Staphan Kessler nasce a Donauworth nel 1622 e si forma come artista in ambito austriaco. Nel 1644 si stabilisce a Bressanone dove mette su famiglia e costituisce una propria bottega, inaugurando "la tradizione delle pale d'altare barocche in area brissinese". Ben presto viene richiesto dal clero e dalla nobiltà tirolese. Dalla sua bottega escono non meno di 40 pale d'altare per numerose chiese del Tirolo (Velturno, San Candido, Sonnenburg, Salorno, Ried presso Vipiteno) e d'Austria (Graz, Salisburgo ecc.); numerose sono anche le committenza a carattere profano per le residenze nobiliari private.
Inizialmente Kessler sembra ispirarsi alle incisioni tedesche e olandesi del XVI secolo per poi volgere il suo interesse a modelli della cerchia di Pieter Paul Rubens.
Molte sue opere si trovano al Museo Diocesano di Bressanone, nell'abbazia di Novacella e nella chiesa di nostra Signora di Sabiona.
Il figlio Gabriel decorerà la chiesa del Calvario sul Virgolo di Bolzano.
"Se vuoi viaggiare veloce, viaggia da solo. Ma se vuoi andare lontano, viaggia in compagnia"
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sabato 31 maggio 2014
Stephan Kessler
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Personaggi
martedì 16 luglio 2013
Chiostro di Bressanone
| il chiostro |
| chiostro, affreschi del XIV e XVI secolo |
| Chiostro con ingresso alla cappella romanica di San Giovanni |
| Annunciazione |
| chiostro, particolare |
| affreschi del chostro particolare |
| il ricco Epulone e il mendicante Lazzaro |
| .. visitare gli infermi .. affresco, chiostro di Bressanone |
| .. dar da mangiare agli affamati .. |
e per concludere ....
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| Adamo ed Eva con i sette vizi capitali |
Altre visioni
lunedì 18 marzo 2013
Hans Christian Andersen
" Venerdi, 10 maggio 1872, Innsbruck.
... abbiamo lasciato l'albergo alle otto e un quarto e nevica fisso, il treno viaggia lentamente in salita, i boschi sono imbiancati e sembrano una lavorazione a filigrana...... è molto freddo, attraversiamo molti tunnel, di cui due erano particolarmente lunghi. .... Dal Brennero la strada scendeva e la neve man mano si scioglieva e apparivano i prati verdi. A Bressanone abbiamo pranzato con una zuppa di piselli, trota e bevuto un buon vino rosso tirolese......
Alle 3 abbiamo raggiunto Bolzano e preso alloggio presso l'Hotel Kaiserkrone. Scegliemmo una stanza al terzo piano con una suggestiva vista sul giardino e sulle montagne circostanti ......"
(liberamente tradotto in italiano da "Sudtirol. Ein literarischer Reisefuhrer" di Ferruccio Delle Cave, ed. Raetia)
... abbiamo lasciato l'albergo alle otto e un quarto e nevica fisso, il treno viaggia lentamente in salita, i boschi sono imbiancati e sembrano una lavorazione a filigrana...... è molto freddo, attraversiamo molti tunnel, di cui due erano particolarmente lunghi. .... Dal Brennero la strada scendeva e la neve man mano si scioglieva e apparivano i prati verdi. A Bressanone abbiamo pranzato con una zuppa di piselli, trota e bevuto un buon vino rosso tirolese......
Alle 3 abbiamo raggiunto Bolzano e preso alloggio presso l'Hotel Kaiserkrone. Scegliemmo una stanza al terzo piano con una suggestiva vista sul giardino e sulle montagne circostanti ......"
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| Hotel Kaiserkrone, Bolzano |
(liberamente tradotto in italiano da "Sudtirol. Ein literarischer Reisefuhrer" di Ferruccio Delle Cave, ed. Raetia)
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Luoghi nella letteratura
martedì 12 febbraio 2013
Usurpazione del conte Alberto III del Tirolo, Mainardo I e Mainardo II
A minacciare e osteggiare sempre più la sovranità territoriale dei
principati vescovili di Trento e di Bressanone fu proprio il nipote
prediletto di Federico Wanga, il conte Alberto III di Tirolo, che aveva
seguito lo zio materno nella crociata.
Probabilmente lo influenzò e incoraggiò l’esempio dei conti di Gorizia, che erano in rapporti di amicizia con lui e poi anche di parentela, perché la figlia sua Adelaide si era in matrimonio con il goriziano Mainardo. Ormai per lunga tradizione i conti di Gorizia erano soliti con la forza imporsi al patriarca di Aquileia, contestandogli il potere temporale anziché difenderlo come loro “avvocati”.
Alberto di Tirolo, anzitutto, approfittò dell’ostilità dell’imperatore Federico II nei confronti del vescovo guelfo trentino di Aldrighetto da Castelbarco (1232 - 1247) per appropriarsi di alcuni dei feudi più cospicui in Vallagarina e nella valle di Non. In seguito solidarizzò con Ezzelino da Romano e con Sodegerio di Tito, nominato podestà imperiale di Trento (1239 - 1255) in luogo del vicedominus vescovile, da quando Federico II ebbe posto sotto sequestro il principato trentino, aggregandolo alla Marca trevigiana.
La strategia del conte Alberto III di Tirolo per precostituirsi un grande dominio a spese dei principati ecclesiastici alpini, seppe sfruttare con lungimirante spregiudicatezza le difficoltà finanziarie, la pusillanimità e l’incoerenza dei mediocri principi vescovi succeduti a Federico Wanga.
Il conte riuscì a tessere un’abilissima trama, servendosi di ogni espediente per inviluppare e subordinare e infine riunire in un suo unico principato laico i territori di Trento e di Bressanone, come pure di Coira e fors’anche di Salisburgo. Non ridimensionò le sue ambiziose aspirazioni di fronte all’ostacolo maggiore per poter trasmettere ai suoi diretti discendenti i feudi ecclesiastici usurpati, in quanto non aveva figli maschi e il diritto imperiale escludeva la successione femminile nell’ereditarietà dei feudi e l’investitura dell’avvocazia da parte dei principi vescovi. Egli impose con le minacce la politica dei fatti compiuti. Dapprima piegò ai suoi voleri il più debole dei principi vescovi limitrofi, quello di Coira, poi fu la volta del vescovo trentino Aldrighetto, che dovette riconoscere l’ereditarietà dell’avvocazia.
Ma il Capitolo, incoraggiato dal procedimento inquisitoriale avviato il 27 aprile 1246 dal papa Innocenzo IV a carico di Aldrighetto, che per salvaguardare i propri interessi da avversario era diventato fautore dello scomunicato Federico II, protestò energicamente. È da rilevare questa presa di posizione dei canonici, che non fu eccezionale, ma piuttosto consueta nei confronti dei principi vescovi quando mostravano di non saper difendere l’indipendenza del principato.
Probabilmente lo influenzò e incoraggiò l’esempio dei conti di Gorizia, che erano in rapporti di amicizia con lui e poi anche di parentela, perché la figlia sua Adelaide si era in matrimonio con il goriziano Mainardo. Ormai per lunga tradizione i conti di Gorizia erano soliti con la forza imporsi al patriarca di Aquileia, contestandogli il potere temporale anziché difenderlo come loro “avvocati”.
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| Mainardo |
Alberto di Tirolo, anzitutto, approfittò dell’ostilità dell’imperatore Federico II nei confronti del vescovo guelfo trentino di Aldrighetto da Castelbarco (1232 - 1247) per appropriarsi di alcuni dei feudi più cospicui in Vallagarina e nella valle di Non. In seguito solidarizzò con Ezzelino da Romano e con Sodegerio di Tito, nominato podestà imperiale di Trento (1239 - 1255) in luogo del vicedominus vescovile, da quando Federico II ebbe posto sotto sequestro il principato trentino, aggregandolo alla Marca trevigiana.
La strategia del conte Alberto III di Tirolo per precostituirsi un grande dominio a spese dei principati ecclesiastici alpini, seppe sfruttare con lungimirante spregiudicatezza le difficoltà finanziarie, la pusillanimità e l’incoerenza dei mediocri principi vescovi succeduti a Federico Wanga.
Il conte riuscì a tessere un’abilissima trama, servendosi di ogni espediente per inviluppare e subordinare e infine riunire in un suo unico principato laico i territori di Trento e di Bressanone, come pure di Coira e fors’anche di Salisburgo. Non ridimensionò le sue ambiziose aspirazioni di fronte all’ostacolo maggiore per poter trasmettere ai suoi diretti discendenti i feudi ecclesiastici usurpati, in quanto non aveva figli maschi e il diritto imperiale escludeva la successione femminile nell’ereditarietà dei feudi e l’investitura dell’avvocazia da parte dei principi vescovi. Egli impose con le minacce la politica dei fatti compiuti. Dapprima piegò ai suoi voleri il più debole dei principi vescovi limitrofi, quello di Coira, poi fu la volta del vescovo trentino Aldrighetto, che dovette riconoscere l’ereditarietà dell’avvocazia.
Ma il Capitolo, incoraggiato dal procedimento inquisitoriale avviato il 27 aprile 1246 dal papa Innocenzo IV a carico di Aldrighetto, che per salvaguardare i propri interessi da avversario era diventato fautore dello scomunicato Federico II, protestò energicamente. È da rilevare questa presa di posizione dei canonici, che non fu eccezionale, ma piuttosto consueta nei confronti dei principi vescovi quando mostravano di non saper difendere l’indipendenza del principato.
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| sigillo vescovo Egnone |
Il nuovo vescovo di Trento, Egnone (1250-1273) dei conti guelfi di
Appiano, era stato dal 1239 principe vescovo di Bressanone e aveva
subìto le sopraffazioni dello stesso conte Alberto, tanto che si era
dovuto rifugiare nel castello paterno. Infine, per non essergli succube,
si era dichiarato fedele all’Imperatore Federico II, e così anche nei
suoi confronti fu minacciata un’inquisizione pontificia "de vita et
moribus" ("sulla vita ed il comportamento")(4 giugno 1246).
Tuttavia, a differenza del vescovo Aldrighetto, si staccò per tempo dall’imperatore scomunicato e, in premio, oltre la conferma sulla cattedra di Bressanone ottenne dal 1247 l’amministrazione della diocesi trentina e nel 1250 il definitivo trasferimento in questa più importante sede.
Tuttavia, a differenza del vescovo Aldrighetto, si staccò per tempo dall’imperatore scomunicato e, in premio, oltre la conferma sulla cattedra di Bressanone ottenne dal 1247 l’amministrazione della diocesi trentina e nel 1250 il definitivo trasferimento in questa più importante sede.
La sovranità territoriale dei due principati vescovili era tanto
compromessa che Egnone, nuovo vescovo di Trento, per superare il
prepotente ostruzionismo e poter entrare a Trento, dovette recarsi nel
1252 a castel Tirolo e investire il conte Alberto III e le figlie,
insieme con gli eredi, non solo dei feudi trentini consueti ma anche di
quelli dell’allora estinta casa comitale di Appiano. Così Alberto di
Tirolo, che già nel 1248 aveva ottenuto l’ereditarietà dei feudi e
dell’avvocazia vescovile di Bressanone, poteva di fatto ritenersi
pressoché signore del territorio trentino-tirolese. È anzi significativo
che, appropriandosi di un titolo che spettava ai prìncipi immediati
dell’Impero, non si accontentasse più della denominazione "Dei gracia
comes de Tirol" (per grazia di Dio conte del Tirolo) (pure indebita, ma
almeno riferentesi a castel Tirolo), bensì potesse la sua eredità essere
senz’altro designata "dominium comitis Tirolis" ("signoria della contea
del Tirolo"), cioè appunto un nuovo stato sovrano esistente di fatto,
anche se non ancora di diritto. Il mutamento del titolo “conte di
Tirolo” (limitato al castello omonimo) in “conte del Tirolo” prefigurava
e manifestava ambiziosamente l’obiettivo che i successori di Alberto
III avrebbero continuato a perseguire.
Erede del conte Alberto III, e delle infeudazioni da lui accaparrate a
scapito dei principati ecclesiastici, riuscì a far riconoscere al genero
conte Mainardo III di Gorizia, il titolo di Mainardo I del Tirolo.
Costui, assediata Trento con l’appoggio di Ezzelino da Romano, costrinse
il vescovo Egnone a investirlo pure dell’avvocazia. Vana fu la protesta
del Capitolo dei canonici, il 2 maggio 1256, come poi la revoca
dell’investitura da parte dello stesso principe vescovo, il 23 ottobre
1258.
In seguito alla morte dell’usurpatore. Mainardo II, suo figlio, si mostrò ancor più risoluto. Dopo aver senz’alcuna difficoltà ottenuto dal vescovo Egnone (fiducioso di poter con il suo aiuto domare la rivolta dei vassalli) il rinnovo delle precedenti investiture, non ebbe scrupoli di approfittare del malumore dei cittadini di Trento per insediare in città un capitano a lui devoto, rimpiazzare i canonici ostili con ecclesiastici a lui ligi e impadronirsi di feudi pignoratizi o vacanti. La maggior parte dei territori appartenenti ai principati vescovili di Trento e di Bressanone fu da lui usurpata, cosicché il conte del Tirolo, dopo la morte di Egnone, non si curò nemmeno di farsi rinnovare l’investitura dai vescovi neoeletti.
Attese invece a riorganizzare radicalmente l’amministrazione, secondo il più progredito modello italiano, sostituendo i nobili e i ministeriali infeudati con ministeriali senza feudo, cioè semplici funzionari pubblici; favorì la borghesia cittadina e anche l’emancipazione dei contadini, trasformandoli in locatari perpetui. Non concesse però alle comunità rurali alcun diritto politico, di modo che non poterono costituire un’organizzazione di contadini liberi come nelle vicine comunità svizzere.
In seguito alla morte dell’usurpatore. Mainardo II, suo figlio, si mostrò ancor più risoluto. Dopo aver senz’alcuna difficoltà ottenuto dal vescovo Egnone (fiducioso di poter con il suo aiuto domare la rivolta dei vassalli) il rinnovo delle precedenti investiture, non ebbe scrupoli di approfittare del malumore dei cittadini di Trento per insediare in città un capitano a lui devoto, rimpiazzare i canonici ostili con ecclesiastici a lui ligi e impadronirsi di feudi pignoratizi o vacanti. La maggior parte dei territori appartenenti ai principati vescovili di Trento e di Bressanone fu da lui usurpata, cosicché il conte del Tirolo, dopo la morte di Egnone, non si curò nemmeno di farsi rinnovare l’investitura dai vescovi neoeletti.
Attese invece a riorganizzare radicalmente l’amministrazione, secondo il più progredito modello italiano, sostituendo i nobili e i ministeriali infeudati con ministeriali senza feudo, cioè semplici funzionari pubblici; favorì la borghesia cittadina e anche l’emancipazione dei contadini, trasformandoli in locatari perpetui. Non concesse però alle comunità rurali alcun diritto politico, di modo che non poterono costituire un’organizzazione di contadini liberi come nelle vicine comunità svizzere.
Mainardo
II iniziò la formazione di una moderna compagine statuale di tipo
assoluto, che si avvaleva di un efficiente apparato burocratico. La
sovranità territoriale dei principi vescovi si ridusse a poco più di un
contestato diritto formale-storico, anche perché molti loro sudditi,
esasperati dai soprusi perpetrati durante il lungo periodo di anarchia,
non disdegnavano il predominio dell’energico conte del Tirolo. Riuscì
perciò del tutto effimera l’espugnazione del Castello del Mal Consiglio
(che proprio allora, almeno dal 1277, fu denominato Buon Consiglio) da
parte dei fautori del nuovo vescovo trentino Enrico.
Mainardo II reagì aggredendo violentemente Bolzano, di cui fece demolire perfino le mura, poiché aveva fatto causa comune con i Wanga e con altri signori filovescovili. Dopo un infausto tentativo di porsi sotto la tutela del comune di Padova (1278), il vescovo Enrico nel 1284 dovette adattarsi a stipulare con il conte del Tirolo addirittura un contratto di cessione del principato per quattro anni. Gli veniva corrisposta una pensione di ottocento marche d’argento, forse per sopperire all’insolvibilità dei debiti contratti per mantenere il decoro principesco.
Contemporaneamente il vescovo di Bressanone, Bruno di Kirchberg (1250-1288), nipote di Mainardo I, si mostrava ancor più succube perché non solo cedette all’insaputa del Capitolo dei canonici a Mainardo II il dominio di Sarentino e Castelrotto, ma riconobbe quasi formalmente la separazione e la supremazia del potere temporale dell’usurpatore su quello, già di fatto ridotto alla giurisdizione ecclesiastica, del vescovo.
Le cosiddette “compattate”, che avrebbero dovuto essere vere convenzioni bilaterali, si rivelarono imposizioni pressoché unilaterali del conte del Tirolo.
(Storia dell'Autonomia Trentina, Consiglio Provincia Trento)
Mainardo II reagì aggredendo violentemente Bolzano, di cui fece demolire perfino le mura, poiché aveva fatto causa comune con i Wanga e con altri signori filovescovili. Dopo un infausto tentativo di porsi sotto la tutela del comune di Padova (1278), il vescovo Enrico nel 1284 dovette adattarsi a stipulare con il conte del Tirolo addirittura un contratto di cessione del principato per quattro anni. Gli veniva corrisposta una pensione di ottocento marche d’argento, forse per sopperire all’insolvibilità dei debiti contratti per mantenere il decoro principesco.
Contemporaneamente il vescovo di Bressanone, Bruno di Kirchberg (1250-1288), nipote di Mainardo I, si mostrava ancor più succube perché non solo cedette all’insaputa del Capitolo dei canonici a Mainardo II il dominio di Sarentino e Castelrotto, ma riconobbe quasi formalmente la separazione e la supremazia del potere temporale dell’usurpatore su quello, già di fatto ridotto alla giurisdizione ecclesiastica, del vescovo.
| castello di Brunico, voluto da Bruno di Kirchberg |
Le cosiddette “compattate”, che avrebbero dovuto essere vere convenzioni bilaterali, si rivelarono imposizioni pressoché unilaterali del conte del Tirolo.
(Storia dell'Autonomia Trentina, Consiglio Provincia Trento)
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domenica 13 gennaio 2013
M. C. Escher a Bressanone
Alla Galleria Civica di Bressanone mostra delle opere di Maurits Cornelis Escher fino al 29 gennaio 2013.
Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese, nasce nel 1898 e muore a Laren nel 1972. E' noto per le sue incisioni e litografie di costruzioni impossibili, esplorazione dell'infinito, motivi geometrici con effetti paradossali.
Nel 1985 gli è stato dedicato un asteroide: 4444 Escher.
Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese, nasce nel 1898 e muore a Laren nel 1972. E' noto per le sue incisioni e litografie di costruzioni impossibili, esplorazione dell'infinito, motivi geometrici con effetti paradossali.
Nel 1985 gli è stato dedicato un asteroide: 4444 Escher.
martedì 4 dicembre 2012
Mercatini, mercatini e ancora .... mercatini
Assaporare l'atmosfera del Natale più autentico, fatto di specialità dolciarie come: Zelten, Strudel e Lebkuchen; l' artigianto altoatesino con le scultore in legno o i piccoli capolavori in ceramica; presepi, addobbi natalizi, e prodotti tipici dell'Alto Adige; visite a musei; un giro in ; musica e burattini ....
- Christkindlmarkt di Bolzano, città dell'incontro tra culture, dal 30 novembre al 23 dicembre 2012
- Christkindlmarkt di Merano, piacere e benessere, dal 30 novembre 2012 al 6 gennaio 2013
- Christkindlmarkt di Bressanone, città dei presepi, dal 30 novembre 2012 al 6 gennaio 2013
- Christkindlmarkt di Vipiteno, storia di una città mineraria, dal 30 novembre 2012 al 6 gennaio 2013
- Christkindlmarkt di Brunico, Natale in montagna - tradizione e attualità - dal 30 novembre 2012 al 6 gennaio 2013
martedì 27 novembre 2012
Un tesoro: la Cappella di San Giovanni
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| Regina di Saba e re Dario |
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| decollazione di S. Giovanni Battista |
giovedì 22 novembre 2012
Raffigurare l'invisibile
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| Trivultus, Museo Diocesano di Bressanone |
La visione porta al ricordo di Ecate tricorpore (spesso rappresentata come giovane, adulta e vecchia)!
| Trinità triantica |
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| Trinità tricorpore |
La formula trinitaria viene progressivamente percepita come unità, preludio necessario alla nascita e sviluppo di una religione monoteista, e si trasforma nella Santissima Trinità.
La Chiesa ha sin da subito cercato di eliminare questa modalità rappresentativa, non senza una certa difficoltà. Se ne temeva il retaggio, percepito come pericoloso, di antichi idoli e la sopravvivenza di pagane leggende, ma ancora nel 1628 papa Urbano VIII dà alle fiamme immagini riproducenti una Trinità tricefala.
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domenica 28 ottobre 2012
1525 - La rivolta contadina
Alla sua morte, avvenuta nel 1519, l'Imperatore d'Austria Massimiliano d'Asburgo, Imperatore Romano e principe del Tirolo, soprannominato "Massimiliano Pochidenari", lasciò nell'attuale Trentino Alto Adige una situazione tuttaltro che tranquilla: guerre, invasioni, spoliazioni continue, l'aumento delle imposte per saldare i debiti lasciati dal monarca, avevano ridotto sia il popolo che i nobili in uno stato di povertà.
A godere di una situazione di privilegio erano il clero e i dignitari della chiesa, arrichitisi in maniera esagerata e diventati loro stessi piccoli tiranni locali.
Questa situazione permise al luteranesimo e alle dottrine religiose nate in Germania e in Svizzera di fare breccia tra i contadini come reazione agli eccessi del papato e al malcostume del clero. Il malcontento serpeggiava da anni in gran parte delle valli.
La protesta religiosa si saldò alla ribellione per le imposte, per le pratiche giudiziarie, al rifiuto dei nuovi burocrati nominati dai principi in sostituzione dei vecchi ufficiali pubblici locali, il rifiuto di provvedimenti restrittivi alle autonomie locali decisi dal centralismo asburgico, restrizione sui permessi di caccia e pesca e sulluso dei pascoli, e si alimentò delle idealtà di un socialismo anti litteram. La parola d'ordine dei contadini era: esenzione dalle imposte, uguaglianza e abolizione die privilegi.
La "rivolta dei contadini" partì improvvisamente la notte fra il 10 e l'11 maggio 1525 a Bressanone, guidata da Michael Gaismayr, vero leader carismatico, e ben presto si duffuse nel resto della regione, spesso fomentata da luterani di origini tedesche. Ai contadini del principato di Bressanone si unirono i minatori della Valsugana, guidati da Francesco Cleser, i contadini delle valli di Non e Sole, coinvolgendo nella rivolta ampi strati della popolazione, compresi spesso i borghesi e, in Valsugana e Val di Non, anche qualche sacerdote.
Ferdinando I, fratello del nuovo imperatore Carlo V e delegato alla gestione del potere nel Tirolo, dopo aver tergiversato a lungo, non disponendo al momento delel forze necessarie alla repressione, convocò a Merano una Dieta alla quale furono ammessi sia i contadini che i rappresentanti delle corporazioni. A Leonardo da Fiè, tappresentante di Ferdinando, fu presentata la"carta di Merano", redatta in italiano e tedesco, contenente le richieste dei rivoltosi, basata su principi di uguaglianza e di giustizia molto avanzate per quei tempi.
Si chiedevano il ripristino delel autonomie comunali e l'istituzione di un sistema elettivo per la scelta degli amministratori pubblici locali, la difesa della proprietà agricola rurale e dei contadini, la trasformazione di gran parte dei conventi in ospizi o ospedali, l'abolizione del potere ecclesiastico e la restituzione del potere al popolo.
Una seconda Dieta convocata ad Innsbruck prese in esame le richieste presentate da Gaismayr e dai suoi, approvando qualche concessione seppure di gran lunga inferiore alle richieste. Il 12 agosto Leonardo da Fiè, fattosi forza delle truppe imperiali in arrivo dalla pianura padana, chiese alle popolazioni un giuramento di fedeltà, che gli insorti si rifiutarono.
La repressione in Trentino fu spietata. Una "festa della conciliazone" organizzata a Trento si risolse in un tranello architettato, pare, dal capo delle truppe del Principe Vescovo, che fece circondare la piazza. Isolò quindi quelli che ritenne i capi della rivolta: molti di loro vennero uccisi o torturati, alcuni vennero impiccati, ad altri furono tagliate le mani o strappati gli occhi. Diverse decapitazioni vennero eseguite in piazza Duomo a Trento.
Michael Gaismayr....
A godere di una situazione di privilegio erano il clero e i dignitari della chiesa, arrichitisi in maniera esagerata e diventati loro stessi piccoli tiranni locali.
Questa situazione permise al luteranesimo e alle dottrine religiose nate in Germania e in Svizzera di fare breccia tra i contadini come reazione agli eccessi del papato e al malcostume del clero. Il malcontento serpeggiava da anni in gran parte delle valli.
La protesta religiosa si saldò alla ribellione per le imposte, per le pratiche giudiziarie, al rifiuto dei nuovi burocrati nominati dai principi in sostituzione dei vecchi ufficiali pubblici locali, il rifiuto di provvedimenti restrittivi alle autonomie locali decisi dal centralismo asburgico, restrizione sui permessi di caccia e pesca e sulluso dei pascoli, e si alimentò delle idealtà di un socialismo anti litteram. La parola d'ordine dei contadini era: esenzione dalle imposte, uguaglianza e abolizione die privilegi.
La "rivolta dei contadini" partì improvvisamente la notte fra il 10 e l'11 maggio 1525 a Bressanone, guidata da Michael Gaismayr, vero leader carismatico, e ben presto si duffuse nel resto della regione, spesso fomentata da luterani di origini tedesche. Ai contadini del principato di Bressanone si unirono i minatori della Valsugana, guidati da Francesco Cleser, i contadini delle valli di Non e Sole, coinvolgendo nella rivolta ampi strati della popolazione, compresi spesso i borghesi e, in Valsugana e Val di Non, anche qualche sacerdote.
Ferdinando I, fratello del nuovo imperatore Carlo V e delegato alla gestione del potere nel Tirolo, dopo aver tergiversato a lungo, non disponendo al momento delel forze necessarie alla repressione, convocò a Merano una Dieta alla quale furono ammessi sia i contadini che i rappresentanti delle corporazioni. A Leonardo da Fiè, tappresentante di Ferdinando, fu presentata la"carta di Merano", redatta in italiano e tedesco, contenente le richieste dei rivoltosi, basata su principi di uguaglianza e di giustizia molto avanzate per quei tempi.
Si chiedevano il ripristino delel autonomie comunali e l'istituzione di un sistema elettivo per la scelta degli amministratori pubblici locali, la difesa della proprietà agricola rurale e dei contadini, la trasformazione di gran parte dei conventi in ospizi o ospedali, l'abolizione del potere ecclesiastico e la restituzione del potere al popolo.
Una seconda Dieta convocata ad Innsbruck prese in esame le richieste presentate da Gaismayr e dai suoi, approvando qualche concessione seppure di gran lunga inferiore alle richieste. Il 12 agosto Leonardo da Fiè, fattosi forza delle truppe imperiali in arrivo dalla pianura padana, chiese alle popolazioni un giuramento di fedeltà, che gli insorti si rifiutarono.
La repressione in Trentino fu spietata. Una "festa della conciliazone" organizzata a Trento si risolse in un tranello architettato, pare, dal capo delle truppe del Principe Vescovo, che fece circondare la piazza. Isolò quindi quelli che ritenne i capi della rivolta: molti di loro vennero uccisi o torturati, alcuni vennero impiccati, ad altri furono tagliate le mani o strappati gli occhi. Diverse decapitazioni vennero eseguite in piazza Duomo a Trento.
Michael Gaismayr....
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giovedì 21 giugno 2012
La stufa a olle
In Alto Adige e nel Trentino è la zona di maggior diffusione delle stufe di maiolica o "olle". Già nel Medioevo questa forma di artigianto era diffuso sul territorio; chi produceva vasellame, stoviglie per la tavola e per la cucina, creava le olle per le stufe - cosa ben documentata a partire dal Cinquecento, soprattutto nelle città di Bolzano, Merano e Bressanone.
A Bolzano è documentato già nel 1242 un vasaio Ulricus Vogelus e, ina ltro contesto, è ricordata un "casa con stufa".
A Bressanone è ancora oggi attestato il toponimo "Kacherau" (da Ofen-Kachel = olla da stufa) mentre nel Castello Principesco di Merano si può ammirare la più antica stufa a olle e torretta, totalmente originale e risalente al 1466 circa.
A Bolzano è documentato già nel 1242 un vasaio Ulricus Vogelus e, ina ltro contesto, è ricordata un "casa con stufa".
A Bressanone è ancora oggi attestato il toponimo "Kacherau" (da Ofen-Kachel = olla da stufa) mentre nel Castello Principesco di Merano si può ammirare la più antica stufa a olle e torretta, totalmente originale e risalente al 1466 circa.
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giovedì 24 maggio 2012
Labirinti e misteriose "coppelle" al chiostro di Bressanone
(foto di Luciano Vivaldo)
I significati del labirinto nel Medio Evo sono molteplici e il fatto che in genere il
suo ingresso è orientato a ovest, dove tramonta il sole, ci fornisce
l'indizio per unaprima interpretazione: è un percorso che dalle tenebre va in direzione della luce, una metafora della ricerca della fede e della Salvezza.
Spesso al centro del labirinto è rappresentata la "Gerusalemme celeste"
oppure una valva di conchiglia, che allude al Battesimo ma anche al
pellegrinaggio.
martedì 15 maggio 2012
Giornata internazionale dei musei
Per la Giornata internazionale dei musei di domenica 20 maggio sarà possibile visitare gratuitamente molti musei altoatesini.
Per informazioni: www.giornatadeimusei.info
Per informazioni: www.giornatadeimusei.info
- Bolzano e dintorni
- Bolzano: Museion - Museo Civico di Bolzano - Museo di Scienze Naturali - Museo Archeologico dell'Alto Adige - Museo Mercantile -
- Renon: Museo dell'apicoltura al Maso Plattner -
- Cornedo Isarco: Museo di Collepietra
- Siusi: Museo tradizionale del contadino MasoTschötscher
- Castelrotto: Museo della Scuola a Tagusa, la vita scolastica di un piccolo paese
- Val Venosta
- Sluderno: Museo della Val Venosta - Castel Coira -
- Senales: Archeoparc Val Senales
- Burgraviato
- Naturno: Museo San Procolo -
- Parcines: Museo della macchina da scrivere Peter Mitterhofer - Fr. Tel Collezione Bagni Egart Museo reale e imperiale
- Tirolo: Castel Tirolo - Museo agricolo Brunnenburg (Castel Fontana)
- San Leonardo Passiria: Museo Andreas Hofer
- Merano: Museo civico di Merano - Castello principesco - Museo delle Donne - Museo del vino a Castel Rametz - Merano Arte
- Lana: Museo della frutticoltura, Residenza Larchgut
- Oltradige e Bassa Atesina
- Appiano: Castel Moos-Schulthaus
- Caldaro: Museo del vino
- Egna: Museo della cultura popolare
- Val Gardena e Val Badia
- Ortisei: Museum Gherdëina
- San Martino Badia: Museum Ladin Ćiastel de Tor -
- San Cassiano Badia: Museum Ladin Ursus ladinicus
- Valle Isarco
- Chiusa: Museo civico di Chiusa - fraz. di Gudon, Museo locale
- Velturno: Castel Velturno
- Funes: fr. Tiso, Museo Mineralogico
- Bressanone: Museo Diocesano Palazzo Vescovile - Museo della Farmacia
- Alta Val d'Isarco
- Fortezza: Forte asburgico
- Vipiteno: Museo Multscher
- Racines: Museo della caccia, Castel Wolfsthurm - Fr. Ridanna, Museo delle miniere
- Val Pusteria
- Brunico: Museo civico - Fr. Teodone, Museo degli usi e costumi
- Campo Tures: Castel Taufers
- Valle Aurina: Fr. Cadipietra, Museo delle miniere-Granaio Cadipietra
- Predoi: Museo della miniera di Predoi
martedì 20 marzo 2012
Franz Tavella

Franz Tavella, scultore, nacque a La Valle nel 1844 e morì a Bressanone nel 1931. Iniziò lavorando come falegname fino a quando fu notato dal fondatore della Scuola d'Arte di Ortisei in Val Gardena (Ferdinand Demetz), notò il suo talendo artistico e gli insegnò la scultura artistica.Franz Tavella si trasferì a Vienna dove frequentò per due anni l'Accademia delle Belle Arti.
Nel 1895 fu premiato a Innsbruck per la statua raffigurante Sant'Anna con Maria, attualmente esposta nella chiesa parrocchiale di Pieve di Livinallongo. Nel 1897 venne premiato a Bolzano e nel 1900 a Parigi alla Esposizione Mondiale per la sua Pietà, attualmente sita nella cappella del cimitero di Bressanone.
Nel 1905 si trasferì a Bressanone dove morì in povertà.
Le sue opere:
- San Giuseppe nella chiesa dei Francescani di Bolzano
- gruppo del Rosario nella chiesa di S. Giuseppe a Campodazzo
- Sant'Anna nella chiesa di Colma
- la Pietà nella cappella del cimistero di Bressanone
- Madonna con Bambino a La Villa
- Maria con Sant'Anna e San Giuseppe a Pieve di Marebbe
- la Pietà nella chiesa di S. Maddalena a Casies
- Madonna con Bambino a La Villa
- Sant'Anna a Badia
- ecc.
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giovedì 23 febbraio 2012
i Delai
Dai laghi di Como e di Lugano, dalla Valtellina e dalla Val Camonica, una corrente di immigrazione temporanea portava ogni primavera numerosi muratori a lavorare nei centri dell’Alto Adige come in tutti i paesi del versante meridionale delle Alpi.La loro penetrazione è comunque lenta ed ostacolata dalle difficoltà linguistiche nonchè da disposizioni che limitano la residenza.
Si stanziarono dapprima nell’Oltreadige, dove parte della popolazione era di lingua italiana e di lì si spostarono verso Bolzano, sostituendosi gradualmente alle maestranze tedesche.
Nel 1499 Bernardo, Battista, Antonio e Cristoforo, originari di Como, ricostruiscono ampliato il protiro del Duomo su schemi romanici, come solo le maestranze italiane si riteneva sapessero fare.
E’ in questo periodo che si forma in Bolzano una maestranza o Confraternita dei Muratori, con fini essenzialmente religiosi, per celebrare messe e funzioni in onore dei defunti.
Al concetto religioso si affiancò poi quello civile di tutela dei diritti. Era ammesso come maestro muratore o tagliapietra: chi avesse compiuto il tirocinio, fosse di buona condotta, di nascita legittima, si accostasse alla comunione, non avesse sperperato sostanze al gioco, non avesse sedotto una ragazza o mantenesse relazioni illecite. Lo statuto, osservato per convenzione, fu ratificato da Massimiliano I imperatore, nel 1494.
Non mancano gli attriti tra maestranze tedesche ed italiane. Il consiglio Comunale di Bolzano, nella seduta del primo settembre 1521, decideva di impedire la cittadinanza e persino “l’incolato” a maestranze italiane, anche nel caso possedessero abitazioni in territorio comunale: “non deve essere assunto alcun savoiardo, italiano o altro non tedesco nè si può conceder l’esercizio di una professione tranne che nelle epoche di fiera.”
Ciò nonostante la più parte dei muratori e dei tagliapietra continuò ad essere italiana. Nel 1523 vi sono muratori oriundi del Lago di Como che lavorano alla costruzione del Ponte sull’Isarco, dei muraglioni del Talvera, alla pavimentazione della città. In un primo tempo veniva riconosciuta la dipendenza della maestranza da Innsbruck e versate le quote alla Cassa di Merano. Ma ridottisi i muratori di lingua tedesca, dopo il 1550 sorsero contestazioni e lamentele: a Merano non affluivano più quattrini e la dipendenza rimase del tutto teorica. Risale al XV secolo la discesa nella conca di Bolzano di alcuni membri della famiglia De Lai, originaria di Scaria d’Intelvi sul Lago di Como, che già aveva compiuto lavori nelle chiese e nei castelli della Val di Non.
Nel 1510 è maestro in Bolzano tale Antoni De Lai. Nel 1523 è citato maestro Nicola Knoflach, traduzione di “aglio”. Fino al 1613 le ammissioni a maestro si scrivono senza distinzione in italiano e tedesco.
La famiglia DE LAI fornisce dal 1580 al 1750, praticamente in maniera ininterrotta per due secoli, gli architetti civici di Bolzano.
Nel 1564 Giorgio e Battista Lai ottengono incarichi dal Comune di Bolzano. Ai figli di Battista il 2 ottobre 1585 viene concesso come riconoscimento ufficiale per la qualità dei lavori, uno stemma di famiglia. G. Battista costruì la Chiesa ed il Convento dei Cappuccini tra il 1599 ed il 1605. I suoi manoscritti sono conservati nella biblioteca del Convento.
Giuseppe Carlo figlio di Andrea eseguì nel 1736 la Chiesa di S. Maurizio. Il campanile preesisteva dal 1300, costruito sopra il coro della chiesetta, già citata nel 1242. I quadri sugli altari di Giacomo Antonio De Lai pittore, furono rubati; restano gli affreschi sulla volta della costruzione ottagonale. Paolo, già nominato architetto civico per importanti lavori al Municipio vecchio di Bolzano nel 1630, costruì la cappella di S. Antonio all’imbocco della Val Sarentino. Andrea e Pietro, figli di suo fratello Giacomo, noto per lavori a Sabiona, in Val Pusteria e nei dintorni di Bolzano, furono famosi in città, eseguirono parecchi lavori, come la chiesa del Santo Sepolcro sul Monte Calvario, che sovrasta la conca di Bolzano, terminata tra il 1683 ed il 1684. È una Chiesa a pianta centrale e cupola su base ottagonale. La sue caratteristiche di stile hanno avuto molta influenza in regione.
Il figlio di Andrea, Giuseppe Carlo, esplicò una attività edilizia straordinaria anche fuori città. Costruì dal 1743 al 1745 la Cappella delle Grazie annessa al Coro del Duomo di Bolzano. Tra il 1718 ed il 1727 aveva completato il Palazzo Mercantile verso via Argentieri, mentre il lato verso i Portici era stato fatto da un Giovanni Battista suo cugino, che costruì anche la Cappella della Vergine nella Chiesa di Novacella tra il 1695 ed il 1696. Ancora di Giuseppe Carlo, tra il 1734 ed il 1737, lavori di ricostruzione della Chiesa abbaziale di Novacella.
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martedì 14 febbraio 2012
.. Bressanone è una città piena di monasteri femminili ...
Una sola caratteristica di Bressanone colpì Louisa Stuart Costello (1799 - 1870), scrittrice ed artista inglese che si fermò nella città vescovile durante il proprio viaggio di ritorno da Venezia a Londra: la concentrazione di monasteri femminili. "E' una città piena di monasteri femminili, tra cui anche le Dame Inglesi, ma nè le chiese, nè i monasteri meritano un prolungamento della sosta": così annota lapidariamente nella descrizione del suo viaggio nel 1846.In tutta Bressanone, l'unica altra cosa degna di menzione è l'hotel "Elephant", presso il quale aveva soggiornato col marito: era "pulito e buono", inoltre "conveniente e con un servizio molto attento".
La concentrazione di monasteri femminili rappresenta effettivamente un tratto eccezionale della storia cittadina di Bressanone. Accanto al monastero delle Clarisse, ricco di tradizione, fondato nel 1235 come primo insediamento dell'ordine nell'ambito germanofono, a Bressanone erano e sono tuttora rappresentati i principali ordini scolastici femminili: le suore Terziarie e le Dame Inglesi si dedicano all'educazione delle ragazze rispettivamente dal 1702 e dal 1739.....
(L'altra storia, Siglinde Clementi, Ed. A. Weger)
Le assistenti al parto nel Sudtirolo dal XV secolo


Gli ordinamenti più antichi relativi alle ostetriche provenienti dall'area tedesca risalgono al XV secolo. Per Bressanone ci è stato tramandato un ordinamento del 1604.
L'amministrazione cittadina sorvegliava l'ammissione delle ostetriche a Bressanone e ne prescriveva almeno due. L'ammissione ufficiale legittimava la loro attività e fungeva da garanzia della loro competenza ed affidabilità. Questo era ciò che induceva le ostetriche ad abbandonare la libera attività ed entrare al servizio del comune.
Nel 1690, quando fu fatto notare al consiglio cittadino che l'ostetrica Maria Sämerin, incaricata di recente, non godeva della fiducia delle donne di Bressanone e non veniva chiamata ad assistere ai parti, la donna fu "licenziata".
Le aspiranti all'ufficio di ostetrica dovevano essere di religione cattolica, avere esperienza, essere di nascita legittima ed avere una condotta di vita virtuosa. Prima di venire incaricata, un'ostetrica doveva essere "esaminata" dal parroco. Era prevista anche una lezione sul battesimo, in modo che potesse battezzare i neonati in caso di necessità. In alcuni casi il medico cittadino le esaminava sulle loro competenze specifiche riguardo l'assistenza al parto.
Col loro giuramento le ostetriche di Bressanone si impegnavano a prestare assistenza al parto diligentemente e coscientemente, indipendentemente dal fatto che fossero chiamate di giorno o di notte.
Le donne ricche e povere dovevano essere assistite senza differenze, nessuno doveva essere svantaggiato.
Infine il parroco doveva essere informato mensilmente sulle nascite. Ad attirare su di sè l'interesse della chiesa erano soprattutto i figli illegittimi, ma anche i casi di nati morti da donne nubili o vedove dovevano essere comunicate immediatamente.
Kundl Khellerknechtin non rispettava esattamente l'impegno a trattare le donne gravide in modo disinteressato ed imparziale. Col pretesto di non essere una delle ostetriche giurate sottraeva all'ostetrica cittadina Anna Feichtnerin tutte le donne ricche e abbandonava le partorienti povere al loro destino.
Il consiglio cittadino la ammonì a non ledere l'onore dell'ostetrica cittadina ed a trattare tutte le donne allo stesso modo, indipendentemente della loro situazione economica.
Le ostetriche cittadine venivano retribuite dalla città 4 volte all'anno. Nel 1546 il salario trimestrale ammontava ad 1 fiorino, nel 1619 a 3.
(dal capitolo "Donne deboli donne forti" di Marlene Huber - dal libro: L'altra storia, Sieglinde Clementi, ed. Weger)
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il "soldo delle vergini"
Le donne prive di mezzi, per lo più domestiche, prima o subito dopo il matrimonio potevano richiedere alla chiesa parrocchiale o al capitolo del Duomo la concessione del cosiddetto "soldo delle vergini" - Jungfrauengeld.
I 10 fiorini, che venivano pagati in sostituzione o ad integrazione della dote provvista dai genitori, assente o ridotta, provenivano da fondazioni pie.
Le donne dovevano presentare, oltre ad un certificato relativo all'onetso e probo servizio prestato a Bressanone, un attestato riguardante la propria verginità.
Questo sostegno alle donne povere desiderose di contrarre matrimonio veniva corrisposto soltanto nel caso in cui la condotta di vita precedente fosse immacolata e pertanto in sintonia con le vigenti norme sociali e religiose.
Nel 1679 il consiglio cottadino volle informarsi esattamente se Johanna Mayrin fosse stata veramente vergine al momento del matrimonio prima di assegnarle il soldo delle vergini. Perciò la sua richiesta fu rinviata due volte con la motivazione dell'esistenza di dubbi fondati sulla sua "onorabilità".
Nella maggior parte dei casi, se le condizioni richieste venivano soddisfatte, il soldo delle vergini veniva liquidato, a meno che non ci fossero troppe richieste.
Nel 1672 furono dodici. Due donne furono soddisfatte, altre due respinte, le altre furono rinviate all'anno seguente. Infatti la chiesa parrocchiale distribuiva ogni anno soltanto 20 fiorini, cioè due donazioni da 10. Secondo l'opinione del consiglio cittadino una delle due donne respinte non era affatto sposata, l'altra era una monaca.
Le monache, spose di Cristo, pretendevano ugualmente la corresponsione del soldo delle vergini in ragione della loro purezza sessuale.
Brigitta, domestica di Hans Vestmayr, dichiarò di voler entrare in convento e sperava perciò di ricevere il soldo delle vergini. Ma il consiglio cittadino riteneva che soltanto le donne "onorevolmente sposate" ("ehrlich verheiratet") dovessero essere prese in considerazione per il conferimento del soldo delle vergini.
Nel 1646 e nel 1651 due monache ebbero maggior fortuna: ottenero il conferimento del sostegno auspicato.
(dal capitolo "Donne deboli donne forti" di Marlene Huber - dal libro: L'altra storia, Sieglinde Clementi, ed. Weger)
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mercoledì 14 dicembre 2011
Vini DOC

L'Alto Adige è una delle zone viticole più antiche dell'area germanofona. Da oltre 20 vitigni vengono prodotti vini rossi e bianchi della migliore qualità. I tre vitigni locali sono Schiava, Lagrein e Gewürztraminer. I vini dell'Alto Adige della migliore qualità godono di ottima fama in tutto il mondo e possono vantare numerosi riconoscimenti.
Ogni anno si aspetta con grande trepidazione l’uscita delle nuove guide enologiche. Gambero Rosso, L’Espresso, Veronelli, Duemilavini, Slow Wine, Vinibuoni e Sparkle sono le guide enologiche italiane più rinomate che hanno premiato anche per il 2012 i vini che secondo loro sono i migliori d’Italia. L’Alto Adige ha ricevuto dalle rispettive giurie per ben 114 volte i riconoscimenti d’eccellenza.
Sei vini altoatesini hanno ottenuto il voto più alto da tre guide: il Gewürztraminer Nussbaumer 2010 e il Gewürztraminer Vendemmia Terminum 2009 della Cantina Tramin, il Terlano Pinot Bianco Vorberg 2008 della Cantina Terlano, il Valle Isarco Kerner della Tenuta Hoandlhof di Manni Nössing di Bressanone, il Lagrein Taber Riserva 2009 della Cantina Bolzano e il Moscato Giallo Passito Serenade 2008 della Cantina Caldaro sono i vini più premiati del 2012. 19 vini dell’Alto Adige ricevono invece il voto più alto da due guide, mentre 62 vini ottengono il riconoscimento più alto da una guida.
I vini premiati
domenica 11 dicembre 2011
Cappella di San Giovanni
![]() |
| Sofia (la Saggezza) sul trono di re Salomone |
La cappella di San Giovanni, attigua sl Chiostro del Duomo di Bressanone, fu eretta probabilmente con la costruzione del primo Duomo e, probabilmente, aveva la funzione di battistero.
Non è attendibile l’ opinione ricorrente, secondo cui avrebbe avuto luogo il conciliabolo del 1080 che per disposizione dell’imperatore Enrico IV depose il papa Gregorio VII ed elesse come antipapa Viberto di Ravenna con il nome di ClementeIII. L’ assemblea dei 30 vescovi – una ripicca per l’umiliazione di Canossa – avvenne certamente nella cattedrale.
Gli affreschi: del 1200 sono espressione della teologia scolastica, carica di simbolismo e di mistica.
L’affresco sopra l’arco del Trionfo simboleggia il Trono di Salomone, ovvero la saggezza dell’Antico Testamento (Sofia) rappresentata come una matrona seduta e incoronata. Alla sua sinistra stanno le personificazioni della misericordia e della verità, a destra quelle della giustizia e della pace. Sotto il trono vediamo due re inginocchiati, e ancor più in basso due uomini sdraiati e due a mezzobusto.
L’affresco sopra la cantoria simboleggia la Chiesa o la saggezza del Nuovo Testamento (Sapientia). Sullo sfondo della città santa la Chiesa è raffigurata come una regina incoronata che, seduta in treno, tiene in mano una croce. Ai suoi fianchi si trovano le personificazioni delle 4 virtù cardinali; ai suoi piedi vediamo due uomini inginocchiati. Su ambo i lati si trovano 4 figure femminili.
Sulle pareti a nord e sud della navata ci sono teorie di personaggi che sembrano inseriti in nicchie ad arco tondo.
Sulla parete settentrionale si trova la regina di Saba, Eliud amico di Giobbe (autore del libro della Sapienza), S. Basilio padre della chiesa orientale, S. Agostino padre della chiesa occidentale e il profeta Zaccheria.
Si volgono verso ovest il re Dario, Giosuè, S. Isidoro vescovo di Siviglia, lo scrittore Massimo, il profeta Tobia.
Nel presbiterio gli affreschi del primo gotico risalgono all’inizio del Trecento, come si deduce dallo stile lineare.
Nell’intradosso dell’arco trionfale vediamo a nord in alto i SS. Pietro, Ingenuino ed Alboino; al centro Giovanni nella caldaia dell’olio bollente; in basso Giovanni Battista decapitato.
Sulla parete nord del presbiterio la Crocifissione, l’Adorazione dei Magi, 5 santi; a sinistra della nicchia un gigantesco S. Cristoforo e sul lato interno nord 6 vergini, vestite alla moda di quei tempi.
La fonte battesimale a calice in marmo rosso risale alla prima metà del Duecento, quando la chiesa era adibita a battistero. L’antica cappella aulica di S. Giovanni va annoverata tra i monumenti più insigni di Bressanone per le preziose opere d’arte medievali che racchiude.
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