"Se vuoi viaggiare veloce, viaggia da solo. Ma se vuoi andare lontano, viaggia in compagnia"
martedì 13 marzo 2012
Eroi - Helden
E i molti eroi risorgimentali, da Cavour a Garibaldi che in Sudtirolo danno il nome a strade, caserme e monumenti e che nulla hanno a che vedere con l'annessione della provincia all'Italia, vengono tuttavia interpretati come simboli della sovranità italiana e con ciò come nemici del Sudtirolo.
Nei cimiteri militari riposano morti che in qualche caso hanno combattuto direttamente gli uni contro gli altri, soprattutto i soldati della I guerra mondiale.
Negli altri casi si tratta generalmente di eroi che per così dire brillano di luce propria, non essendosi fronteggiati sul campo di battaglia (come Cesare Battisti e Andreas Hofer o Walther von der Vogelweide e Dante), in Sudtirolo però essi finiscono per assumere la funzione sociale di portabandiera al servizio di un gruppo contro l'altro.
Il caso più manifesto è rappresentato ovviamente dagli attentatori e dai poliziotti caduti negli anni '60, i quali hanno davvero combattuto gli uni contro gli altri.
Oggi i giovani non si entusiasmano più per eroi del genere, quanto piuttosto per i grandi dello sport e a prescindere dalla loro nazionalità.
Non da molto vengono ricordati da entrambe le parti anche gli eroi della resistenza contro il nazionalsocialismo e il fascismo; lo si fa però con un certo comune imbarazzo e spesso solo per compiere un dovere.
(Sudtirolo ABC di Alexander Langer, traduzione dal tedecso di Gabriele Di Luca)
martedì 31 gennaio 2012
Confini - Grenzen
Confine del Brennero: l'ingiusto confine, il sacro confine.L'interpretazione cambia a seconda dell'osservatore, anche se in entrambi i casi abbiamo a che fare con autentici feticisti del confine, in Sudtirolo fin troppo numerosi. Tutti vogliono la stessa cosa: condizioni prive di sfumature, confini netti.
Ciò avrebbe senz'altro potuto verificarsi nel 1918, se i vincitori della guerra mondiale si fossero davvero attenuti ai 14 punti di Wilson: a quel tempo sarebbe stato molto facile far coincidere i confini di Stato con quelli linguistici, attribuendo l'odierno Trentino all'Italia e l'odierno Sudtirolo all'Austria (i Ladini, se qualcuno glielo avesse chiesto, si sarebbero probabilmente decisi per l'Austria).
Le cose andarono però diversamente e soluzioni univoche oggi non sarebbero più possibili. In Sudtirolo viviamo adesso con un confine del Brennero che ha perso nel frattempo la sua drammaticità, diventando poroso, e con un "confine di Salorno" che invece ha acquisito sempre più importanza, dividendo in un certo senso la provincia dal resto d'Italia.
Gli amanti della sovranità nazionale parlano volentieri di un'Italia unita e indivisibile dal Brennero alla Sicilia, gli amanti del "Tirolo unito" non mancano mai di stigmatizzare, definendolo vergognoso, il confine del Brennero.
Alcuni tra quelli che parlano volentieri della cancellazione dei confini mirano in realtà a spostarli (in questo caso verso sud), e spesso sono proprio coloro i quali maggiormente hanno in odio il confine di Stato a risultare i più zelanti nel richiedere una separazione tra i gruppi etnici.
(tratto dal libro: Fare ancora/Weiter machen - ripensando ad Alexander Langer, a cura di Gaia Carroli, Davide Dellai), Ed. Alpha Beta)
giovedì 12 gennaio 2012
Geschichte - Storia
Nella foga di regolare i conti, anche grazie al contributo dei mezzi di informazione, gli uni e gli altri tentano di scagliarsi reciprocamente addosso le pietre degli avvenimenti storici.
In questo modo ricordi e conoscenze vengono filtrati attraverso le lenti etniche: ogni parte conosce gli argomenti che servono a sostenere la propria posizione ed esclude volentieri ciò che non serve a questo scopo.
L'elaborazione di una consapevolezza storica comune e più aderente alla verità (perchè, per es., non è possibile cominciare a svolgere questo lavoro nella scuole di diversa madrelingua?) non è ancora stata sviluppata. Soltanto in casi isolati, insegnanti critici o gruppi di giovani animati di buona volontà hanno provato a fare qualcosa del genere.
Molto lentamente qualcosa sta cambiando!
domenica 11 dicembre 2011
Dal 1914 al 1998 in Alto Adige/Südtirol
1915 - l' Italia dichiara guerra all'Austria (23 maggio)
1918 - la monarchia austroungarica si trasforma in uno stato confederato. Sul fronte meridionale è armistizio fra Italia e Austria. L'esercito italiano occupa il Sudtirolo e parte del Tirolo settentrionale. Non ci sono combattimenti.
1919 - in base al trattato di pace firmato a Saint Germain, l'Alto Adige viene attribuito all'Italia senza alcun obbligo di tutela della minoranza tedesca. Il governo ed il re Vittorio Emanuele, tuttavia, assumono impegni precisi in questa direzione.
1920 - il 10 ottobre l'Italia annette ufficiclmente il Sudtirolo.
1921 - il 21 aprile un gruppo di squadristi fascisti uccide a Bolzano un maestro elementare, Franz Innerhofer, che diventerà poi il simbolo dell'opposizione sudtirolese del regime di Mussolini.
1922 - alla fine di ottobre il governo italiano revoca tutte le disposizioni speciali già emanate a favore delle minoranze linguistiche
1923 - il 21 gennaio è istituita la provincia di Trento, comprendente anche l'Alto Adige. Introduzione della toponomastica italiana, che sostituisce quella in lingua tedesca. L'italianizzazione del Sudtirolo ha inizio: il programma della trasformazione è opera di Ettore Tolomei, nazionalista roveretano incaricato dal nuovo regime.
1924 - Adozione dei primi provvedimenti del "programma in 23 punti" di Tolomei: uso esclusivo della lingua italiana negli uffici pubblici, chiusura di gran parte delle scuole tedesche, esproprio dei rifugi dell'Alpenverein, incentivi all'immigrazione da altre regioni d'Italia, ecc.
1925 - prime forme di opposizione al regime: nascono le Katakombenschule, per iniziativa del canonico Michael Gamper, scuole clandestine dove maestri e maestre insegnano la lingua tedesca.
1926 - abolizione dell'antica istituzione dell'autonomia comunale: i podestà prendono il posto dei sindaci e devono rispondere al prefetto; a seguito di una riforma statale nascono le provincie di Trento e Bolzano
1933 - l'avvento del nazionalsocialismo in Germania è motivo di speranza per molti sudtirolesi, specialmente giovani. Viene fondato il Völkischer Kampfring Südtirol, associazione vicina alle posizioni del regime di Hitler. Il Fuehrer viene visto come il possibile liberatore del Sudtirolo dall'oppressione del fascismo.
1935 - la realizzazione della zona industriale di Bolzano è accompagnata da una massiccia immigrazione di lavoratori, con le loro famiglie, da altre regioni d'Italia, in particolare dal Veneto. Aprono gli stabilimenti della Montecatini, della Lancia, del Magnesio e delle Acciaierie.
1938 - la Germania di Hitler annette l'Austria e la minaccia nazista incombe al passo del Brennero. Mussolini ottiene dal Fuehrer rassicurazioni sull'intoccabilità del confine italiano. Cade ogni possibile rivendicazione sul Tirolo del Sud!
1939 - in occasione di un incontro a Berlino tra l'ambasciatore italiano e Heinrich Himmler, capo delle SS, vengono decise le cosiddette "Opzioni", in virtù delle quali i sudtirolesi avrebero potuto scegliere se restare nella propria terra - rinunciando alla propria identità culturale - oppure optare per la cittadinanza tedesca e lasciare per sempre l'Alto Adige
1940 - l'Italia entra nella II Guerra Mondiale al fianco della Germania nazista.
1943 - dopo l'armistizio, le truppe tedesche occupano la provincia di Bolzano che,insieme a quelle di Trento e Belluno, andrà a costituire la zona operativa denominata Alpenvorland
1944 - durante l'occupazione tedesca dell'Alto Adige, molti cittadini italiani ma anche alcuni sudtirolesi come Mayr Nusser, pagano con la morte immediata o la deportazione la loro opposizione al nazionalsocialismo! La comunità ebraica di Merano, anche grazie alle complicità locali, viene deportata nei campi di concentramento e quasi completamente
sterminata.
1945 - le truppe alleate entrano a Bolzano. Dopo pochi giorni, a guerra finita, nasce la SVP - Südtiroler Vokspartei, il partio di raccolta sudtirolese.
1946 - con il Trattato di Parigi vengono riconosciuti i confini dell'Italia al Brennero. I ministri degli esteri di Italia e Austria, Alcide De Gasperi e Karl Gruber, firmano un accordo per l'autonomia dell'Alto Adige.
1947 - reazioni all'Accordo di Parigi e allo Statuto: sono insoddisfatti i rappresentanti del gruppo linguistico tedesco, per i quali un'autonomia di tipo regionale non è una garanzia adeguata per la minoranza sudtirolese.
1948 - prime elezioni del Consiglio regionale e di quello provinciale. Si tratta delle prime consultazioni elettorali democratiche dopo quelle comunali del 1922.
1949 - lo Statuto viene ratificato dall'Assemblea Costituente
1954 - la Südtiroler Volkspartei - SVP -, il partito di raccolta sudtirolese, protesta con il Governo di Roma per la lentezza nell'applicazione delle disposizioni previste dall'Accordo di Parigi
1956 - fra l'Italia e Austria iniziano le trattative per rendere esecutivo l'Accordo di Parigi del 1946, nel frattempo si verificano i primi attentati dinamitardi firmati dagli irredentisti sudtirolesi. L'autonomia regionale non piace ai sudtirolesi, che non si sentono garantiti
1957 - il governo annuncia la concessione di aiuti statali per la costruzione di alloggi sociali a Bolzano. Proteste della SVP che teme un arrivo massiccio di immigrati dalle altre regioni del paese. Il 17 novembre a Castel Firmiano/Sigmundskron, nei pressi di Bolzano, si tiene una grande manifestazione di protesta antiitaliana organizzata dall'SVP di Silvius Magnago. Lo slogan è "Los von Trient", via da Trento.
1958 - il partito della stella alpina, SVP, presenta al Senato un progetto per una nuova autonomia.
1959 - lo stesso progetto viene presentato anche alla Camera dei Deputati.
1960 - su "invito" del ministro degli esteri austriaco Bruno Kreisky, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione per sollecitare le parti - Italia e Austria - a risolvere le controversie e ad attuare l'Accordo di Parigi.
1961 - arriva al suo culmine la stagione degli attentati dinamitardi: nella notte fra l'11 e il 12 giugno, la cosiddetta "notte dei fuochi", saltano in aria 47 tralicci dell'alta tensione nella zona di Bolzano e Merano. Ci sono anche vittime tra i militari e le forze dell'ordine italiane. Nello stesso anno prendono il via i lavori della "Commissione dei 19", istituita per studiare l'attuazione dell'autonomia.
1962 - i ministri degli esteri italiano e austriaco si incontrano a Venezia per cercare di superare le divergenze sulla questione altoatesina.
1963 - il governo di centrosinistra presieduto da Aldo Moro porta per la prima volta all'esame dell'esecutivo la problematica dell'Alto Adige.
1964 - la Commissione dei 19 conclude i propri lavori presentando al Governo un pacchetto di 110 provvedimenti da adottare in favore della popolazione altoatesina.
1965 - Aldo Moro in rappresentanza del Governo italiano e Silvius Magnago come rappresentante politico e istituzionale della provincia di Bolzano conducono un negoziato sulla base delle proproste dei "19". Le misure diventeranno 137 e saranno accompagnate da un calendario operativo che scandisce i tempi della loro attuazione.
1969 - a Merano si tiene un congresso straordinario della SVP al quale, Magnago, propone l'accettazione del cosiddetto "pacchetto". Ad attuazione ultimata, l'Austria si sarebbe impegnata a rilasciare una "quietanza liberatoria", una dichiarazione di chiusura della vertenza. Magnago riesce far passare la sua mozione, sia in stretta misura. Il sì al pacchetto, precisa però l'Obmann Silvius Magnagno, non significa la rinuncia definitiva alla richiesta di ulteriori garanzie a tutela della minoranza tedesca.
1972 - il Parlamento italiano approva il secondo Statuto di Autonomia: gran parte delle funzioni della regione Trentino/Alto Adige passano ora alle due provincie autonome di Trento e di Bolzano.
1981 - la popolazione italiana dell'Alto Adige, in base al censimento appena effettuato, scende al di sotto della soglia del 30%. L'obbligo della dichiarazione di appartenenza etnica scatena una conflittualità legata alla percezione, da parte degli italiani, di ingiustizie nella distribuzione delle risorse sociali e nell'assegnazione di posti di lavoro pubblici sulla base del criterio della proporzionale etnica.
1984 - a Innsbruck nel corso di una manifestazione popolare organizzata nell'anniversario della morte di Andreas Hofer, un gruppo di sudtirolesi sfila per le strade cittadine portando sulle spalle una corona di spine, come rappresentazione del "tormento dei sudtirolesi nello stato italiano"
1985 - alle elezioni amministrative inatteso successo dell'MSI (Movimento Sociale Italiano che dal 6,3% passa al 22,5% di voti), promotore di una petizione per l'abolizione di alcune norme fondamentali dell'autonomia.
1986 - al congresso SVP di Merano protesta inattesa degli "Schuetzen" che irrompono in sala inneggiando all'autodecisione.
1987 - ritornano gli attentati; in pochi giorni una serie di bombe e raffiche di mitra colpiscono obiettivi "italiani": case abitate da militari o caserme dei carabinieri. Gli attentati portano la firma di "Ein Tirol".
1988 - per iniziativa del governo di centrosinistra, il Parlamento vara una serie di misure previste dal Pacchetto. Ancora attentati a Bolzano e dintorni. Viene colpita anche la sede RAI di Bolzano.
1989 - una legge modifica lo Statuto di Autonomia sulla questione dei rapporti finanziari tra lo Stato e le Provincie autonome: a Bolzano e Trento vanno, in maniera automatica e quasi totale, le entrate fiscali percepite dallo Stato sul territorio regionale.
1991 - Silvius Magnago lascia la presidenza dell'SVP al senatore Roland Riz. A Bolzano il Parlamento istituisce una sezione distaccata della Corte d'Appello, una misura non prevista dal Pacchetto.
1992 - il governo di Roma emana le ultime norme di attuazione previste dal Pacchetto. Dopo un dibattito in Parlamento, anche Vienna dichiara chiusa la vertenza. Il 19 giugno 1992 la quietanza liberatoria viene firmata dall'Italia e dall'Austria dinnanzi all'ONU a New York.
1996 - nonostante la chiusura del Pacchetto il Governo italiano trasferisce altre funzioni alla Provincia Autonoma di Bolzano. Spiccano per importanza: l'ordinamento scolastico, la gestione del personale docente, la viabilità e la manutenzione della rete stradale dell'Alto Adige, comunicazioni e trasporti.
1997 - viene fondata la LUB - Libera Università di Bolzano
1998 - inaugurazione dell'ateneo.
giovedì 17 novembre 2011
Unità del gruppo etnico - Einheit der Volksgruppe

In Sudtirolo molte persone considerano ancora l'unità del gruppo etnico (tedesco) come un bene irrinunciabile; e questo praticamente fin dall'inizio del regime fascista in Italia (prima, per es., erano presenti più partiti politici). Questa convinzione si basa su una buona porzione d'esperienza (il destino di altre minoranze ha mostrato come queste, se divise, possano essere più facilmente sopraffatte), ma può anche giocare un brutto tiro, perchè la compatezza e il conformismo, se considerati di per sè e svincolati dai contenuti, sono elevati a valore supremo, e ogni deviazione viene dichiarata dannosa e sanzionata dalal società perfino in modo violento.
La storia delle Opzioni è a questo proposito molto istruttiva e non a caso è stata semplicemente rimossa.
Là dove il pluralismo viene giudicato dannoso e l'omologazione è invece accettata senza battere ciglio, posso fiorire e svilupparsi tendenza autoritarie e totalitarie. Questo è precisamente ciò che è ampiamente accaduto in Sudtirolo da parte tedesca, come conseguenza della battaglia per la supremazia etnica: la politica, le associazioni, la vita culturale, i media, la Chiesa, le istituzioni sociali e in pratica tutti gli organismi dei sudtirolesi di lingua tedesca hanno servito la superiore causa dell'unità del gruppo etnico.
Soltanto da poco è potuto lentamente affiorare un certo pluralismo, anche perchè ci si sente più sicuri come gruppo etnico.
Ma è nell'altro gruppo linguistico, quello italiano, che adesso si comincia a notare un simile processo di unificazione, una stretto serrare le file che, come è sttao dimostrato dall'esperienza dei sudtirolesi di lingua tedesca, porta ad evidenziare il ruolo dei nazionalisti più risoluti.
(da Sudtirolo ABC di Alexander Langer)
sabato 5 novembre 2011
Monumenti - Denkmäler

In Sudtirolo i monumnetri svolgono un ruolo molto importante: marcano la presenza, rafforzano la percezione dell'identità, in particolare quella di carattere etnico, eservono come strumento di contrapposizione.L'esempio più eclatante, a questo proposito, è costituito dal monumento fascista alla Vittoria (1), che sorge presso ponte Talvera a Bolzano.
Ecco una piccola antologia di personaggi ai quali in Sudtirolo sono stati dedicati monumenti, nomi di strade, targhe commemorative e quant'altro fosse possibile utilizzare in funzione etnica:
Walther von der Vogelweide (2); Giuseppe Mazzini (al quale si rende sicuramente onore come spirito europeo, ma essenzialmente anche come pioniere del confine italiano al Brennero; caduti italiani e tedeschi - ovviamente divisi; gli attentatori degli anni sessanta Josef Kerschbaumer(3) e Walter Höfler; molti eroi del tempo di Andreas Hofer (4); carabinieri eroici; infine, non senza qualche imbarazzo, partigiani oppure vittime del fascismo o del nazionalsocialismo (beninteso che, in questo caso, ogni parte tende a onorare solo le vittime del proprio gruppo linguistico, vale a dire quelle causate dalla dittatura dell'altro).
I monumenti assurgono ad oggetto di frequenti e accese dispute nella battaglia verbale per la supremazia etnica e vengonos celti come spunto di partenza per feste e marce patriottiche. Rappresentano anche un bersaglio privilegiato per atti vandalici o attentati.
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(1) il Monumento alla Vittoria/Siegesdenkmal fu progettato dall'architetto Marcello Piacentini su commissione del regime fascista ed eretto nel 1926-1928, demolendo il monumento incompiuto dedicato ai Cacciatori imperiali austroungarici (Kaiserjäger).
(2) Walther von der Vogelweide(1170-1230). Il luogo di nascita del maggiore tra i poeti lirici in lingua tedesca del Medioevo è tuttora ignoto. Nell'800 si ipotizzò fosse il Vogelweiderhof a Laion/Lajen, presso la città di Chiusa, che divenne meta di molti artisti tedeschi. Nel 1889 fu inaugurata a Bolzano - al centro dell'omonima piazza - una statua in suo onore, già simbolo del pangermanesimo tirolese.
(3) Sepp Kerschbaumer (1913-1964) esponente di spicco e tra i fondatori del BAS/Comitato di liberazione del Sudtirolo, morì d'infarto in carcere, dopo che in alcune lettere inviate alla famiglia e alla SVP descrisse i maltrattamenti subiti dai detenuti sudtirolesi.
(4) Andreas Hofer (1767-1810), oste del Sandwirt in Val Passiria e comandate degli Schützen - combattenti per la libertà - martire ed eroe incontrastato del patriottismo tirolese.
(da ABC Sudtirolo di Alexander Langer)
lunedì 10 ottobre 2011
Attentati - Attentate


Attentati e bombe, purtroppo, hanno svolto periodicamente un ruolo nella recente storia del Sudtirolo e della sua autonomia. Fino ai nostri giorni sono state compiute azioni da autori così diversi da renderne impossibile la precisa ricostruzione.In linea di massima è possibile distinguere due periodi di attentati sudtirolesi, ciascuno diviso a sua volta in due fasi.Un primo periodo concerne l'epoca del "Los von Trient", con inizio nella seconda metà degli anni cinquanta. Allora il terreno venne preparato in occasione delle grandi festività hoferiane del 1959, allo scopo di far scivolare la condizione di generale insoddisfazione nei riguardi di un'autonomia accettata a malincuore verso un piano di sollevazione armata. In questo contesto, l'episodio più importante è rappresentato dalla cosiddetta "Notte dei fuochi" (Feuernacht) in occasione della celebrazione della festa del Sacro Cuore di Gesù (11 giugno 1961). La maggior parte degli attentati, compiuti mediante l'uso di esplosivo, colpirono i tralicci dell'alta tensione e furono organizzati da ambienti sudtirolesi vicini alla SVP.
In un clima internazionale allora cntraddistinto dai movimenti di liberazione legati ai processi di decolonizzazione, l'intenzione era quella di far convergere sulla questione sudtirolese l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, allo scopo di porre un forte accento sulle richieste avanzate in termini legali ("Los von Trient", maggiore autonomia amministrativa, possibile autodeterminazione). Grazie a questa prima fase si riuscì a sollecitare l'intervento di tutte le parti in causa; è inoltre possibile affermare che, nonostante la dura ed efficace repressione compiuta dallo Stato italiano, quegli attentati contribuirono a riattivare il processo di revisione dell'autonomia (fatto questo, che peraltro non depone a favore della qualità della democrazia del tempo). Alle azioni di questa prima fase, compiute dai "combattenti per la libertà" seguirono molto presto - e fino al 1967, cioè durante tutto il periodo delel trattative per il riordino dell'autonomia sudtirolese - numerosi altri attentati, che presero di mira obiettivi in grado di mettere in pericolo vite umane (caserme, pattuglie militari e della polizia ecc.) e causarono infatti numerose vittime, tra le quali devono comunque essere contate anche quelle addebitabili alla reazione delle forze dell'ordine.
Gli attentati della seconda fase possono essere ricondotti solo in parte ad autori sudtirolesi: ad essi infatti si aggiungono elementi stranieri, soprattutto gravati da un orientamento politico di matrice nazista, e (come in seguito è stato accertato) vi fu anche l'interferenza dei servizi segreti italiani, conferendo all'intero quadro un aspetto assai poco trasparente. In sostanza si può affermare che gli attentati della prima fase sono stati compiuti mediante il sostegno per l'approvazione di ampi settori della popolazione sudtirolese di lingua tedesca, mentre gli autori delle azioni successive agirono senza cercare un simile appoggio e dunque in modo più isolato.
Un secondo periodo di attentati, realizzaticon uso di esplosivi e altre azioni violente, è cominciato nell'anno 1978. Anche in questo caso si possono distinguere due fasi. Nella prima (soprattutto fino al 1981) si tratta di una serie di provocazioni etniche, cominciate con attentati d'impronta anti-italiana (ad essere presi di mira furono lcuni monumenti) che trovarono poi presto una risposta di segno opposto: i bersagli divennero oggetti e simboli tedeschi-sudtirolesi (funivie, monumenti, ecc.)Numerosi scarabocchi realizzati su cartelli o altre scritte in tedesco o in italiano, azioni contro automobili con la targa di un'altra provincia italiana e altri tipi di aggessioni occasionali a sfondo etnico accompagno queste iniziative, fiorite sul terreno proprizio del crescente scontro identitario.
Da parte tedesca ciò è da ricondurre a un certo malumore nei confronti della soluzione maturata con il "Pacchetto", dunque alal convincione che adesso si possa e ci si deve spingere oltre, e la reazione pubblica attestabile all'interno del proprio gruppo linguistico sembra favorire un simile atteggiamento. Sul versante italiano si è assistito all'emergere di una tendenza sublimale votata a rispondere con gli stessi metodi usati dai sudtirolesi di lingua tedesca: "ribatteremo colpo su colpo" si poteva leggere in alcuni volantini, e sempre più spesso qualcuno faceva presente che gli italiani del Sudtirolo avrebbero dovuto affrontare i loro problemi così come i sudtirolesi di lingua tedesca avevano fatto negli anni '60. Se da parte tedesca, insomma, il "Pacchetto" sembra troppo poco, per gli italiani era considerato qualcosa di troppo.
A mobilitarsi seriamente contro questi attentati furono in realtà soltanto le forze interetniche, le quali vedevano nell'ulteriore radicalizzazione dello scontro una grave minaccia portata alla convivenza; la grande maggioranza dell'opinione pubblica e i principali partiti sottovalutarono questi segnali e non furono colti da particolari preoccupazioni quando dal tessuto lacerato della società emergevano di tanto in tanto episodi di violenza.
Una nuova ondata di azioni violente a sfondo etnico comincia a partire dal 1986 con una serie di attentati, in gran parte rivolti contro obiettivi italiani: case popolari, edifici pubblici, abitazioni di politici e così via. Stavolta lo sconcerto è unanime e non si registra nessuna forma di approvazione. Soprattutto la popolazione italiana è colpita da questa nuova serie di attentati, divenendo insicura e reagendo mediante un atteggiamento nazionalistico. Anche questi attentati finiscono così per svolgere un notevole ruolo nella politica sudtirolese. L'enorme enfatizzazione e drammatizzazione di questi temi fatta poi dai mezzi di informazione non produce meno danni dell'indifferenza spesso ostentata da parte tedesca.
Gli autori degli attentati vengono individuati solo molto raramente e sfuggonocosì alla legge. Forse gli organi inquirenti sono fin troppo rapidi nell'applicare modelli interpretativi precostituiti, e forse è vero anche che la popolazione,a causa della diffusa sfiducia nei confronti della polizia e degli amministratori della giustizia, non offre la collaborazione necessaria.
"Se anche non riusciamo ad evitare gli attentati, almeno vorremmo riuscire a limitarne i danni psicologici e politici" è invece il motto e il punto di partenza di ogni manifestazione, raccolta di fondi per le vittime e iniziative di solidarietà organizzate dai gruppi interetnici.
(Alexander Langer)
venerdì 7 ottobre 2011
Ängste - Paure
In tutta la questione sudtirolese le paure svolgono un ruolo molto importante e naturalmente vengono vissute in modo diverso da chi vi si trova a vario titolo coinvolto. Per i sudtirolesi di lingua tedesca il ricordo che risale all'esperienza dell'annessione (*) non voluta, e soprattutto delle repressioni connesse ai tentativi di italianizzazione compiuti dal regime fascista e proseguiti nel dopoguerra, costituisce dunque ancora una ferita aperta: si è potuto constatare sulla propria pelle che cosa vuol dire trovarsi a fronteggiare senza protezione il più forte.Anche gli interventi della polizia, durante il periodo degli attentati negli anni '60, e altre iniziative prese dalle istituzioni nel corso degli anni hanno contribuito a suscitare e a mantenere in vita la paura.
Ma anche la popolazione di lingua italiana residente in provincia ha conosciuto più volte la paura: non soltanto durante il periodo dell'occupazione nazista, ma anche successivamente, per esempio negli anni '60, quando in molti hanno avuto paura di perdere la vita a causa degli attentati. La stessa paura si è rinnovata negli ani '80, quando si è diffusa anche quella per l'autonomia o meglio nei confronti di un potere tutto concentrato nelle mani della Südtiroler Volkspartei (**).
Non si dimentichi poi, da entrambe le parti, la paura per la discriminazione e il timore di venir trattati ingiustamente (talvolta per motivi fondati, talvolta anche soltanto in modo presunto) dall'altro gruppo: i sudtirolesi di lingua tedesca pensano soprattutto allo Stato italiano e ai "60 milioni di italiani", gli italiani allo "strapotere tedesco" in provincia e qualche volta persino ai tedeschi che abitano oltre il Brennero.
Con le paure si fa politica.
Il Presidente dell'SVP, Silvius Magnago (***), ha per esempio più volte spiegato che una minoranza può essere mantenuta in stato di allerta e con ciò restare compatta soltanto mediante un conforme sentimento di paura.
Da parte italiana, parimenti, si è avuta la propaganda esplicita del MSI, il partito neofascista, al fine di evocare e poi diffondere negli italiani la paura che i tedeschi volessero cacciarli, raccomandando così una politica della forza in difesa degli interessi nazionali.
(tratto da: Sudtirol ABC/Sudtirolo ABC di Alexander Langer, traduzione di Gabriele Di Luca)
(*) al termine del conflitto mondiale, l'Impero d'Austria-Ungheria si disgregò; col Trattato di Saint Germain (1919), i territori tirolesi a sud del Brennero furono annessi all'Italia, dopo quasi quattrocento anni di dominazione asburgica.
(**) "Partito popolare sudtirolese" (SVP), fondato a Bolzano nel 1945 e di matrice cattolica, "partito di raccolta" (Sammelpartei) dei sudtirolesi di lingua tedesca e ladina e promotore di un'autonomia provinciale a tutela della minoranza e del suo progressivo allargamento.
(***) Silvius Magnago (Merano 1914-Bolzano 2010), Presidente (Obmann) dell'SVP dal 1957 al 1991 e Presidente della provincia (Landeshauptmann) dal 1960 al 1989, "padre dell'autonomia" e del Pacchetto, indiscusso protagonista della scena politica del Sudtirolo contemporaneo.
sabato 1 ottobre 2011
Heimat

I tirolesi che oggi appartengono all'Italia in fondo non hanno una patria (Vaterland): l'Austria di adesso può al massimo essere evocata in senso retorico, perchè in realtà non lo è mai stata, e solo qualche sognatore pangermanista potrebbe riferirsi alla Germania.Neppure l'Italia può avanzare questa pretesa. Per questo motivo ci si è attaccati così intensamente alla Heimat e la si tira sempre in ballo, nonostante pure questo concetto non sia immune da qualche difficoltà concettuale ed emotiva: lo storico Tirolo unito, vale a dire la parte "tedesca" che figura come vera Heimat nei canti patriottici, è presente solo in misura minima nella consapevolezza quotidiana dei sudtirolesi e così, indipendentemente dall'ideologia, bisogna ccontentarsi della piccola Heimat del Sudtirolo. Tutto sommato neppure una cosa negativa: a differenza delle patrie, una Heimat, specialmente se piccola, perlomeno non esporta guerre.
Del resto non è che gli abitanti di lingua italiana del Sudtirolo stiano meglio. Pur disponendo infatti di una patria con la quale si possono più o meno identificare, sono costretti a compiere continui sforzi per conquistarsi la Heimat, nei confronti della quale appaiono di solito come intrusi, invasori, usurpatori o comunque come disturbatori dell'intimità tirolese, anche se risiedono qui da due o tre generazioni. Il loro compito viene certo leggermente facilitato se sanno il tedesco e mostrano la volotà di adattarsi, anche se tuttavia per molti sudtirolesi di lingua tedesca non costituisce ancora una ragione morale sufficiente per riconoscere loro un pieno diritto di Heimat.
Un riconoscimento comune e reciproco del diritto di Heimat e una comune consapevolezza di essa, che sappia far retrocedere gli impeti patriottici, sono però necessari, se prima o poi si vorrà costuire un futuro per tutti quelli che vivono in questa provincia e con ciò mettere fine alla continua opposizione etnica.
da:Sudtirol ABC/Sudtirolo ABC di Alex Langer
giovedì 29 settembre 2011
Norbert Conrad Kaser, poeta

Dissidenten - Dissidenti
"Io sono un sudtirolese": così scrisse nel 1978 il poeta Norbert Conrad Kaser (vedi foto), prematuramente scomparso. Dissidente è chi, trovandosi a vivere in un sistema più o meno totalitario, ha il coraggio di esprimere un'opinione diversa da quella comune.
Per decenni in Sudtirolo, all'interno del gruppo linguistico tedesco, chiunque rinnegasse l'unità e la compatezza del proprio gruppo di appartenenza era visto e trattato alla stregua di un dissidente.
Ciò può accadere ancora oggi, soprattutto se non si è in grado di aderire stabilmente ai valori della tradizione. ma anche per via di convinzioni poco ortodosse sulla religione, l'arte, la politica, e in generale per quelle convinzioni prodotte da una visione del mondo giudicata eccentrica. Il ritenersi costantemente posti in una condizione di assedio etnico (condizione largamente immaginaria) non consente sfumature; ogni deviazione viene ritenuta un segno di debolezza morale e di scarsa attitudine alla lotta, un aprova di disfattismo severamente punita: i dissidenti erano e sono considerati traditori, marchiati come corpi estranei e nocivi, e perciò isolati, attaccati, soffocati, ridicolizzati.
Il modello mediante il quale, durante il periodo delle Opzioni, furono trattati tutti i non optanti, è rimasto lo stesso utilizzato dopo la II guerra mondiale nei confronti dei dissidenti, tra i quali peraltro non si contavano nè si contano solo intellettuali. Gli interessi e i punti di vista del gruppo etnico sono così considerati semplicemente coincidenti con quelli del "partito di raccolta".
Nel 1978 gli intellettuali sudtirolesi ( e non solo quelli dissidenti) lanciarono un appello ("Lettera degli 83") per richiedere una svolta nella vita pubblica, cioè maggiore pluralismo e tolleranza. Lo strenuo lavoro effettuato dai nuovi movimenti "interetnici", a partire dal 1978, ha lentamente contribuito a strappare dall'isolamento la dissidenza, conquistando così spazio e una certa considerazione per chi si faceva portatore di opinioni e punti di vista non allineati.
da: SŰDTIROL ABC – SUDTIROLO ABC di Alexander Langer