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sabato 19 aprile 2014

Re Artù a Castel Roncolo



BOLZANO 
DAL 16 APRILE AL2 NOVEMBRE 2014

MOSTRA "ARTUS"


Re Artù e i Cavalieri della tavola rotonda, Castel Roncolo, Bolzano

La mostra a Castel Roncolo dimostrerà per la prima volta, attraverso testimonianze della biblioteca dei Vintler e gli affreschi di Castel Roncolo, l'identità della Casa d'Estate: una vera e propria “corte d'Artù”. Castel Roncolo contiene infatti il più grande ciclo di affreschi profani del Medioevo al mondo. - See more at: http://www.buonconsiglio.it/index.php/Castello-del-Buonconsiglio/informazioni/press/Comunicati/ARTu-A-CASTEL-RONCOLO-CON-PRESTITI-DEL-BUONCONSIGLIO#sthash.YfNVLChx.dpuf
La mostra a Castel Roncolo dimostrerà per la prima volta, attraverso testimonianze della biblioteca dei Vintler e gli affreschi di Castel Roncolo, l'identità della Casa d'Estate: una vera e propria “corte d'Artù”. Castel Roncolo contiene infatti il più grande ciclo di affreschi profani del Medioevo al mondo. - See more at: http://www.buonconsiglio.it/index.php/Castello-del-Buonconsiglio/informazioni/press/Comunicati/ARTu-A-CASTEL-RONCOLO-CON-PRESTITI-DEL-BUONCONSIGLIO#sthash.YfNVLChx.dpuf
 Artù come simbolo del "buon governo", attraverso le testimonianze della biblioteca dei Vintler e gli affreschi di Castel Roncolo nella Casa d'Estate, la mostra dimostrerà per la prima volta, una vera e propria corte di re Artù con affreschi sulle gesta del cavaliere Garello di Vallefiorita e di Tristano e Isotta.


la sala di Garello, Castel Roncolo, Bolzano

La mostra a Castel Roncolo dimostrerà per la prima volta, attraverso testimonianze della biblioteca dei Vintler e gli affreschi di Castel Roncolo, l'identità della Casa d'Estate: una vera e propria “corte d'Artù”. Castel Roncolo contiene infatti il più grande ciclo di affreschi profani del Medioevo al mondo. - See more at: http://www.buonconsiglio.it/index.php/Castello-del-Buonconsiglio/informazioni/press/Comunicati/ARTu-A-CASTEL-RONCOLO-CON-PRESTITI-DEL-BUONCONSIGLIO#sthash.YfNVLChx.dpuf
 
Castel Roncolo, Casa d'Estate, Bolzano

 
Castel Roncolo, Casa d'Estate, Bolzano





Alcune fonti ritengono che il nome di re Artù si debba ad un condottiero romano, Lucio Artorio Casto, che nel 175 -185 d.C. comandava 5500 lancieri  Sarmati impiegati come ausiliari dai Romani nella provincia di Britannia. 
Alla testa di questi cavalieri si mise particolarmente in luce nel 183 nel respingere gli invasori Scoti della Britannia. 
E' probabile che la "spada nella roccia" provenga dall'ambiente dei Sarmati, poichè la spada infilata a terra rappresentava per loro un rito.
Nonostante Lucio Artorio Casto, richiamato dalla Britannia, abbia trascorso i suoi ultimi anni in Dalmazia, la memoria della sua figura e delle sue gesta rimase vivo nelle truppe romano-sarmate ancora presenti in Britannia attorno all'anno 400.







Castel Roncolo - Schloss Runkelstein

martedì 8 ottobre 2013

Il mercato delle reliquie

Con l'affermazione della nuova religione di stato, il cristianesimo, prende avvio un processo di edificazione monumentale di complessi sacri cristiani.Il vescovo di Milano, Sant'Ambrogio,  inaugura il fenomeno della scoperta e del commercio delle reliquie di santi e martiri.
Le reliquie custodite nelle nuove chiese testimoniano la storia del popolo cristiano e costituiscono la base del culto dei santi, che conoscerà grande successo in epoca medievale. Le virtù magiche e miracolistiche delle reliquie proteggono la comunità, danno lustro alla Chiesa e all'ordine monastico o ecclesiastico che le custodisce.
Nasce così un vero e proprio mercato delle reliquie, il cui culto muove grandi pellegrinaggi e dà impulso alla costruzione di santuari e ospizi per l'assistenza e la cura dei pellegrini.
Con il ritrovamento nel IX secolo, il luogo dove sarebbe stato sepolto l'apostolo Giacomo, il Maggiore, venne costruito la più celebre meta di pellegrinaggio di tuttoil Medio Evo: Santiago de Campostela.


La ricchezza portata dai fedeli e lo sviluppo dell'attività mercantile arricchiscono il cammino di Santiago di chiese ed abbazie.
Come Delfi nell'antica Grecia, Santiago diventa una  meta dell'immaginario dell'uomo medievale. Nobili e persone umili affrontano spesso, per la prima volta nella loro vita, un lungo viaggio ricco di esperienze e rischi fino al battesimo sul mare che compare, magicamente, ai fedeli dopo tanti chilometri percorsi camminando.


La conchiglia che i pellegrini si legano al bastone, al loro ritorno da Santiago, è la testimonianza del raggiungimento della meta e rappresenta il simbolo della propria purificazione.

















Un'altra meta importante per i pellegrini cristiani è la Terrasanta e soprattutto Gerusalemme che è ritenuta la città santa dai fedeli di tutte e tre le religioni monoteiste.
Il Santo Sepolcro di Gesù diventa meta di un intenso pellegrinaggio da parte dei cristiani.
Si narra che l'imperatrice Elena (madre di Costantino), nel IV secolo, trova a Gerusalemme la tomba e la croce di Cristo (avvenuta nel 326) ed anche le due croci dei ladroni crocifissi assieme a Gesù.


Piero della Francesca, il ritrovamento delle tre croci - Basilica di San Francesco, Arezzo

mercoledì 2 ottobre 2013

San Sisinio a Lasa

Nella chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista di Lasa si trova un altare in marmo con la raffigurazione di tre missionari martiri, che furono uccisi in Val di Non nel 397: Sisinio, Martirio e Alessandro. 
I loro resti furono raccolti dal terzo vescovo di Trento Vigilio e seppelliti a Trento in un'urna nella cattedrale che porta il suo nome  (urna dei martiri anauniesi).
Appena fuori Lasa si trova un'altra piccola chiesetta romanica dedicata a San Sisinio.

altare nella chiesa di San Giovanni Battista a Lasa

martedì 1 ottobre 2013

San Florino: un santo originario della Val Venosta


San Florino o St. Florin viene festeggiato il 17 novembre nella Bassa Engandina, in Valtellina e a Mazia in Val Venosta.
Si narra che fosse figlio di un padre britannico e di una madre ebrea convertita al cristianesimo, che il padre avrebbe conosciuto a Roma durante un pellegrinaggio. La coppia si sarebbe stabilita a Mazia/Matsch in Val Venosta, dove Florin sarebbe nato.
Per la sua educazione i genitori lo affidarono al curato di Remus (attuale Ramosch) Alessandro.
Successivamente Florin divenne parroco di Remus e diede prova di santità e miracoli. 
Alla sua morte gli abitanti di Mazia/Matsch avrebbero voluto le sue spoglie per seppellirle nel suo luogo natio, ma gli abitanti di Remus, con un sotterfugio, non le restituirono.
Infatti  deposero il corpo di Florin in una semplicissima bara di legno in una fossa del cimitero delpaese.   Al di sotto di essa fu collocata un'altra cassa riccamente ornata, contenente semplicemente una bella casula, l’abito proprio del presbitero nella celebrazione dell’Eucaristia. I fedeli di Remus gioirono nel vedere quelli di Matsch partire con la bara vuota ed edificarono allora in ringraziamento una chiesa in onore del loro santo.

lunedì 6 maggio 2013

Il diavolo nella Torre dei Signori

"Si narra di un povero contadino di Lajon che, trovandosi un giorno a far legna nel bosco, incontrò un misterioso cacciatore con una strana boccetta tra le mani. Questa conteneva un minuscolo capro, eretto sulle zampe posteriori e con lunghe corna d'oro. L'inquietante visitatore offrì la boccetta al giovanotto e gli promise grandi guadagni se egli, ogni volta che le corna del capro arrivavano al collo della bottiglia, le avesse limate e ne avesse venduto l'oro ricavato.
Il prezo dell'offerta era però l'anima!
Il contadinello accettò per indigenza, ma col tempo si accorse che la sua condizione non migliorava affatto; infatti il denaro che ricavava dalla vendita delle corna dorate svaniva in fretta, ed in casa sua era scomparsa anche la pace.
Decise allora d farsi aiutare dal cappellano di Sabiona, il padre benedettino Roman Weichlin, il quale si fece portare la boccetta con il capro. Il monaco ebbe il suo bel daffare per cercare di sollevarla poichè essa era incredibilmente pesante! Solo dopo averle legato intorno la medaglietta di S. Benedetto la bottiglietta potè essere presa in mano dal sacerdote, il quale la nascose nella cantina della torre dopo aver confessato ed assolto il contadino dal suo peccato.
Ogni notte gli inservienti erano destati da terribili rumori che provenivano dal basso ed ognuno aveva terrore di scendere nella cantina.
Qualche giorno dopo il vescovo  salì a Sabiona per una festa e padre Roman potè mostrargli i demoniaco oggetto. Si deliberò allora di gettare la boccetta in un rogo benedetto preparato fuori dalle mura presso il Torgglhof, il maso vinicolo del convento. Così si fece. Ma la maledizione del demone continuò giorni dopo quando un violento temporale flagellò l'erea di Sabiona, e quetso per intere settimane.
Il padre allora uscì con un crocefisso a benedire il cielo, ma un terribile lampo lo sbalzò in terra insieme ai minestranti, mentre un grosso pezzo del portale della chiesa veniva scaraventato contro il coro delle suore in preghiera, senza che alcuna subisse danno. 
Era l'11 giugno, S. Barnaba aveva protetto il convento!
Il terribile maltempo tuttavia non terminò e procurò altri danni. Il guardianod dei Cappuccini di Bressanone, padre Wolfgang Hofbichler, consigliò allora di far erigere 4 croci temporali ai 4 angoli delle mura del convento e di farle benedire dal vescovo. Così fu e, da quel momento, l'ira del maligno non potè più nulla contro la Croce.
Le cronache raccontano che questi terribili eventi accadero tra il marzo e ilgiugno dell'anno 1694."

(Andrea Vitali, Clausa sub Sabione sita"

lunedì 22 aprile 2013

Arostage e l tesoro nascosto

Diverse leggende parlano di tesori nascosti dagli antichi abitanti di Sabiona ma la saga, sicuramente più celebre fu ideata agli inizi del XV secolo e parla di un mitico re dei Reti: Arostage, il quale avrebbe governato dall'alto di Sabiona un regno molto ampio, intorno al 220 a.C.

Arostage in anni di scorribande nei territori del sud aveva accumulato ingenti ricchezze, da lui nascoste nelle profondità recondite della rupe di Sabiona.
I suoi avidi ed invidiosi fratelli si allearono con i Romani contro di lui: lo scontro fra gli eserciti fu feroce e sanguinoso. Alla fine Arostage cadde in battaglia e i conquistatori romani, contro la parola data, decisero di portarsi via i tesori del re. Ciò provocò la ribellione dei due fratelli traditori contro cui i Romani mossero di nuovo guerra. I traditori si diedero alla fuga, ma i vincitori non riuscirono trovare traccia alcuno dell'oro nascosto da Arostage.

.. Fuochi notturni ed improvvise fioriture di gigli tra le fessure rocciose rivelano l'accesso alle camere del tesoro a quei coraggiosi che, provvisti di una verga di nocciolo verde, osino affrontare tre draghi sputafuoco che lo custodiscono. Ma le voci popolari giurano sull'esistenza di tre cunicoli segreti che da Chiusa conducono alle mitiche ricchezze: uno si dipartirebbe dalla casa di Franz Keifl (ex dependance dall'albergo all' Agnello), un altro dalla casa del Capominiera, il terzo da quella di Demetz. In quest'ultima galleria sotterranea si può incontrare una misteriosa dama dai capelli d'oro che, piangendo, siede su un prezioso forziere.

(Clausa sub Sabione sita di Andrea Vitali)

martedì 19 marzo 2013

Sant'Antonio Abate nella Chiesa dei Domenicani

Chiesa dei Domenicani di Bolzano: Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio Abate (nato in Egitto nel 251, morì nel 350 nel deserto della Tebaide), eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.  Nella "Vita Sancti Pauli primi eremitae" scritta da S. Girolamo si narra l'incontro, nel deserto della Tebaide, di Antonio con il più anziano Paolo di Tebe. 
Il resoconto dei rapporti tra i due santi (con l'episodio del corvo che porta loro un pane, affinché si sfamino, sino alla sepoltura del vecchissimo Paolo ad opera di Antonio) vennero poi ripresi anche nei resoconti medievali della vita dei santi, in primo luogo nella celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.
Chiesa dei Domenicani a Bolzano, Sant'Antonio abate incontra il centauro
 
Quando nel IX secolo le reliquie di sant'Antonio Abate furono traslate da Costantino­poli alla Motte-Saint-Didier, in Francia, venne costituito nel centro che già ospitava i benedettini di Mont Majeur una comunità ospedaliera laica per curare i malati di ergotismo, un male causato dall'avvele­namento di un fungo presente nella segala usata per la pani­ficazione.
Il morbo era co­no­sciuto fin dall'antichità come ignis sacer per il bruciore che provo­cava.
Bruciori che, così come quelli provocati dal virus dello Herpes Zoster (il fuoco di Sant'Antonio), si riuscivano a lenire con il grasso della cotenna del maiale. 
Quella prima comunità di "volontari" si trasformò in una Confraternita e poi in canonici regolari detti: Antoniani
L'Ordine venne approvato nel 1095 da Papa Urbano II al Concilio di Clermont e nel 1218 fu confermato con bolla papale di Onorio III.

E' il protettore degli animali domestici e spesso viene rappresentato con accanto un maiale un bastane a tau e una campanella.
La tradizione  di benedire gli animali (in particolare i maiali) nasce nel Medievo in Germania, quando ogni villaggio donava un maiale all'ospedale dove prestavano la loro opera i seguaci del santo.



mercoledì 13 marzo 2013

Passo degli Oclini - Jochgrimm


Il nome di Jochgrimm deriva dal gigante Grimm che abitava in questo zona; era così grande che con un solo balzo superava la palude tra la città di Ora e il Monte di Mezzo dell'Oltradige!
Negli anfratti di questo monte abitava un feroce drago, che terrorizzava tutta la popolazione. Gli abitanti dipserati e terrorizzati si rivolsero al gigante Grimm per chiedere il suo aiuto.
Il gigante pensò come anniettare il drago e giocò di astuzia: preparò nella sua grande ciotola una mosa cui aggiunse pece, piante soporifere e segatura.
Il drago attratto dal profumo emanato dalle erbe di montagna mangiò con grande avidità la mosa e .... si addormentò!
A quel punto il gigante Grimm potè ucciderlo regalando a tutti gli abitanti la tranquillità. Per questo essi chiamarono il passo Jochgrimm.


 Il Passo degli Oclini a 2.000 m.s.l.m situato tra le meravigliose cime del Corno Bianco e del Corno Nero

Il gigante della Val Sarentino

Nella Val Sarentino viveva un gigante buono che, al posto dei piedi, aveva degli zoccoli da cavallo. I suoi fratelli lo odiavano perchè, come spesso succede, i genitori avevano maggiori attenzioni per questo figlio sforntunato rispetto agli altri figli.
Un giorno i fratelli lo picchiarono a sangue e il gigante buono se ne andò dal quel luogo per sempre.
Ma come spesso succede, passano gli anni e la nostalgia ritorna e anche al nostro giganteritornò il desiderio di ritornare nel luogo natio ma non trovò più nulla; i genitori e i suoi fratelli erano morti.
Preso dalla disperazione il buon gigante colpì con il suo piede di cavallo le montagne e si lasciò morire sconfortato dal dolore.
L'orma del suo immenso zoccolo restò per sempre impressa nella valle e le diede la forma di ferro di cavallo che disegna le montagne della Val Sarentina.

mercoledì 19 dicembre 2012

Balder, trafitto da un ramo di vischio

Balder o Baldur è la principale fra le divinità minori della mitologia nordica. Il suo nome significava "splendente". 
Due differenti versioni si hanno del suo mito: una islandico-norvegese secondo i libri dell'Edda, e una danese secondo la narrazione contenuta nel libro terzo della Historia Danica di Saxo Grammaticus. Secondo la prima, Balder è figlio di Odino e di Frigg, e marito di Nanna, ed è celebrato come il più bello, il più saggio degli Asi ; la sua figura ha un particolare rilievo anche per il fatto che la sua morte è il preludio della catastrofe generale, del cosiddetto Crepuscolo degli dei.
 Balder o Baldur, figlio di Odino e Frigg, amava la natura, il canto degli uccelli, non predicava l'odio e la guerra tra i popoli e quindi era molto amato ma una maga aveva predetto la sua prossima morte.
La madre Frigg fece giurare a tutte le cose create che non avrebbero fatto alcun male al suo figliuolo, sicché da quel giorno né arma, né pietra, né altro oggetto lo poteva ferire. Ma il perfido Loki, saputo da Frigg che una sola piccola cosa innocente non aveva giurato, una pianticella di vischio, andò e la divelse. Recatosi quindi nel campo dove gli Asi si divertivano scagliando frecce e sassi contro l'invulnerabile dio, si appressò a Hod, ch'era cieco, e lo persuase a tirare con l'arma che gli offriva, insegnandogli anche la direzione.
E Hod prese la verga di vischio e trapassò il petto di Balder che cadde su un cespuglio di agrifoglio. A quei tempi sia il vischio che l'agrifoglio non avevano bacche ma da quel giorno nacquero le bacche bianche, nel vischio, come  le lacrime versate dalla madre Frigg e le bacche rosse, dell'agrifoglio, come il sangue uscito dalla ferita del nostro eroe.
Piansero gli dei, impotenti a far vendetta in quel sacro luogo di pace, prepararono una barca dove posero il corpo di Baldur e la bruciarono.  Frigg chiese se nessuno volesse, per amor suo, discendere all'inferno e riscattare il morto. 
Vi andò il fratello Hermod, a cui la Hela (dea del mondo sotterraneo) promise il ritorno di Balder, qualora tutte le cose lo avessero pianto. 
E così fecero infatti; solo una gigantessa, sotto le cui spoglie si celava lo stesso Loki, si rifiutò di piangere, sicché Balder fu perduto irreparabilmente. 
Gli dei allora presero Loki e lo incatenarono in una caverna, ove rimarrà fino alla fine del mondo. 




Nella narrazione di Saxo Grammaticus, invece, Balder (Balderus) è una raggiante figura semidivina di eroe che combatte contro Hother (Hoterus), il vero protagonista della leggenda. È vinto, alla fine, e ucciso dall'arma che sola lo può ferire, ma è quindi vendicato dal fratello Bo (Bous).

lunedì 19 novembre 2012

La Sacra Parentela - Trinubium Anni

Sacra Parentela a San Giovanni in Villa, Bolzano

La rappresentanzione della discendenza di Sant'Anna fu la  risposta al problema sorto al così detto problema dei " Fratelli di Gesù ", connesso alla interpretazione dei passi evangelici  nei quali si parla appunto dei "fratelli" di Cristo.
Il problema nacque dal controverso dogma sulla verginità della Madonna che vide, in contrapposizione, i francescani e i domenicani

San Gerolamo affermò che la parola "fratelli" era da intendersi come "cugini" perchè la parola fratello, in ebraico, poteva estendersi ai cugini primi.

In questa versione (abrogata dal Concilio di Trento) si narra che Sant'Anna, madre di Mari,  rimasta vedova di Gioacchino  andò in moglie, al cognato Cleofe dal quale ebbe una figlia - Maria Cleofe- che andò in sposa ad Alfeo con il quale ebbe quattro figli: Giacomo il minore, Giuseppe il Giusto, Simone e Giuda Taddeo.


La Sacra Stirpe, Chiesa di San Vigilio a Bolzano
Con la morte di Cleofe, Sant'Anna si risposò con l'altro cognato Salome con il quale ebbe un'altra figlia chiamata: Maria Salomè.
Quest'ultima si sposò con Zebedeo ed ebbe due figli: Giacomo Maggiore e Giovanni Evangelista.


domenica 11 novembre 2012

Festa di San Martino

L'11 novembre viene ricordato San Martino di Tours, sebbene questa non sia la data della sua morte, ma quella della sua sepoltura. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino.

In questa data i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, nonchè dell'Alto Adige, partecipano a una processione di lanterne (Lanternenumzug), ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo a Tours. Spesso un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. 

In tanti paesi del Nord come la Svezia, la Danimarca, la Germania, ma anche la Francia e la Svizzera a san Martino si usa mangiare l’oca, in onore di un’altra leggenda sulla vita del santo. E in Italia?  San Martino, come molte feste e ricorrenze religiose,  coincide con un momento della vita contadina: un tempo, infatti questo era il giorno in cui terminava l’anno lavorativo per i contadini e in cui si aprivano le botti per il primo assaggio del vino novello e terminavano tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, ecc).

domenica 28 ottobre 2012

Festeggiare i Santi e i Morti




La commemorazione dei Santi fu sancita nell'823 da papa Gregorio IV mentre la ricorrenza  dei defunti (il 2 novembre) si deve all'abate Cluny nell'anno 1000.


La scelta della data fu fatta coincidere con il Samhain, antica festa del capodanno celtico, su richiesta  dal mondo monastico irlandese.

L'antico capodanno celtico, di cui si sono conservate alcune tracce nella festa di Halloween (la festa dei morti),  durava dal 31 ottobre all'11 novembre  (San Martino/Samhain).
Samain  segnava l'inizio dell'anno agrario, la Natura entrava nella Stagione Scura (il lungo periodo invernale!); era il tempo per celebrare ciò che è sepolto nella terra; come i semi attendevano di trasformarsi in futuri raccolti, così i defunti attendevano sotto terra di rientrare nel ciclo vitale, le porte del Mondo degli spiriti si aprivano  e gli antenati entravano in comunicazione con i vivi in un generale rimescolamento cosmico che spinge ogni linfa vitale verso il basso mentre la terra gela ed entra nella morte apparente.


Ancora oggi in Alto Adige vengono praticati alcuni rituali di origine celtica legati al rapporto tra la Natura, gli uomini e i morti come per esempio:
  • lasciare un posto caldo vicino al fuoco e un piatto di zuppa caldo per i propri defunti
     per consolarli dell'esilio nel regno delle tenebre
  • donare una focaccia a forma di gallina o di coniglio o a forma di corona  ai propri figliocci o ai bambini.
  • ecc.

mercoledì 6 giugno 2012

Attenzione alle .... streghe!

La Val Badia è ricca di luoghi e leggende spaventose con streghe, orchi, salvarie (donne selvatiche) come:
a Plan de Corones c'è la pietra delle streghe - il passo delle Erbe, tra la Val Badia e la Velle Isarco, è stregato - sullo Sciliar sono ancora visibili quelle che vengono chiamate le "sedie delle streghe" - superato il passa del Famzarego per andare a Cortina si incontra il Sass de Stria (sasso della strega).
Le streghe della Val Badia, raramente erano descritte come belle donne, anzi, si diceva fossero vecchie e brutte, spiriti cattivi e pericolosi, dai quali stare alla larga. Abitavano il Col Alt, il Col Malàdat, il Gardenacia.
Il corrispettivo maschile erano gli orchi, uomini brutti, sporchi, violenti e dispettosi che abitavano dalle parti di Colfosco, nei Crap del Sela e del Bec del Mezdì.
Nessun viandante si azzardava di notte lungo i sentieri di montagna. Si sussurano ancora oggi storie di uomini e donne uccisi nella notte da streghe che si trasformavano in valanghe o in bestie feroci, bellissime salvarie velate he accendevano il desiderio degli uomini  e si facevano inseguire fino a che lo sventurati non precipitava da un burrone o in una forra.
Ancor oggi, come esorcismo con tro il malocchio e le fatture, sono appese sui balconi o dietro alle porte delle "streghe" in tessuto a cavalcioni sulla scopa.

venerdì 6 aprile 2012

Andar per uova ..

In alcune credenze pagane, l'uovo rappresentava il Cielo e la Terra uniti.  
Già nell'antico Egitto le uova venivano decorate in occasione dell'equinozio di primavera, mentre i Cinesi e i Persiani usavano scambiarsi uova di gallina, durante le feste in onore della Primavera.
Nel Cristianesimo, le uova rappresentarono la "rinascita" della Natura, di una nuova Vita e, durante il periodo medievale, si usava regalare ai bambini e alla servitù delle uova per festeggiare la Resurrezione di Cristo, dando così un senso di sacralità.
Oggigiorno permangono alcune tradizioni come per esempio:
in Germania, in Francia, ma anche in Sudtirolo, i bambini devono cercare nei giardini le uova decorate e, precedentemente, nascoste  dagli adulti;
- in Scandinavia andare in chiesa con un uovo in tasca, nato il giovedi Santo, aiuta a smascherare le streghe!
- gli ortodossi, invece, usano decorare le uova di rosso, durante la ricorrenza dei morti che viene celebrata il venerdi successivo a Pasqua, quale augurio per una vita ultraterrena.
Una leggenda narra che Maria facesse giocare Gesù Bambino con delle uova  di gallina colorate e che il giorno di Pasqua, ritornando al Sacro Sepolcro, trovò alcune uova rosse sul ciglio della strada. Si racconta che anche Maria Maddalena si presentò all'imperatore Tiberio con un uovo rosso, come testimonianza della resurrezione di Cristo. 

sabato 24 marzo 2012

Maria Maddalena "Apostola Apostolorum", la portavoce di Gesù. (chiesa di Santa Maddalena in Prazoell)



Maria Maddalena era originaria di Màgdala, un centro abitato, molto fiorente, situato sulle rive del lago di Tiberiade. Al di là dei problemi circa la sua identificazione nei Vangeli, Maria Maddalena era certamente una discepola di Gesù. Presente durante la crocifissione e la morte del Maestro, Maria è stata anche la prima testimone del Signore risorto nel mattino di Pasqua, “apostola apostolorum”, la portavoce fra gli inviati. Prima di essere rappresentata nei dipinti delle chiese secono la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, Maria Maddalena viene raffigurata assieme agli Apostoli, vicino a Gesù, con una coppa "portauguento" in mano!
La tradizione più antica, e maggiormente credibile, la vede insieme all’apostolo Giovanni che, conducendo con sé la Madre del Signore, evangelizzò l’Asia Minore ponendo la sua sede a Efeso. Proprio lì si ritiene sia stata sepolta Maria di Màgdala. Le sue spoglie sarebbero poi state traslate a Costantinopoli.
Secondo una tradizione tardiva, legata alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, Maria di Màgdala, insieme ad alcuni compagni, avrebbe raggiunto le coste francesi della Provenza e di lì, separatasi dagli altri, si sarebbe ritirata in una grotta tra i monti della Sainte-Baume, per trascorrervi nella penitenza i suoi ultimi giorni. Sulla sua tomba fu poi edificata una maestosa basilica, oggi visitabile nella località di Saint Maximin.

Nella chiesa romanica di S. Maddalena in Prazoell a Bolzano, i dipinti più antichi sono quelli del coro. Nella zona mediana dell'abside, su uno sfondo blu ci sono gli apostoli e, tra questi, è ben visibile Maria Maddalena con la coppa in mano. Su questa tipologia di rappresentazione ci sono alcune versioni discordanti da parte degli studiosi; la maggioranza sostiene che si tratti di un calice per uguenti, altri alla coppa contenente il Sacro Graal!

Per informazioni sulla chiesetta di Santa Maddalena ....

domenica 18 marzo 2012

La festa di San Giuseppe

Il 19 marzo si festeggia San Giuseppe, ma questa festa ha origini molto antiche perchè a tutti gli effetti questa data rappresenta la vigilia dell'equinozio di primavera. quando di svolgevano i baccanali.
Nel mese di marzo si svolgevano anche i riti di purificazione agraria, facendo dei falò per bruciare i residui dell'anno precedente.
San Giuseppe, oltre ad essere il protettore dei falegnami e degli artigiani, è anche il protettore dei poveri.

venerdì 27 gennaio 2012

die Eisheiligen, ovvero i Santi del ghiaccio.

St. Sophia of Rome with her Three Daughters: Faith, Hope and Love


I "santi del ghiaccio" rappresentano una anomalia climatica rappresentata con un brusco abbassamento delle temperature prima dell'arrivo definitivo della bella stagione.
Questa "anomalia" è caratteristica dell'Europa centro settentrionale in corrispondenza della sesta settimana dell'equinozio di primavera, (pressapoco nei giorni 11, 12, 13, 14, 15 maggio) giorni dedicati ai SS. Mamerto, Pancrazio, Servazio, Bonifacio di Tarso, e Sofia (die kalte Sophie, la fredda Sophie!).

i giorni della merla

Il 29, 30, 31gennaio e anche 1 febbraio sono i "giorni della merla", ossia i giorni più freddi dell'inverno.
Secondo la leggenda una merla e i suoi piccoli (originariamente di colore bianco), per ripararsi dal freddo, trovarono dimora in un comignolo. Quando poi arrivò febbraio, uscirono fuori, tutti colorati di nero per la fuliggine. E' per questo che ora i merli sono neri!
Ma c'è anche un'altra versione di questa leggenda:

una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da gennaio che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo.
Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo 28 giorni.
L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia.
La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Sempre secondo la leggenda, se i giorni della Merla sono freddi, la primavera sarà bella, se sono caldi la primavera arriverà in ritardo!

mercoledì 18 gennaio 2012

.. quando Teodorico sottomise il re Laurino ..


Nella piazza vicino agli uffici della Provincia di Bolzano e la stazion ferroviaria di Bolzano si trova una scultura, realizzata nel 1911 da Bruno Goldschmitt, dove viene rappresentata ".. la cattura del re Laurino da parte del re dei Goti: Teodorico o Dietrich von Bern (*).

La leggenda del Re Laurino (il Re mitologico dei ladini) fa parte della tradizione popolare delle Dolomiti e spiega coma mai al tramonto, queste montagne si tingano di rosa, ovvero "l'enrosadira" (letteralmente: "diventare di colore rosa").
La leggenda narra che sul Catinaccio, dove oggi possiamo notare fino a primavera inoltrata una chiazza di neve, il cosiddetto Gartl (letteralmente "piccolo giardino"), si trovava il giardino delle rose di Re Laurino; da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).

Re Laurino
era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava cristalli, oro e argento. Oltre a queste ricchezze possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile.
Un giorno il Re decise di concedere la mano della sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze. Tutti tranne Re Laurino, che decise comunque di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide, finalmente, la bellissima Similde, se ne innamorò all'istante. Istintivamente la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.
Tutti i nobili invitati si lanciarono all'inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all'ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare da una parte all'altra del giardino, convinto di essere invisibile agli occhi altrui. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero.
Re Laurino, arrabbiato per ciò che gli stava accadendo, si girò verso il Catinaccio che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: "né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti". Ma nell'enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell'alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, sia al tramonto che all'alba (né di giorno né di notte), si colori esattamente come un giardino di ineguagliabile bellezza.

In origine la fontana con il gruppo scultoreo fu eretta nel 1907 per illustrare la leggenda del Catinaccio/Rosengarten, e venne collocata lungo le passeggiate del torrente Talvera. Questa statua fontana fu vandalizzata durante il fascismo (1933); una notte, un gruppo di giovani, staccò la statua di Teodorico spezzandola in due. Tolomei ne fu felice (probabilmente commissionò egli stesso la missione) perchè considerava l'opera una rappresentazione del germanesimo d'inizio Novecento, l'opera fu smontata e trasferita al Museo dell Guerra di Rovereto.
Per protesta vennero accesi 8 "fuochi" sul Catinaccio/Rosengarten, le stesse autorità fasciste cercarono di stemperare la tensione che Tolomei aveva provocato. Mussolini stesso considerava Tolomei "una suocera cocciuta e pedante"!
Nel 1980 la fontana venne collocata dove oggi la troviamo.





(*)Teodorico (il cui nome in norreno e islandese è Þiðrik af Bern, mentre in tedesco è Dietrich von Bern, nato nella Pannonia nel 454 e morto a Ravenna nel 526), fu re degli Ostrogoti e - con l'uccisione del re Odoacre - re d'Italia.