ancora esistente al mondo.
La chiesa con il suo campanile e la torre Planta con le caratteristiche guglie a coda di rondine disegnano l'inconfondibile profilo del monastero. Il complesso conventuale rappresentava un caposaldo politico, economico e religioso sia per il vescovo di Coira che per il regno dei franchi di Carlo Magno. Nell'XI-XII secolo il convento di monaci benedettini fu trasformato in un monastero femminile di monache bendettine. Fino al 1806 è stato retto da badesse, da allora in poi da priore.

Si narra che Carlo Magno, al rientro della sua incoronazione, attraversò il Passo Umbrail dove fu vittima del maltempo. Si salvò dai pericoli della montagna e per riconoscenza della grazia ricevuta il sovrano fece erigere il monasterium in Tuberis - monastero presso Tubre. Le fonti archeologiche sembrano confermare un fondo di verità nella leggenda, poichè le travi in legno inserite nella struttura originaria della chiesa risalgono al 775, esattamente un anno dopo che CarloMagno conquistò il regno dei Longobardi e ne fu incoronato re.

Un periodo chiave per la storia del complesso monastico è legato alla guerra di Svevia: l'11 febbraio 1499 le truppe di occipazione dell'austriaco Massimiliano I diedero alle fiamme l'intera struttura. Negli anni successivi la ricostruzione fu segnata dall'operato di personalità importanti come: le badesse Angelina Planta (1478-1509) e Barbara di Castelmur (1510-1533). Nel 1799 gli edifici del monastero furono occupati e depredati dalle truppe francesi impegnate nella II Guerra di Coalizione.

Alla chiesa sono collegati altri fabbricati come:

- la torre destinata ad abitazione con il tetto a pulpito, arredata dalla badessa Angelina Planta

- il monastero in principio non era stato concepito come si presenta tuttora, all'opposto si è sviluppato im modo organico

- la cappella della Santa Croce

- sul lato sud si eleva il campanile tardo gotico con le campane offerte dalla badessa Ursula III di Schlandersberg (1585-1597)