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giovedì 31 gennaio 2013

La geologia dell'Alto Adige

La struttura geologica dell'Alto Adige è molto complessa. In questa regione montana compaiono tre grandi strutture tettoniche, il Pennidico, l'Austroalpino e il Subalpino, nate in origine in ambieti marini molto distanti tra loro; durante la loro orogenesi siebbero sovrascorrimento e corrugamenti con sovrapposizioni di falde di ricoprimento.

martedì 5 giugno 2012

Il Parco Naturale del Monte Corno


Il Parco Naturale del Monte Corno si trova nella Bassa Atesina a metà strada tra Bolzano e Trento. Comprende una superficie di 6.866 ettari, distribuiti sui territori comunali di Trodena, Anterivo, Montagna, Egna, e Salorno.
La zona sottoposta a tutela si estende sulle dorsali porfiriche e dolomitiche, delimitate ad ovest dalla Val d’Adige, a nord dalla sella di San Lugano (Val di Fiemme), a sud-est dalla Val di Cembra e a Sud della Chiusa di Salorno.
Il parco naturale della Bassa Atesina ospita la più ricca comunità di specie vegetali e animali di tutti i parchi naturali altoatesini, poiché arrivando fino ai margini della valle dell’Adige è l’unico situato in parte nella zona climatica submediterranea. Una varietà di associazioni boschive ricopre l’ 80% di questo „parco dei boschi”che, a causa della sua bassa quota, vive in stretto rapporto con gli insediamenti rurali.
Nonostante la presenza secolare dell’uomo, qui si è conservato un ambiente in equilibrio e rispetto per la Natura. In questo territorio situato proprio ai margini di una zona fortemente popolata e intensamente coltivata (monoculture di mele) come la Val d’Adige, si trovano dei paesaggi ameni e solitari, rimasti immuni dallo sfruttamento del turismo di massa, che constituiscono un paradiso per riposanti passeggiate naturalistiche.
Geologia e paesaggio

La zona del Parco è costituita da due tipi di roccia: la parte occidentale da chiari calcari dolomitici, la parte centrale e orientale da porfido bruno rossastro che culmina nel Monte Corno (1817m).
Imponenti fuoriuscite laviche, circa 250 Milioni di anni fa, hanno formato il duro porfido quarzifero atesino che, in seguito all’azione disgregatrice degli agenti atmosferici, si trasforma in terreno acido e povero di humus.
Il paesaggio alle sedimentazioni marine è costituito da diversi strati multicolori e fossiliferi di composizione sabbioso-marnoso-calcarea che affiorano alla base del Cislon e nel Rio di Trodena (arenarie della Val Gardena, strati di bellerophon e di Werfen, calcari conchilliferi). I fianchi del Parco naturale rivolti verso la Val d’Adige sono costituiti invece dai massici di roccia dolomitica del Cislon (1251m), del Prato Re (1622 m), della Madrutta (1507m), nonché del Geier (1083m).
Questa duplice struttura si é formata in occasione del corrugamento delle Alpi, allorchè poderosi movimenti tellurici ad est della linea di frattura tettonica Fontanefredde-Trodena-Cauria-passo Saùc sollevarono di circa 2000 m la massa di porfido.
L’odierna morfologia di questo territorio deriva in parte anche dall’azione dei ghiacciai durante l’era glaciale che arrotondarono le cime degli altopiani e depositarono sui terreni pianeggianti materiale morenico argilloso.
Altrettanto ricca di contrasti la geologia é l’idrologia del Parco naturale. Mentre i terreni porfirici impermeabili presentano una ricca rete idrica superficiale con numerose zone umide, nelle zone dei calcari dolomitici, che tendono al carsismo, si trova un sistema idrico essenzialmente sotterraneo.
Le bio-associazioni

La distribuzione delle specie vegetali, ma anche di molte specie animali in natura é sottoposta a regole ecologiche precise: quota, clima, precipitazione, tipo di terreno, esposizione al sole e grado di umiditá sono tutti fattori che determinano un habitat. A questi elementi si aggiunge anche l’ influenza esercitata dall’ uomo.
Nel Parco troviamo un’ampia gamma di associazioni vegetali che va dal bosco ceduo submediterraneo a carattere termofilo al bosco subalpino di abete rosso.
La flora del Parco naturale presenta, come la sua struttura geomorfologica, due diversi aspetti.
Sui terreni calcarei troviamo in prevalenza vegetazioni che prediligono un clima caldo-semiarido: coste aride, boschi cedui, boschi di abete rosso e boschi misti. Le dorsali porfiriche invece, grazie alla loro più ricca rete idrica, sono ricoperti da rigoglioso boschi di aghifoglie con un alternarsi di prati umidi e di torbiere.
Il bosco costituisce una bioassociazione che si rigenera autonomamente ed é importante per il mantenimento della situazione idrologica e climatica, per la stabilitá del terreno nonché per la molteplicitá della flora e della fauna. Un bosco allo stato naturale é caratterizzato in genere da un alternarsi di piante giovani e vecchie, da un ricco sottobosco e dalla molteplice mescolanza delle specie arboree. La presenza di parti legnose deteriorate offre un insostituibile base per il ciclo nutritivo di molti funghi, batteri, alghe, muschi ed insetti.
Grazie alle diverse caratteristiche geomorfologiche e ad uno sfruttamento attento e sostenibile i boschi del Parco naturale conservano una particolare biodivesità.

Il bosco ceduo

Il bosco ceduo di roverella, carpi nella e frassino raggiunge in Alto Adige il limite più settentrionale della sua area di diffusione. Sulle soleggiate pendici del parco rivolte verso la Val d’Adige tale bosco si spinge fino a 1000 m di quota s.l.m. Per dieci mesi nel sottobosco é un susseguirsi ininterrotto di fioriture e fruttificazioni: le papilionacee, liliacee, le orchidacee e le labiate sono tra le specie più rappresentative.
Agli inizi della primavera si schiudono i fiori gialli del corniolo e della cespugliosa erba cornetta. Nel tardo autunno il fiammante fogliame dello scotano risalta sui pendii un pò brulli. Alternativamente fruttifica il ciliegio canino, il castagno, il fico selvatico, il pero corvino e l’erba vesicaria. Nei siti più caldi cresce il sempreverde pungitopo. Tra la vegetazione che prospera nel sottobosco è da menzionare il giacinto dal pennacchio, il latte di gallina, il sigillo di salomone, l’origano selvatico, la valeriana rossa e la vite nera, simile ad una liana.

Prati aridi

Sui terreni poco profondi ed esposti al sole, dove il bosco ceduo diventa più rado, troviamo sui prati aridi la limonella dal profumo intenso, l’anemone di primavera, dai fiori vellutati e violacei, le argentee ariste del lino delle fate, la scorzonera austriaca, l’eliantemo bianco; da citare inoltre il timo, la cicoria, la globularia, il garofanino silvestre, l’antérico liliagine e il giglio rosso, l’assenzio, l’achillea, le graminacee xerofile, le orchidee e l’aglio.
Il gioiello della fauna submeditteranea dal colore verde brillante è il ramarro. Nelle giornate calde nell’aria risuona il frinìo penetrante della cicala, mentre tra la vegetazione sta in agguato l’elegante mantide religiosa.
Sulla superficie delle pietre sta adagiata al sole la lunga biscia d’Esculapio mentre al disotto lo scorpione italico attende l’ avvento dell’oscurità, quando dai prati aridi si leva un coro di molteplici richiami. Eccezionale è la ricchezza di lepidotteri e coleotteri. Anche il buffo ghiro, nonchè diverse specie di uccelli, quali l’usignolo, l’upupa, la capinera, il codirosso e il fagiano amano la zona climatica calda.

Bosco di pino silvestre

In ubicazioni e situazioni ambientali estreme e spesso opposte come: aridità, terreni poveri sia calcarei che porfirici, torbiere, alta montagna, calura, dove altre specie arboree crescono a stento, il modesto pino silvestre trova la sua nicchia ecologica. Cresce infatti tanto sulle pendici aride di dolomia della Val d’Adige quanto sui poveri pendi porfirici di Anterivo. Sotto le sue chiome rade crescono accanto ad alcune piante submeditterane l’erica, la carice umile, l’uva ursina, la bozzolina, la felce aquilina. Sul porfido si trova anche il mirtillo rosso e quello nero. Sulle ripide fiancate rocciose nidifica la variopinta coturnice e pascola il camoscio mentre nelle corone degli alberi si ode il grido della ghiandaia e nell’aria si libera in voli acrobatici il rondone alpino.

Bosco di faggio – abete bianco

Sui terreni profondi e fertili sopra Pochi di Salorno, nella valle del Rio di Trodena sui pendii nord-occidentali del Prato del Re e del Cislon, crescono imponenti faggi e abeti bianchi che sono tra le specie di maggior importanza ecologica per la presenza apparati radicali profondi e la capacità di formare un ottimo humus. Mentre il sottobosco nel fitto della zona boschiva si limita a specie umifere come l’acetosella, la stellina odorosa, la mercorella, l’anemone , l’orecchia d’orso gialla, la dentaria e la gramigna del Parnaso, nelle radure fioriscono invece il maggiociondolo, il mezero o fior di stecco, il rododendro peloso, il martagone, le orchidee nonché i mughetti e i ciclamini. Tra le corone degli alberi saltano gli scoiattoli e con rumoroso sbattito di ali si alza in volo il francolino di monte.

Bosco di forra

Nelle conche e nelle gole scavate dai torrenti, dove l’aria é umida, il faggio scende anche molto in basso e si associa al tasso, al tiglio riccio, alla carpinella,e all’edera mentre nel sottobosco cresce un rigolio di altri cespugli. Vera rarità per l’Alto Adige è la presenza dell’agrifoglio sempreverde sul versante settentrionali del Geier.
Nelle forre di difficile accesso, ma vicine agli abitati si rifugiano la salamandra pezzata, la volpe, la martora, il tasso e il gufo.
Bosco di abete bianco-abete rosso

Il cupo bosco di abete bianco-abete rosso ricopre i fertili terreni della dorsale porfirico-morenica da Salorno verso Cauria, Casignano, Trodena fino a Fontane Fredde.
Un sottobosco resistente all’ombra, nonché il larice, il sorbo selvatico, la clematide alpina accompagnano questi maestosi boschi di aghifoglie che sono da ritenersi fra i più importanti dell’Alto Adige. I picchi martellano i tronchi, la nocciolaia cerca i semi delle pigne, le cincie danno  caccia agli insetti.
La presenza di un gran numero di caprioli si nota per le conseguenze negative sopratutto a danno delle giovani piantine di abete bianco. Il gallo cedrone necessita di questi indisturbati biotopi boschivi.

Torbiere Alte

Le torbiere del lago Bianco, del Lago nero, di Gampen e di Palù Longa possono essere considerate dei veri gioielli naturalistici. La primula farinosa, il trifoglio d’aqua, le canne, la carice, il pennacchio, il brugo e il mirtillo rosso segnano il trapasso agli acidi cuscinetti di sfagni su cui crescono il mirtillo blu, la mortella di palude nonchè la rara andromeda polifoglia. Le uniche piante ad alto fusto che sopravvivono in tali ambienti sono conformazioni deformate di betulla, di pino silvestre e di pino mugo.
Dato che ogni orma nella vulnerabile vegetazione palustre lascia delle ferite che impiegano anni a rimarginarsi, si deve evitare di addentrarsi in questi biotopi, in cui hanno trovato rifugio insetti acquatici, anfibi, bisce e fagiani di monte.

 Prati alberati con larici

I prati di larici situati sulle vaste dorsali porfiriche tra Trodena e Anterivo, nonchè sopra Cauria rappresentano sicuramente uno dei gioielli paesaggistici del parco. Qui fioriscono la soldanella, il croco primaverile, il botton d’oro, il mughetto, il giglio di monte, il brugo, il colchiccio autunnale, il mirtillo rosso e nero. Il visitatore può ammirare inoltre diverse specie di genziane, primule, anemoni, orchidee e campanule.
 I prati alberati a larici una volta venivano incentivati perchè accanto al legno veniva ricavato anche il fieno. Molti deplorano il degrado di questi paesaggi curati come dei parchi, ma gli autentici protezionisti della natura si rallegrano perchè in un mondo sfruttato all’ eccesso dall’uomo esistono ancora paesaggi in cui la natura può sviluppare liberamente e le aquile reali, gli astori e gli sparvieri possono volteggiare indisturbati a caccia di preda.

giovedì 15 marzo 2012

Geodi o Teiser Kugeln di Tiso


La frazione di Tiso è nota a gli studiosi ed agli appassinati di mineralogia per le "Teiser Kugeln" o geodi di Tiso, agglomerati di quarzo, ametiste e agate.
Nella val di Funes si può visitare un piccolo museo tematico, presso la casa delle Associazioni.
Vengono organizzate escursione alla ricerca dei geodi.

sabato 10 marzo 2012

Corno Bianco


Visto dall'alto il Corno Bianco, la montagna che sovrasta Aldino, sembra un immenso budino a strati cui un altrettanto immenso cucchiaio abbia tolto un'immensa fetta.
In verità a mangiarsi la montagna è stata l'acqua, che partendo dalla candida cima ha eroso nel sorso di 15 mila anni il terreno, creando il canyon più spettacolare dell'Alto Adige.
Dal 2003 è stato attrezzato un sentiero che attraversa l'intera gola, lunga circa 8 chilometri per 400 metri di dislivello, con completissime tavole che aiutano a comprendere questa meraviglia geologica.

A partire dal parcheggio e poi risalendo la gola, calpestiamo i ciottoli del fondo e gli affioramenti di roccia. Subito il durissimo porfido rossastro che fa da base al Bletterbach, siamo a 280 milioni di anni fa; poi la pietra arenaria della Val Gardena si polverizza sotto le scarpe, che conserva moltissime impronte di animali (anche dinosauri) e di piante, o il gessoso Bellerophon, 250 milioni di anni da, al tempo delle grandi, misteriose estinzioni; risalendo la gola fra due muri di roccia alti venti metri, a ogni metro sono migliaia di anni, a ogni strato una scoperta, fino al gran balzo della cascata del Butterloch, sotto il Corno Bianco.

Il porfido della Bassa Atesina





venerdì 11 novembre 2011

Trodena












Il parco copre una superficie di quasi 7.000 ettari, distribuita nei territori dei comuni di Trodena, Anterivo, Montagna, Egna e Salorno.
L'area protetta si estende lungo la dorsale di roccia porfirica e dolomitica situata sul versante orografico sinistro della valle dell'Adige ed è delimitata ad ovest dalla valle dell'Adige, a sudest dalla valle di Cembra e a nord dalla sella di San Lugano, estendendosi dal Cislon a nord fino alla stretta di Salorno a sud e dal margine submediterraneo della valle dell'Adige raggiunge la zona subalpina intorno al monte Corno (1817 m.)
Il parco naturale presenta una flora e una fauna tra le più varie dell'Alto Adige e costituisce uno dei più preziosi gioielli naturalistici di questa provincia.
Il territorio del parco naturale si articola in due aree geomorfologicamente distinte: sul fianco della Val d'Adige troviamo calcare chiaro e dolomia, al centro ed a est porfido quarzifero rosso-bruno che culmina sul monte Corno.
Circa 270 milioni di anni fa dalla crosta terrestre lacerata sgorgò un'incandescente colata di lava che, solidificandosi, formò la piastra porfirica bolzanina, il più grande giacimento di vulcanite delle Alpi, utilizzato per cubetti da pavimentazione, lastre e pietre per muratura.
I seguenti milioni di anni furono caratterizzati da un clima desertico, ove tempeste di sabbia accumularono enormi dune, da cui originò l'arenaria della Val Gardena.
Nella forra di rio Trodena si incontrano resti fossilizzati e carbonizzati di piante terrestri (si tratta di frammenti fossili di rami, foglie e pigne di diversi tipi di conifere, felci, depositatisi in insenature e successivamente coperti da limo.
200 milioni di anni fa ca. lo strato tettonico sprofondando venne sommerso dal proto-mediterraneo. Nelle basse lagune si depositarono gli strati policromi delle formazioni di Bellerophon e di Werfen, lasciando impronte di fossili.
Sopra a quetsi strati si sono depositati i calcari di dolomia, alla sottile fascia di strati di Raibl - impermeabile e argillosa - seguono le stratificazioni di dolomia principale presentanto, talvolta resti di conchiglie e di chiocciole.

domenica 16 ottobre 2011

Le Dolomiti di Sesto

Le Dolomiti di Sesto sono situate nell'estremo nord-est delle Dolomiti, al confine con le Alpi Carniche, e sono separate da Nord dalle Alpi Centrali da una grande linea di rottura: "la Linea Periadriatica" .

Come dice già il nome, le Dolomiti sono composte prevalentemente da rocce dolomitiche, deposte nelle calde e basse acque dell'antico mare Mediterraneo preistorico, denominato: la "Tetide". Ma anche rocce calcaree e vulcaniche, arenarie e rocce argillose, che sono ampiamente diffuse.

Si comincia con il Basamento cristallino: in passato, diverse centinaia di milioni di anni fa, rocce arenaceo-argillose ed anche vulcaniche sono state trasformate, dalla pressione e dalla temperatura, in scisti quarziferi. Oggi queste rocce sono chiamate filladi quarzifere di Comelico e di Bressanone. Seguono le potenti Arenarie di Val Gardena, un prodotto dello smantellamento dei Porfidi quarziferi di Bolzano, vulcanici, che qui affiorano solamente in strati spessi pochi metri nei pressi del Monte Covolo. Il colore rosso delle arenarie deriva dai minerali di ferro e testimonia la presenza di un clima desertico.Gli strati della formazione a Bellerophon furono già depositati nel Mare della Tetide, che sopraggiungeva da est. Questi depositi appaiono raramente nel paesaggio, in quanto sono intensamente disgregati e coperti da una fitta vegetazione. In successione la Formazione di Werfen, con strati colorati, argilloso-calcarei, risalente a circa 245 milioni di anni fa, costituisce il terreno boschivo fino a quasi 2000 metri. Seguono la Dolomia del Serla e di seguito la Dolomia dello Sciliar che richiamano alle antiche scogliere anche dai fossili tipici, come coralli, alghe, molluschi e spugne. Si succedono gli Strati di Raibl formati da rocce argillose e si sono formate ampie incisioni a forma di valico, come la Forcella Lavaredo, la Forcella Pian di Cengia, Forcella San Candido ecc. Gli strati ricchi di argilla favoriscono fortemente gli scivolamenti del terreno come ai piedi della Torre dei Scarperi. Come ultimo importante elemento della successione si presenta la Dolomia Principale, come le Tre Cime di Lavaredo, Monte Paterno, Croda dei Toni.


giovedì 22 settembre 2011

Bressanone, conformazione e flora

Bressanone è situata in una conca piuttosto vasta della Valle d'Isarco. Non solo l'area urbana e le zone collinari adiacenti appartengono al territorio comunale di Bressanone, ma verso est anche i pendii meridionali e occidentali del massiccio montuoso della Plose e verso ovest i pendii orientali del Monte Cane.
La fillade di Bressanone è la roccia madre dominante e che determina la dolce morfologia territoriale della conca di Bressanone. Sul Pfeffersberg e nella zona del Monte Cane compaiono anche paragneiss albitici e micascisti e nella parte più a est del territorio comunale di Bressanone ai piedi del Monte Forca sono presenti formazioni simili a quelle di Ponte Gardena ed arenarie della VaI Gardena.
Le vaste terrazze, a sinistra e a destra della Valle d'Isarco, sono di origine glaciale e rappresentano grandi depositi di materiale morenico. Il fondovalle pianeggiante è interrotto in molti punti da coni di deiezione di cui alcuni ben formati tra cui quelli di Albes, Mara e Millan.

Molte specie vegetali termofile nella conca di Bressanone raggiungono il confine settentrionale della loro area di distribuzione. Cosi il pino silvestre nel piano fitoclimatico più basso è frammisto a varie specie come l'orniello, la roverella, il ciliegio canino, l'erba vescicaria e il corniolo. Il castagno, largamente diffuso, sottolinea il carattere submediterraneo di tale cingolo vegetazionale.

Il clima relativamente mite permette ancora la viti- e la frutticoltura. I vigneti sono diffusi anzitutto a Scezze, Albes, Millan, sotto Pinzago, a Tiles e sotto S. Andrea nonchè tra Kranebitten ed Elvas. A quote più alte si possono trovare ancora dei frutteti.


domenica 27 febbraio 2011

Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina


Splendidi nevai e ripide vette caratterizzano il Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina, che copre un'area di 31.500 ettari nella parte nord-orienale dell'Alto Adige.

Il parco si estende tra la Valle di Anterselva e la Valle Aurina e confina con il massiccio degli Alti Tauri. I comuni compresi nel parco sono: Campo Tures Gais, Perca, Predoi, Rasun Anterselva e Valle Aurina.

Il territorio protetto comprende i rilievi delle Vedrette di Ries, del Gruppo di Dura, il settore occidentale del Gruppo del Grossvenediger e le propagini orientali delle Alpi Aurine. Il Gruppo delle Vedrette di Ries si presenta come unità montana relativamente poco frequentata posta tra la Valle di Tures, la Valle di Riva, la Valle dei Dossi, la Valle di Defereggen (Tirolo orientale), la Valle di Anterselvae la vallata principale della Rienza. Esso comprende 30 cime rilevanti di cui 12 superano i 3000 m.

Sotto l'aspetto geologico, il parco naturale ricade nella zona degi antichi gneiss (si tratta di una serie di rocce esistenti già in era paleozoica e successivamente metamorfosate). La Vallle Aurina è notoriamente ricca di minerali e la loro raccolta ha una lunga tradizione. Dal punto di vista geomorfologico le zone a gneiss, definite anche "montagne pietrose", presentano creste affilate, ripide e rocciose, mentre le zone caratterizzate da strati scistosi sono "montagne erbose".

lunedì 15 novembre 2010

Geopark Bletterbach

Tra i comuni di Redagno e Aldino si trova il Canyon del Butterloch ed, alcuni anni fa, questo territorio è stato sottoposto sotto tutela e come Geopark Bletterbach (rio delle foglie), reso turisticamente utilizzabile.
ll canyon è percorribile per circa 8 km ed è noto per gli straordinari e imponenti affioramenti di rocce vulcaniche e sedimentarie. La formazione di queste rocce risale ad un arco di tempo di circa 40 milioni di anni da 286 a 245 milioni di anni fa. La roccia sedimentaria è particolarmente interessante in quanto racchiude numerose impronte fossili di rettili e di una molteplice fauna, caratteristici di ciò che si definisce il passaggio tra due periodi geologici diversi: il Permiano e il Triassico.
Le rocce che si trovano all'interno del canyon possono essere divise dal basso verso l'alto nelle seguenti formazioni: porfido quarzifero di Bolzano - pietra arenaria della val Gardena - formazioni di Bellerophon - strati di Werfen e Dolomia del Serla.
Lo strato più antico è il porfido quarzifero: si è formato 260 milioni di anni fa; lo strato più recente è la dolomia del Serla, che risale a 240 milioni di anni fa.

Dal 26 giugno 2009 il Canyon del Butterloch fa parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, assieme alle Dolomiti.

Aldino/ Aldein

Il comune di Aldino dista a 37 km. da Bolzano. Il paese è situato sulla strada che da Ora/Auer porta a Monte San Pietro/Petersberg, ai piedi del Corno Bianco e del Corno Nero. Dalle due cime si gode una vista spettacolare sul gruppo dell'Ortles, le alpi della Ötztal, lo Sciliar, il Rosengarten, il Latemar, le Tofane, il gruppo del Brenta, la val d'Adige e la val d'Isarco.

L'escursione sul Corno Bianco e il Corno Nero porterà a notare la differente composizione geologica delle due montagne: il Corno Bianco di dolomia del Serla bianca e il Corno Nero di porfido quarzifero di Bolzano rosso e grigio.
La composizione così eterogenea delle vicine montagne è dovuta alla cosiddetta "linea di Trodena", un faglia nella crosta terrestre, lungo la quale il Corno Nero si è innalzato mille metri più del Corno Bianco. Gli strati depositati sopra il porfido sono stati lentamente erosi, perciò esso raggiunge la stessa altezza della dolomia del Serla, che è molto più recente.

venerdì 30 luglio 2010

Miniere di Monteneve


Le miniere di Monteneve si trovano su un massiccio montuoso tra due vallate: la val Passiria e la val Ridanna. La zona di coltivazione mineraria del vero e proprio Monteneve geografico (Monteneve non è un monte ma una conca alpina) è situata nel comune di Moso Passiria.
L'impianto di arricchimento è a Masseria in Val Ridanna.
Sono le miniere più alte d'Europa: a 2.030 m galleria Karl e a 2.530 m la galleria Kaindl.
A 2354 m. si trovava il paesino dei minatori, chiamato S. Martino a Monteneve.
I minerali estrati dal 1237 al 1967 dal lato della val Passiria e 1985 in quello della Val Ridanna si estraevano: rame - argento - zinco e piombo.
La causa della chiusura furono i costi di estrazione troppo alti rispetto a quelli del mercato mondiale.

venerdì 26 marzo 2010

Breve Genesi delle Dolomiti






Le Dolomiti altoatesine sono passate relativamente "indenni" attraverso la fase dell’orogenesi alpina (attorno a 50-60 milioni di anni fa).
Sopra il basamento degli antichi scisti cristallini presenti ovunque in profondità oppure sopra la colata laica costituente il "basamento porfirico atesino" che in parte hanno coperto i scisti suindicati, si sono formati in tempi successivi gli strati sedimentari, indi le masse dolomitiche e le formazioni sedimentarie ad esse intercalate:
  • Arenarie della Val Gardena (Groedner Sandstein)
  • strati di Bellerophon (iniziano i depositi sedimentari marini)
  • strati di Werfen (aumento del deposito marino con materiali più sottili marnoso-arenacei da parte dei fiumi - claraia claraia)
  • Dolomia del Serla
  • Dolomia dello Sciliar (formazione dei coralli, alghe calcaree): Catinaccio, Sciliar, Sassolungo, Odle, Pale di S. Martino e la parte inferiore delel Dolomiti Centro Orientali, compreso il Sella.
  • strati di Raibl
  • Dolomia principale (alghe e molluschi, ma non coralli)
  • marne del Puez

sabato 6 marzo 2010

Dolomiti, patrimonio naturale dell'umanità





Il 26 giugno 2009 il «World Heritage Committee» ha inserito le Dolomiti nella lista del Patrimonio Universale dell'Umanità UNESCO, come bene naturale da salvaguardare!
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Circa 80 milioni di anni fa, le piattaforme tettoniche africana ed euroasiatica iniziano a scontrarsi lentamente. Ci vogliono altri 50 milioni di anni per “alzare” il fondo del mare e farlo emergere. Le Dolomiti nascono in questo modo!
Le Valli Dolomitiche sono suddivise tra le provincie dell'Alto Adige Sudtirol, del Trentino e di Belluno.
In Alto Adige/Südtirol le aree interessate sono i quattro parchi naturali dolomitici, Puez-Odle, Dolomiti di Sesto, Fanes Senes-Braies e Sciliar-Catinaccio (Rosengarten) compreso il Latemar, nonché la parte del Bletterbach/Rio delle Foglie di Aldino.
Le Dolomiti dell’Alto Adige comprendono: la Val Gardena (Gruppo del Sella, Puez Odle, Sassolungo, Seceda, Alpe di Siusi, altopiano di Castelrotto) - la Val Badia (le Conturines, Sassongher, Sas Putia, Gherdenaccia) - la Val di Braies (parco naturale) - Val di Landro (Serla, Croda Rossa, Monte Piana, Tre cime di Lavaredo, Croda Baranci) - la Val d'Ega (Latemar e Catinaccio) e il Bletterbach di Aldino.
Le Dolomiti del Trentino si trovano nella Val di Fassa (Passo Pordoi, Passo Sella) e Valle di Primiero o Val Cismon (Pale di San Martino)
Nella provincia di Belluno si trovano nelle valli di: Val d'Ampezzo (le Tofane, il Pogamagnon, il Cristallo, il Sorapiss) - Val d'Ansiei (Gruppo delel Marmarole) - Val di Biois (Marmolada, Monte Civetta e Pale di San Martino) - Val Cordevole (Pale di San Lucano, Monte Civetta) - Valle Livinallongo/Col di Lana/Fodom (Creste del Nuvolao, il Settsass) - Valle di Zoldo e Val Fiorentina (Monte Pelmo e Monte Civetta).
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LA SCOPERTA: Intorno al 1700 il marchese Deodat Guy Tancrede Gratet de Dolomieu (n. 1750 - 1801) raccoglieva in quel di Salorno dei campioni di roccia che da lui trattata con acido, contrariamente a quanto accadeva con la calcite, non sviluppava effeverscenza. Diede i campioni al suo amico svizzero Theodor de Saussure, un chimico, perchè li analizzasse. De Saussure stabilì trattarsi si un carbonato doppio di calcio e magnesio. Dolomieu intendeva chiamare quel nuovo minerale Saussurrite in omaggio all'amico che ne aveva determinato la natura chimica, ma il De Saussure espose la scoperta in un convegno scientifico proponendo il nome di Dolomite, in onore dell'originario scopritore.
LA RICERCA SCIENTIFICA: Fino al 1850 le Dolomiti erano isolate dalle principali vie di comunicazione con l'Europa. Furono dei geologi tra il 1820 e il 1830 a gettare la prima luce sulla natura fisica del territorio ipotizzando la natura corallina delle Dolomiti.........



domenica 27 dicembre 2009

Val Isarco

La Val Isarco è una valle fluviale che confina da NO a Ne con l'Austria lungo il crinale spartiacque delel Alpi Breonie di Ponente e di Levante, a E con il bacino pusterese e le valli dolomitiche occidentali, a S e SO con la conca di Bolzano, l'altopiano del Renon, la Val Sarentino e la Val Passiria.
Dal punto di vista geologico si passa dai porfidi quarziferi alle filladi quarzifere, al granito, scisti cristallini e dolomia.
Nelle vicinanze di Mules passa la "linea periadriatica"
La Val Isarco è suddivisa in: Bassa - Media e Alta val Isarco. La "bassa val Isarco" inizia a Cardano (nord di Bolzano) fino a Chiusa; la "media val Isarco" prosegue fino a Naz Scives e, indine "l'alta val Isarco" conclude la valle fino al Brennero.
Le CONVALLI della Val Isarco sono: VAL D'EGA (Cardano, Passo di Costalunga, val di Fassa. A Pontenova/Birchabruck una deviazione conduce alla località sciistica di Obereggen, agli altopiani di Nova Ponente-Aldino e Passo di Lavazè fino alla val di Fiemme) - VAL DI TIRES (da Prato Isarco, Passo Nigra, Costalunga) - VAL GARDENA (Ponte Gardena, Ortisei, S. Cristina VG, Selva Gardena, Passo Gardena - Passo Sella) - VAL DI FUNES (Chiusa, S. Maddalena di Funes. Da S. Pietro di Funes attraverso il Passo delle Erbe si arriva in Val Badia) - VAL EORES (per passo delle Erbe) - VAL DI LUSON - VAL DI SCALERES - VAL GIOVO (Racines) - VAL RIDANNA (Miniera di Monteneve, Vedreta di Malavalle, Cima Libera ecc.) - VAL RACINES (marmo bianco) - VAL DI FLERES (Tribulaum) - VAL DI VIZZE (Gran Pilastro/Gliderferner).
I fiumi sono l'ISARCO (che dà il nome alla valle), nasce sopra il Passo del Brennero. Suo principale affluente è il fiume RIENZA.

mercoledì 23 dicembre 2009

Bassa Atesina e Oltradige

La Bassa Atesina-Oltradige comprende il territorio percorso dal fiume Adige (lungo 410 km.) da Bolzano a Salorno.
Il fondovalle è caratterizzato dai depositi alluvionali dell'Adige ed è delimitato sulla destra orografica dalle alture porfiriche di Monticolo-Monte di Mezzo; all'altezza di Egna/Neumarkt seguono le formazioni delle arenarie della Val Gardena, gli Strati di Bellerophon e gli strati di Werfen che fanno da zoccolo alla catena della Mendola/Roen. Sulla sinistra orografica dominano i contrafforti porfirici del Monte Pozza, Monte largo, Molte Goller, Monte Corno facenti parte della piattaforma porfirica atesina.
Da Bolzano a Salorno, sulla destra orografica della valle (Oltradige), si snoda la Strada del vino che collega rinomate località vinicole: Appiano, Caldaro, Termeno, Cortaccia, Magrè e Cortina sulla Strada del vino. A Vadena si trova il Centro Sperimentale di Agraria e Forestale di Laimburg.
Nell'antichità e fin all'inizio del secolo scorso tutta la piana era una palude; nel 1800 Cortina s.s.d.v. era raggiungibile solo via acqua. Nel 1868 in quel di Egna e Termeno si era formato un lago di oltre 3 chilometri di larghezza.
I comuni della Bassa Atesina sono: Laives con quasi 17.000 abitanti è il 4 Comune dell' A/A - Vadena (a Laimburg fu scoperta una necropoli risalente a 10 secoli p. C.) - Bronzolo (fu un importate porto fluviale e un centro per l'estrazione del porfido) - Ora (Castelfelder) - Egna (centro storico) - Salorno (Castel Haderburg) - Cortina s.s.d.v. - Magrè s.s.d.v. - Cortaccia s.s.d.v. - Termeno (affreschi profani del XII sec. a S. Giacomo in Castellaz, Egetmann).
I comune dell'Oltradige sono: Appiano (passava la via Cauda Augusta romana, Castel Appiano, laghi di Monticolo) - Caldaro(Museo provinciale del vino).

martedì 22 dicembre 2009

Cosa sono le morene?

Le morene sono un insieme di materiale roccioso depositato a lato o al centro dei ghiacciai, trasportato a valle da correnti torrentizie a formare i conoidi di deiezione.

Cosa sono i conoidi di deiezione?

I conoidi di deiezione sono formati dall'erosione delle montagne e l'acqua di rivi e fiumi che hanno apportato e depositato in valle grosse quantità di detriti. (Malser Heide, il più grande conoide dell'arco alpino)