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giovedì 31 gennaio 2013

I biotopi in Alto Adige


lago di Caldaro
Biotopo Lago di Caldaro: 238 ettari - 214 m. s.l.m. E' il lago più conosciuto dell'Alto Adige; si trova in un avvallamento scavato tra i ghiacciai tra il massiccio della Mendola a ovest e il Monte di Mezzo, di struttura quarzo porfirica a est. 
Il lago comprende preziosi canneti e prati umini; ha una profondità di 5 m. ed è abitato da numerosi animali anfibi (rana, raganella), uccelli di palude e acquatici, insetti (libellule, farfalle,coleotteri), rettili come il ramarro e la biscia d'acqua.
lago di Favogna
 Biotopo Lago di Favogna: 10 ettari - 1000 m. s.l.m. Il lago di Favogna, formato dallo scioglimento dei ghiacciai dell'era glaciale si trov in ouna conca scavata dai ghiacciai con un fondo impermeabile  costituito da uno strato argilloso. A causa dei costanti processi di interramento, questo specchio d'acqua si è trasformato in uno stagno. 
Rasner Moser
 Biotopo Rasner Möser: 25 ettari - 1097 m. s.l.m. Si giunge dopo un sentiero ben segnalato dopo la frazione di Rasun di Sopra/Oberrasen. In tempi antichissimi enormi massi, conosciuti come "Rasner Murschuttkegel" avevano sbarrato il corso del rio Anterselva formando un lago che, nel corso dei millenni, si è trasformato in una superficie paludosa e torbosa.

Biotopo Wiesermoos: 14 ettari - 1990 m. s.l.m. Si trova fra la Wieseralm e la Waldner Alm nell'alta Valle Aurina (Predoi). Il substrato roccioso è costituito da gneiss e materiale morenico. E' circondato da una vegatzione di pino mugo.

Biotopo torbiera Totes Moos sul Reggelberg: 4 ettari - 1485 s.l.m. Si trova nel territorio di Nova Ponente. Il Reggelberg, unitamente al Renon e all'Altipiano del Salto, fa parte della piattaforma porfirica atesina. Su una sella posta tra il Monte Cervo e il Sasso Rosso si trova il Totes Moos. 

Biotopo torbiera Tschingger: 3 ettari - 1320 m. s.l.m. Si trova nell'altopiano di NOva Ponente circondato da boschi di aghifoglie. Anche questo biotipo in origine era un lago che, nel corso dei millenni, è andato gradualmente interrandosi.
 
Biotopo Monte Covolo/alpe di Nemes: 210 ettari - 1910 m. s.l.m. Si trova nell'alta Valle di Sesto, vicino al confine con laprovincia di Belluno a nord del Passo di Monte Croce. E' noto come habitat dei galli cedroni, del picchio nero, della civetta, del ghebbio, della beccaccia ecc.

Biotopo Tartscher Leiten: 38 ettari - 1380 m. s.l.m. E' un biotipo a vegetazione steppica e si trova sopra un pendio arido esposto a sud, sopra la frazione di Tarres (Malles Venosta). Esso è inoltre caratterizzato dalla presenza di specie animali e vegetali di origine mediterranea.

Biotopo di Castelfeder: 95 ettari - 408 m. s.l.m. Lungo la strada che porta in Val di Fiemme, sopra Ora, si estende una delle zone collinari più ricche di leggende e di saghe della provincia. La cosa che colpisce di questa montagnola porfirica è il carattere del paesaggio simile a quello di un parco. Per questo sua aspetto pittoresce e idilliaco Castelfeder viene denominato "l'Arcadia dell'Alto Adige". La collina è ricca di insediamenti preistorici e medioevali. Si possono ammirare resti di mura dell'epoca bizantina, longobarda e medioevale. L'ambito naturale è caratterizzato da gruppi porfirici spogli e levigati dai ghiacciai e da prati aridi che si alternano ad arbusteti, stagni e antiche querce.
Castelfeder   
 
ecc.ecc.

(Natura 2000 in Alto Adige, F. V. Ruffini. I. Morandell, E. Brutti, Provincia Autonoma di Bolzano/Ripartizione Natura e Paesaggio)

martedì 5 giugno 2012

Il Parco Naturale del Monte Corno


Il Parco Naturale del Monte Corno si trova nella Bassa Atesina a metà strada tra Bolzano e Trento. Comprende una superficie di 6.866 ettari, distribuiti sui territori comunali di Trodena, Anterivo, Montagna, Egna, e Salorno.
La zona sottoposta a tutela si estende sulle dorsali porfiriche e dolomitiche, delimitate ad ovest dalla Val d’Adige, a nord dalla sella di San Lugano (Val di Fiemme), a sud-est dalla Val di Cembra e a Sud della Chiusa di Salorno.
Il parco naturale della Bassa Atesina ospita la più ricca comunità di specie vegetali e animali di tutti i parchi naturali altoatesini, poiché arrivando fino ai margini della valle dell’Adige è l’unico situato in parte nella zona climatica submediterranea. Una varietà di associazioni boschive ricopre l’ 80% di questo „parco dei boschi”che, a causa della sua bassa quota, vive in stretto rapporto con gli insediamenti rurali.
Nonostante la presenza secolare dell’uomo, qui si è conservato un ambiente in equilibrio e rispetto per la Natura. In questo territorio situato proprio ai margini di una zona fortemente popolata e intensamente coltivata (monoculture di mele) come la Val d’Adige, si trovano dei paesaggi ameni e solitari, rimasti immuni dallo sfruttamento del turismo di massa, che constituiscono un paradiso per riposanti passeggiate naturalistiche.
Geologia e paesaggio

La zona del Parco è costituita da due tipi di roccia: la parte occidentale da chiari calcari dolomitici, la parte centrale e orientale da porfido bruno rossastro che culmina nel Monte Corno (1817m).
Imponenti fuoriuscite laviche, circa 250 Milioni di anni fa, hanno formato il duro porfido quarzifero atesino che, in seguito all’azione disgregatrice degli agenti atmosferici, si trasforma in terreno acido e povero di humus.
Il paesaggio alle sedimentazioni marine è costituito da diversi strati multicolori e fossiliferi di composizione sabbioso-marnoso-calcarea che affiorano alla base del Cislon e nel Rio di Trodena (arenarie della Val Gardena, strati di bellerophon e di Werfen, calcari conchilliferi). I fianchi del Parco naturale rivolti verso la Val d’Adige sono costituiti invece dai massici di roccia dolomitica del Cislon (1251m), del Prato Re (1622 m), della Madrutta (1507m), nonché del Geier (1083m).
Questa duplice struttura si é formata in occasione del corrugamento delle Alpi, allorchè poderosi movimenti tellurici ad est della linea di frattura tettonica Fontanefredde-Trodena-Cauria-passo Saùc sollevarono di circa 2000 m la massa di porfido.
L’odierna morfologia di questo territorio deriva in parte anche dall’azione dei ghiacciai durante l’era glaciale che arrotondarono le cime degli altopiani e depositarono sui terreni pianeggianti materiale morenico argilloso.
Altrettanto ricca di contrasti la geologia é l’idrologia del Parco naturale. Mentre i terreni porfirici impermeabili presentano una ricca rete idrica superficiale con numerose zone umide, nelle zone dei calcari dolomitici, che tendono al carsismo, si trova un sistema idrico essenzialmente sotterraneo.
Le bio-associazioni

La distribuzione delle specie vegetali, ma anche di molte specie animali in natura é sottoposta a regole ecologiche precise: quota, clima, precipitazione, tipo di terreno, esposizione al sole e grado di umiditá sono tutti fattori che determinano un habitat. A questi elementi si aggiunge anche l’ influenza esercitata dall’ uomo.
Nel Parco troviamo un’ampia gamma di associazioni vegetali che va dal bosco ceduo submediterraneo a carattere termofilo al bosco subalpino di abete rosso.
La flora del Parco naturale presenta, come la sua struttura geomorfologica, due diversi aspetti.
Sui terreni calcarei troviamo in prevalenza vegetazioni che prediligono un clima caldo-semiarido: coste aride, boschi cedui, boschi di abete rosso e boschi misti. Le dorsali porfiriche invece, grazie alla loro più ricca rete idrica, sono ricoperti da rigoglioso boschi di aghifoglie con un alternarsi di prati umidi e di torbiere.
Il bosco costituisce una bioassociazione che si rigenera autonomamente ed é importante per il mantenimento della situazione idrologica e climatica, per la stabilitá del terreno nonché per la molteplicitá della flora e della fauna. Un bosco allo stato naturale é caratterizzato in genere da un alternarsi di piante giovani e vecchie, da un ricco sottobosco e dalla molteplice mescolanza delle specie arboree. La presenza di parti legnose deteriorate offre un insostituibile base per il ciclo nutritivo di molti funghi, batteri, alghe, muschi ed insetti.
Grazie alle diverse caratteristiche geomorfologiche e ad uno sfruttamento attento e sostenibile i boschi del Parco naturale conservano una particolare biodivesità.

Il bosco ceduo

Il bosco ceduo di roverella, carpi nella e frassino raggiunge in Alto Adige il limite più settentrionale della sua area di diffusione. Sulle soleggiate pendici del parco rivolte verso la Val d’Adige tale bosco si spinge fino a 1000 m di quota s.l.m. Per dieci mesi nel sottobosco é un susseguirsi ininterrotto di fioriture e fruttificazioni: le papilionacee, liliacee, le orchidacee e le labiate sono tra le specie più rappresentative.
Agli inizi della primavera si schiudono i fiori gialli del corniolo e della cespugliosa erba cornetta. Nel tardo autunno il fiammante fogliame dello scotano risalta sui pendii un pò brulli. Alternativamente fruttifica il ciliegio canino, il castagno, il fico selvatico, il pero corvino e l’erba vesicaria. Nei siti più caldi cresce il sempreverde pungitopo. Tra la vegetazione che prospera nel sottobosco è da menzionare il giacinto dal pennacchio, il latte di gallina, il sigillo di salomone, l’origano selvatico, la valeriana rossa e la vite nera, simile ad una liana.

Prati aridi

Sui terreni poco profondi ed esposti al sole, dove il bosco ceduo diventa più rado, troviamo sui prati aridi la limonella dal profumo intenso, l’anemone di primavera, dai fiori vellutati e violacei, le argentee ariste del lino delle fate, la scorzonera austriaca, l’eliantemo bianco; da citare inoltre il timo, la cicoria, la globularia, il garofanino silvestre, l’antérico liliagine e il giglio rosso, l’assenzio, l’achillea, le graminacee xerofile, le orchidee e l’aglio.
Il gioiello della fauna submeditteranea dal colore verde brillante è il ramarro. Nelle giornate calde nell’aria risuona il frinìo penetrante della cicala, mentre tra la vegetazione sta in agguato l’elegante mantide religiosa.
Sulla superficie delle pietre sta adagiata al sole la lunga biscia d’Esculapio mentre al disotto lo scorpione italico attende l’ avvento dell’oscurità, quando dai prati aridi si leva un coro di molteplici richiami. Eccezionale è la ricchezza di lepidotteri e coleotteri. Anche il buffo ghiro, nonchè diverse specie di uccelli, quali l’usignolo, l’upupa, la capinera, il codirosso e il fagiano amano la zona climatica calda.

Bosco di pino silvestre

In ubicazioni e situazioni ambientali estreme e spesso opposte come: aridità, terreni poveri sia calcarei che porfirici, torbiere, alta montagna, calura, dove altre specie arboree crescono a stento, il modesto pino silvestre trova la sua nicchia ecologica. Cresce infatti tanto sulle pendici aride di dolomia della Val d’Adige quanto sui poveri pendi porfirici di Anterivo. Sotto le sue chiome rade crescono accanto ad alcune piante submeditterane l’erica, la carice umile, l’uva ursina, la bozzolina, la felce aquilina. Sul porfido si trova anche il mirtillo rosso e quello nero. Sulle ripide fiancate rocciose nidifica la variopinta coturnice e pascola il camoscio mentre nelle corone degli alberi si ode il grido della ghiandaia e nell’aria si libera in voli acrobatici il rondone alpino.

Bosco di faggio – abete bianco

Sui terreni profondi e fertili sopra Pochi di Salorno, nella valle del Rio di Trodena sui pendii nord-occidentali del Prato del Re e del Cislon, crescono imponenti faggi e abeti bianchi che sono tra le specie di maggior importanza ecologica per la presenza apparati radicali profondi e la capacità di formare un ottimo humus. Mentre il sottobosco nel fitto della zona boschiva si limita a specie umifere come l’acetosella, la stellina odorosa, la mercorella, l’anemone , l’orecchia d’orso gialla, la dentaria e la gramigna del Parnaso, nelle radure fioriscono invece il maggiociondolo, il mezero o fior di stecco, il rododendro peloso, il martagone, le orchidee nonché i mughetti e i ciclamini. Tra le corone degli alberi saltano gli scoiattoli e con rumoroso sbattito di ali si alza in volo il francolino di monte.

Bosco di forra

Nelle conche e nelle gole scavate dai torrenti, dove l’aria é umida, il faggio scende anche molto in basso e si associa al tasso, al tiglio riccio, alla carpinella,e all’edera mentre nel sottobosco cresce un rigolio di altri cespugli. Vera rarità per l’Alto Adige è la presenza dell’agrifoglio sempreverde sul versante settentrionali del Geier.
Nelle forre di difficile accesso, ma vicine agli abitati si rifugiano la salamandra pezzata, la volpe, la martora, il tasso e il gufo.
Bosco di abete bianco-abete rosso

Il cupo bosco di abete bianco-abete rosso ricopre i fertili terreni della dorsale porfirico-morenica da Salorno verso Cauria, Casignano, Trodena fino a Fontane Fredde.
Un sottobosco resistente all’ombra, nonché il larice, il sorbo selvatico, la clematide alpina accompagnano questi maestosi boschi di aghifoglie che sono da ritenersi fra i più importanti dell’Alto Adige. I picchi martellano i tronchi, la nocciolaia cerca i semi delle pigne, le cincie danno  caccia agli insetti.
La presenza di un gran numero di caprioli si nota per le conseguenze negative sopratutto a danno delle giovani piantine di abete bianco. Il gallo cedrone necessita di questi indisturbati biotopi boschivi.

Torbiere Alte

Le torbiere del lago Bianco, del Lago nero, di Gampen e di Palù Longa possono essere considerate dei veri gioielli naturalistici. La primula farinosa, il trifoglio d’aqua, le canne, la carice, il pennacchio, il brugo e il mirtillo rosso segnano il trapasso agli acidi cuscinetti di sfagni su cui crescono il mirtillo blu, la mortella di palude nonchè la rara andromeda polifoglia. Le uniche piante ad alto fusto che sopravvivono in tali ambienti sono conformazioni deformate di betulla, di pino silvestre e di pino mugo.
Dato che ogni orma nella vulnerabile vegetazione palustre lascia delle ferite che impiegano anni a rimarginarsi, si deve evitare di addentrarsi in questi biotopi, in cui hanno trovato rifugio insetti acquatici, anfibi, bisce e fagiani di monte.

 Prati alberati con larici

I prati di larici situati sulle vaste dorsali porfiriche tra Trodena e Anterivo, nonchè sopra Cauria rappresentano sicuramente uno dei gioielli paesaggistici del parco. Qui fioriscono la soldanella, il croco primaverile, il botton d’oro, il mughetto, il giglio di monte, il brugo, il colchiccio autunnale, il mirtillo rosso e nero. Il visitatore può ammirare inoltre diverse specie di genziane, primule, anemoni, orchidee e campanule.
 I prati alberati a larici una volta venivano incentivati perchè accanto al legno veniva ricavato anche il fieno. Molti deplorano il degrado di questi paesaggi curati come dei parchi, ma gli autentici protezionisti della natura si rallegrano perchè in un mondo sfruttato all’ eccesso dall’uomo esistono ancora paesaggi in cui la natura può sviluppare liberamente e le aquile reali, gli astori e gli sparvieri possono volteggiare indisturbati a caccia di preda.

giovedì 22 settembre 2011

Bressanone, conformazione e flora

Bressanone è situata in una conca piuttosto vasta della Valle d'Isarco. Non solo l'area urbana e le zone collinari adiacenti appartengono al territorio comunale di Bressanone, ma verso est anche i pendii meridionali e occidentali del massiccio montuoso della Plose e verso ovest i pendii orientali del Monte Cane.
La fillade di Bressanone è la roccia madre dominante e che determina la dolce morfologia territoriale della conca di Bressanone. Sul Pfeffersberg e nella zona del Monte Cane compaiono anche paragneiss albitici e micascisti e nella parte più a est del territorio comunale di Bressanone ai piedi del Monte Forca sono presenti formazioni simili a quelle di Ponte Gardena ed arenarie della VaI Gardena.
Le vaste terrazze, a sinistra e a destra della Valle d'Isarco, sono di origine glaciale e rappresentano grandi depositi di materiale morenico. Il fondovalle pianeggiante è interrotto in molti punti da coni di deiezione di cui alcuni ben formati tra cui quelli di Albes, Mara e Millan.

Molte specie vegetali termofile nella conca di Bressanone raggiungono il confine settentrionale della loro area di distribuzione. Cosi il pino silvestre nel piano fitoclimatico più basso è frammisto a varie specie come l'orniello, la roverella, il ciliegio canino, l'erba vescicaria e il corniolo. Il castagno, largamente diffuso, sottolinea il carattere submediterraneo di tale cingolo vegetazionale.

Il clima relativamente mite permette ancora la viti- e la frutticoltura. I vigneti sono diffusi anzitutto a Scezze, Albes, Millan, sotto Pinzago, a Tiles e sotto S. Andrea nonchè tra Kranebitten ed Elvas. A quote più alte si possono trovare ancora dei frutteti.


domenica 27 febbraio 2011

Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina


Splendidi nevai e ripide vette caratterizzano il Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina, che copre un'area di 31.500 ettari nella parte nord-orienale dell'Alto Adige.

Il parco si estende tra la Valle di Anterselva e la Valle Aurina e confina con il massiccio degli Alti Tauri. I comuni compresi nel parco sono: Campo Tures Gais, Perca, Predoi, Rasun Anterselva e Valle Aurina.

Il territorio protetto comprende i rilievi delle Vedrette di Ries, del Gruppo di Dura, il settore occidentale del Gruppo del Grossvenediger e le propagini orientali delle Alpi Aurine. Il Gruppo delle Vedrette di Ries si presenta come unità montana relativamente poco frequentata posta tra la Valle di Tures, la Valle di Riva, la Valle dei Dossi, la Valle di Defereggen (Tirolo orientale), la Valle di Anterselvae la vallata principale della Rienza. Esso comprende 30 cime rilevanti di cui 12 superano i 3000 m.

Sotto l'aspetto geologico, il parco naturale ricade nella zona degi antichi gneiss (si tratta di una serie di rocce esistenti già in era paleozoica e successivamente metamorfosate). La Vallle Aurina è notoriamente ricca di minerali e la loro raccolta ha una lunga tradizione. Dal punto di vista geomorfologico le zone a gneiss, definite anche "montagne pietrose", presentano creste affilate, ripide e rocciose, mentre le zone caratterizzate da strati scistosi sono "montagne erbose".

Parco Naturale Fanes-Senes-Braies

Il territorio del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies si estende su una superficie di 25.680 ettari ed è circondato da pareti rocciose apparentemente insormontabili, che sovrastano fitte foreste.

Il parco si estende ad ovest fino alla Val Badia, a nord fino alle valli di Braies e Pusteria, ad est fino alla Val di Landro e a sud verso la Val Travenanzes.

All'interno di questa catena di montagne si apre un mondo magico: l'Alpe di Fanes, l'Alpe di Senes, l'Alpe di Fosses e Prato Piazza.

I grandi boschi sono composti principalmente da abete rosso, pino cimbro, pino silvestre e larice. Nel sottobosco si sviluppano gli arbusti come il mirtillo nero e rosso e il rododendro. Più in alto quando il bosco diventa più rado si trovano vaste aree ricoperte di pino mugo. Questi boschi sono abitati da caprioli, martore, volpi, l'ermellino, la lepre alpina, le nocciolaie e alcune volte si possono avvistare alcuni rapaci come lo sparviero e l'astore.

Nelle zone più a valle dominano i grandi prati a pascolo dove si sviluppano numerose specie di vegetali come l'arnica, la genziana, la radichella aranciata e molte altre specie.

venerdì 14 gennaio 2011

Valle Aurina










E' la più lunga valle longitudinale a ridosso dello spartiacque delle Alpi, incisa nei calcescisti e negli ortogneiss della finestra dei Tauri - Tauernfenster, catena montuosa ricca di giacimenti minerali. I depositi di minerali metalliferi sono la ragione per l'attività mineraria intensa nella zona, dal Medioevo fino al XX secolo.

La finestra dei Tauri si trova nella più grande area di tutela ambientale dell'Europa centrale, che comprende tre parchi naturali: Alti Tauri, Vedrette di Ries - Aurina e Zillertal.
Le Alpi Aurine presentano un versante austriaco meno pendente e quello italiano più ripido, il che ha favorito - sulla parte austriaca - un accumulo di vasti ghiacciai.
Tra i ghiacciai del versante italiano ricordiamo:
  • il Picco dei Tre Signori - Dreiherrnspitze (m. 3499)
  • il Pizzo Rosso di Predoi - Rotspitze (m. 3495)
  • il Gran Pilastro - Hochfeiler (m. 3509)
Il nome della valle appare per la prima volta in un documento medievale del 1048 come "vallis quae dicitur Aurina". Il nome non deriverebbe da "aurum", ma dalla radice "auer", trasformandosi nei secoli in Ahrn.
Il torrente Aurino (Ahrnbach) ha preso il nome dalla valle.

martedì 30 novembre 2010

Caldaro sulla strada del vino


Caldaro sulla strada del vino/ Kaltern an der Weinstrasse è situato nell'Oltradige ai piedi della catena montuosa della Mendola. Dista da Bolzano una quindicina di chilometri. Nel comune si trova il lago di Caldaro che raggiunge la profondità di 6 metri. La sponda meridionale è un biotopo protetto.
A Caldaro si trova uno stile architettonico tipico dell'Oltradige, un miscuglio di gotico del nord Europa e rinascimentale del sud.
A Castelvecchio si trovano le rovine della Chiesa di San Pietro che è la chiesa più antica dell'Alto Adige (VI secolo).
Il lago di Caldaro è di origine alluvionale, si praticano gli sport eolici come il windsurf e la barca a vela.
La gola Rastenbachklamm è una stetta gola percorsa da un caratteristico sentiero attraversato da passerelle e scalinate. L'itinerario completo dura all'incirca 3 ore, ed affronta un dislivello di 400 metri.

sabato 27 novembre 2010

Badia

Il comune di Badia dista 83 km. da Bolzano, sorge a 1315 m. s.l.m. e conta oltre 3.000 abitanti. Si trova nel comprensorio dell'Alta Badia, sulle Dolomiti al confine con il Veneto.
Si parla il badiotto, antico idioma romanzo nella sua forma locale.
Il comune di Badia comprende le frazioni di:
  • La Villa - Stern - La lla
  • Pedraces - Pedratsches - Pedraces
  • San Cassiano - Sankt Kassian - San Ciascian
  • San Leonardo - Sankt Leonhard - San Linert
Fra le montagne del comprensorio, su cui si trovano importanti parchi naturali come il Parco naturale Fanes - Sennes e Braies ed il Parco regionale Puez-Odle, sono da ricordare nella parte est del comune le vette dolomitiche del Lagazuoi (2.778 m), Cima Cunturines (3.064 m), la Varella (3.055 m), Sasso della Croce (2.907 m), Cima Dieci (3.023 m), e ad ovest la Gardenaccia (2.500 m).

La Val Badia è anche celebre come meta per escursionisti di montagna e sciatori!

Anterivo

Il comune di Anterivo-Altrei è l'unico comune di lingua tedesca della val di Fiemme, infatti nel 1946 è passato dalla Provincia Autonoma di Trento alla Provincia Autonoma di Bolzano in seguito all'accordo De Gasperi-Gruber.
E' situato alle pendici del Monte Corno ed è all'interno dell'omonimo parco naturale protetto.


Curiosità: il caffè di Anterivo

venerdì 5 novembre 2010

i 16 Stati Federali/Bundesländer della Germania/ Deutschland



  1. BW = Baden-Württemberg: Stuttgard/Stoccarda -
  2. BY = Bayern/ Baviera: München/Monaco
  3. BE = Frei Stadt Berlin/Berlino: Berlin/ Berlino
  4. BR = Bradeburg/ Brandeburgo: Potsdam
  5. Freie Hansestadt Bremen /Brema: Bremen/ Brema
  6. HH = Freie und Hansestadt Hamburg /Amburgo: Hamburg/Amburgo
  7. HE = Hessen/ Assia: Wiesbaden
  8. MV = Mecklenburg Vorpommern/ Meclenburgo-Pomerania Anteriore: Schwerin
  9. NI = Niedersachsen/ Bassa Sassonia: Hannover
  10. NW = Nordhein-Westfalen/ Nord Reno-Westfalia:Düsseldorf
  11. RP = Rheinland-Pfalz/ Renania-Palatinato: Mainz/Magonza
  12. SL = Saarland/Saarland: Saarbrucken
  13. SN = Freistadt Sachsen/ Sassonia: Dresden/ Dresda
  14. ST = Sachsen-Anhalt/ Sassonia-Anhalt: Magdeburg/ Magdeburgo
  15. SH= Schleswig-Holstein/Schleswig-Holstein: Kiel
  16. TH =Thüringen/ Turingia: Erfurt
Le città stato di Berlino e di Amburgo, da un punto di vista giuridico, sono sia un Land che una città e non sono ulteriormente suddivisi in comuni. Il Land Brema è composto dalle città di Brema e Bremerhaven.

I Länder attuali sono il risultato della suddivisione del territorio tedesco avvenuta nel 1945. Entro le 4 zone di occupazione si trovavano inizialmente 16 Länder:

  • Zona d'occupazione USA: Baviera, Assia, Wurttemberg-Baden, Brema.
  • Zona d'occupazione britannica: Nord Reno Westfalia, Bassa Sassonia, Schleswig-Holstein, Amburgo.
  • Zona d'occupazione francese: Wurttemberg-Hohenzollern, Renania-Palatinato, Baden
  • Zona d'occupazione sovietica: Sassonia, Sassonia-Anhalt, Turingia, Brandeburgo, Meclenburgo.
  • Berlino inizialmente era sottoposta ad uno statuto speciale.
Nel 1952 gli stati di Baden, Baden-Wurttemberg e Wurttenberg-Hohenzollern vennero fusi nell'unico Land Baden-Württemberg.
Nello stesso anno i Länder appartenenti alla DDR non vennero formalmente disciolti ma venne tolta loro qualunque funzione amministrativa, cosa che di fatto equivalse ad una dissoluzione, al loro posto vennero creati 14 distretti e Berlino Est che divenne capitale della DDR.
Nel 1957 il Saarland entrò a far parte, come decimo Land della Repubblica Federale Tedesca anche se economicamente rimase legato alla Francia fino al 1959.
Nel 1990 vennero disciolti i distretti sul territorio della DDR e vennero ricreati i cinque Länder tradizionali (il Mecklenburg venne rinominato Mecklenburg-Vorpommern) in parte con i confini ridisegnati e divennero Länder della Repubblica Federale.

venerdì 29 ottobre 2010

Mappae Mundi






















Le mappe del mondo medievali variavano di grandezza e complessità degli schemi. le mappe medievale sono suddivise in 4 categorie:
  • mappe zonali: la Terra veniva divisa in 5 zone climatiche; due di clima freddo ai poli, un clima torrido all'equatore, e due zome intermedie di clima temperato. Si riteneva che solo nelle zone temperate si potesse viverementre agli antipodi e nella zona equatoriale era impossibile vivere.
  • mappe T-O tripartite: il loro nome deriva dal fatto che erano circolari e mostravano solo la parte abitata a settentrione. Il Mar Mediterraneo era formato come un T e divideva i tre continenti Asia, Africa ed Europa, tutte circondate da un grande oceano, la O. Gerusalemme veniva sempre posta al centro della mappa e l'oriente, dove si pensava fosse il "giardino dell'Eden", veniva designato in alto.
  • mappe T-O quadripartite: veniva giunta una quarta zona degli antipodi, rappresentata da un lembo di terra separato dagli altri continenti.
  • mappe complesse: sono le mappe più conosciute. Pur rappresentando uno schema T-O, esse sono più dettagliate con rappresentazioni di coste, montagne, fiumi, laghi, città, capitali, personaggi storici, mitologici e biblici, piante e animali esotici che i cartografi medievali conoscevano attraverso i testi latini e greci.
Nel Tardo Medio Evo, con l'avvento del Rinascimento, gli europei riscoprono le opere degli studiosi greci. In campo geografico ebbe molta influenza il sistema sviluppato da Tolomeo nel II secolo della longitudine e della latitudine.

martedì 19 ottobre 2010

Val Pusteria


La Val Pusteria fa parte della lunga serie di fratture (faglie) che dal torinese si prolunga fino alla Slovenia nota come Linea Periadriatica, cicatrice dello scontro tra il continente europeo con il promontorio africano di Apulia, avvenuto tra 80-30 milioni di anni fa, che portò alla nascita della catena alpina.
A nord la valle è affiancata nel primo tratto dal plutone granitico di Bressanone, quindi si inoltra nelle filladi quarzifere che la affiancano a destra e a sinistra e conferiscono alle cime la caratteristica forma rotondeggiante. Le valli sulla destra orografica (Val di Valles, Val di Fundres e Val Aurina) penetrano con le loro testate nella finestra dei Tauri.
A Valdaora la valle si apre dominata a sinistra dalle cime dolomitiche dei Colli Alti (Dolomia dello Sciliar) e a Villabassa dal Monte Serla (Dolomia del Serla) che specchia i ripidi fianchi orientali nel lago di Dobbiaco. A Dobbiaco la valle raggiunge la massima ampieza, dominato fino a San Candido dalla Croda dei Baranci (Dolomia dello Sciliar) e dal Monte Elmo, primo bastione metamorfico paleozoico delle Alpi Carniche.

CLIMA e RISORSE
Nella val Pusteria è assente la vite e la vegetazione submediterranea (roverella). Ciò è dovuto dagli inverni rigidi con venti freddi da Nord e da Est e da temperature estive più fresche. La valle è dotata di una lussureggiante copertura boschiva, di qui l'appellativo di "valle verde".
La coltura agricola principale è rappresentata dal granoturco e dalla patata. Molto sviluppate la zootecnia e la silvicoltura (pino silvestre, abete rosso ecc.)

ECONOMIA
Punti di forza la produzione del loden, la lavorazione del legno e alla produzione di acque minerali (fonti di S. Candido). Grande impulso ha avuto l'industria turistica concentrata nelle località più caratteristiche e soprattutto lungo i terrazzi morenici (Terento/Terenten - Falzes/Pfalzen - Riscone/Reischach).

CENNI STORICI
Il nome Pusteria risale all'unificazione della contea di Putrissa con i feudi di Mainardo I di Gorizia; il nome di Putrissa venne esteso fino al territorio di Lienz. Estinto il casato dei Gorizia, i loro domini passarono di proprietà a Massimiliano I, che restituì al Tirolo la contea della Pusteria con i confini che, ancora oggi, delimitano il Tirolo orientale dalla Carinzia.

COMUNI
Brunico/ Bruneck - Rio di Pusteria/Mühlbach - Vandoies/ Vintl - Chienes/ Kiens - San Lorenzo di Sebato/ St. Lorenzen - Perca/ Percha - Valdaora/ Olang - Monguelfo/ Enneberg - Villabassa/ Niederdorf - Dobbiaco/ Toblach - San Candido/ Innichen.

lunedì 29 marzo 2010

il Burgraviato


Il Burgraviato è la zona che comprende Merano, i suoi dintorni, la Val Passiria ed alcuni comuni in Val Venosta, come Naturno e Parcines.

Confina a ovest con la Val Venosta, a sud con la comunità comprensoriale Oltradige-Bassa Atesina, a nordovest con l'Alta Valle Isarco, e a sudovest con la comunità comprensoriale Salto-Sciliar (sull'altipiano del Salto).

Già durante il Medioevo il Burgraviato era un distretto amministrativo unitario e nucleo originario del Tirolo. Il suo nome deriva dal gran numero di castelli e fortificazioni (Burg in tedesco significa castello). Castel Tirolo era la sede dei Conti del Tirolo, cui si deve la fondazione del paese sul quale a lungo regnarono.
Il tipico paesaggio del Burgraviato è dominato da coltivazioni a vite e da frutteti.

Comprede 26 comuni : 1 - Avelengo/Hafling; 2 - Caines/Kuens; 3 - Cermes/Tscherms; 4 - Gargazzone/Gargazon; 5 - Lagundo/ Algund; 6 - Lana/Lana; 7 - Lauregno/Laurein; 8 - Marlengo/Marling; 9 - Merano/Meran; 10 - Moso in Passiria/Moos Passeier; 11 - Nalles/Nals; 12 - Naturno/Naturns; 13 - Parcines/Partschings; 14 - Plaus/Plaus; 15 - Postal/Burgstall; 16 - Proves/Proveis; 17 - Riffiano/Riffian; 18 - S. Leonardo Passiria/St. Leonhard Passeier; 19 - S. Martino Passiria/St. Martin Passeier; 20 - S. Pancrazio/St. Pankraz; 21 - Scena/Schenna; 22 - Tirolo/Tirol; 23 - Tesimo/Tisens; 24 - Ultimo/Ulten; 25 - Senale S. Felice/Unsere liebe Frau im Walde.St. Felix; 26 - Verano/Voeran.

sabato 6 marzo 2010

Dolomiti, patrimonio naturale dell'umanità





Il 26 giugno 2009 il «World Heritage Committee» ha inserito le Dolomiti nella lista del Patrimonio Universale dell'Umanità UNESCO, come bene naturale da salvaguardare!
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Circa 80 milioni di anni fa, le piattaforme tettoniche africana ed euroasiatica iniziano a scontrarsi lentamente. Ci vogliono altri 50 milioni di anni per “alzare” il fondo del mare e farlo emergere. Le Dolomiti nascono in questo modo!
Le Valli Dolomitiche sono suddivise tra le provincie dell'Alto Adige Sudtirol, del Trentino e di Belluno.
In Alto Adige/Südtirol le aree interessate sono i quattro parchi naturali dolomitici, Puez-Odle, Dolomiti di Sesto, Fanes Senes-Braies e Sciliar-Catinaccio (Rosengarten) compreso il Latemar, nonché la parte del Bletterbach/Rio delle Foglie di Aldino.
Le Dolomiti dell’Alto Adige comprendono: la Val Gardena (Gruppo del Sella, Puez Odle, Sassolungo, Seceda, Alpe di Siusi, altopiano di Castelrotto) - la Val Badia (le Conturines, Sassongher, Sas Putia, Gherdenaccia) - la Val di Braies (parco naturale) - Val di Landro (Serla, Croda Rossa, Monte Piana, Tre cime di Lavaredo, Croda Baranci) - la Val d'Ega (Latemar e Catinaccio) e il Bletterbach di Aldino.
Le Dolomiti del Trentino si trovano nella Val di Fassa (Passo Pordoi, Passo Sella) e Valle di Primiero o Val Cismon (Pale di San Martino)
Nella provincia di Belluno si trovano nelle valli di: Val d'Ampezzo (le Tofane, il Pogamagnon, il Cristallo, il Sorapiss) - Val d'Ansiei (Gruppo delel Marmarole) - Val di Biois (Marmolada, Monte Civetta e Pale di San Martino) - Val Cordevole (Pale di San Lucano, Monte Civetta) - Valle Livinallongo/Col di Lana/Fodom (Creste del Nuvolao, il Settsass) - Valle di Zoldo e Val Fiorentina (Monte Pelmo e Monte Civetta).
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LA SCOPERTA: Intorno al 1700 il marchese Deodat Guy Tancrede Gratet de Dolomieu (n. 1750 - 1801) raccoglieva in quel di Salorno dei campioni di roccia che da lui trattata con acido, contrariamente a quanto accadeva con la calcite, non sviluppava effeverscenza. Diede i campioni al suo amico svizzero Theodor de Saussure, un chimico, perchè li analizzasse. De Saussure stabilì trattarsi si un carbonato doppio di calcio e magnesio. Dolomieu intendeva chiamare quel nuovo minerale Saussurrite in omaggio all'amico che ne aveva determinato la natura chimica, ma il De Saussure espose la scoperta in un convegno scientifico proponendo il nome di Dolomite, in onore dell'originario scopritore.
LA RICERCA SCIENTIFICA: Fino al 1850 le Dolomiti erano isolate dalle principali vie di comunicazione con l'Europa. Furono dei geologi tra il 1820 e il 1830 a gettare la prima luce sulla natura fisica del territorio ipotizzando la natura corallina delle Dolomiti.........



domenica 27 dicembre 2009

Val Isarco

La Val Isarco è una valle fluviale che confina da NO a Ne con l'Austria lungo il crinale spartiacque delel Alpi Breonie di Ponente e di Levante, a E con il bacino pusterese e le valli dolomitiche occidentali, a S e SO con la conca di Bolzano, l'altopiano del Renon, la Val Sarentino e la Val Passiria.
Dal punto di vista geologico si passa dai porfidi quarziferi alle filladi quarzifere, al granito, scisti cristallini e dolomia.
Nelle vicinanze di Mules passa la "linea periadriatica"
La Val Isarco è suddivisa in: Bassa - Media e Alta val Isarco. La "bassa val Isarco" inizia a Cardano (nord di Bolzano) fino a Chiusa; la "media val Isarco" prosegue fino a Naz Scives e, indine "l'alta val Isarco" conclude la valle fino al Brennero.
Le CONVALLI della Val Isarco sono: VAL D'EGA (Cardano, Passo di Costalunga, val di Fassa. A Pontenova/Birchabruck una deviazione conduce alla località sciistica di Obereggen, agli altopiani di Nova Ponente-Aldino e Passo di Lavazè fino alla val di Fiemme) - VAL DI TIRES (da Prato Isarco, Passo Nigra, Costalunga) - VAL GARDENA (Ponte Gardena, Ortisei, S. Cristina VG, Selva Gardena, Passo Gardena - Passo Sella) - VAL DI FUNES (Chiusa, S. Maddalena di Funes. Da S. Pietro di Funes attraverso il Passo delle Erbe si arriva in Val Badia) - VAL EORES (per passo delle Erbe) - VAL DI LUSON - VAL DI SCALERES - VAL GIOVO (Racines) - VAL RIDANNA (Miniera di Monteneve, Vedreta di Malavalle, Cima Libera ecc.) - VAL RACINES (marmo bianco) - VAL DI FLERES (Tribulaum) - VAL DI VIZZE (Gran Pilastro/Gliderferner).
I fiumi sono l'ISARCO (che dà il nome alla valle), nasce sopra il Passo del Brennero. Suo principale affluente è il fiume RIENZA.