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venerdì 29 marzo 2013

Morgenstern Christian

Christian Morgenstern (Monaco di Baviera 1871 - Merano 1914) fu un poeta tedesco, scrisse poesie e prose poetiche cosmico-mistiche ricche di sentimentalismo. La sua fama è legata a poesie di gusto grottesco, vicine alla produzione inglese dell'assurdo; i Canti della forca  (Galgenlieder, 1905), composti a Berlino  gli diedero grandissima fama e furono riproposti con grande successo dai più celebri cabaret berlinesi.

"La poesia della forca è un aspetto della concezione del mondo. E' la libertà senza scrupoli del rimosso, dello smaterializzato, che si manifesta in essa. Si sa che cos'è una futura matricola: l'invidiabile passaggio intermedio tra i banchi di scuola e l'Università. Ebbene: un fratello di forca è l'invidiabile passaggio intermedio tra l'uomo e l'universo. Nient'altro. Dal patibolo si vede il mondo diversamente e si riconoscono le altre cose come l'Altro".

Christian Morgenstern

 

 In seguito a una profonda crisi spirituale, si accostò poi al Vangelo di Giovanni e al buddhismo.  Il suo pensiero, partito da Schopenhauer e da Nietzsche, approda al panteismo e all'occultismo, la sua poesia risente in questa ultima fase degli influssi di Dehmel, Mombert, e dei poeti cosmici. 

 
Margareta Gosebruch von Liechtenstein e Christian Morgenstern

Nel luglio del 1908 conobbe Margareta Gosebruch von Liechtenstein ai Bagni di Tre Chiese/Dreikirchen, nei pressi di Barbiano; successivamente (il 7 marzo 1910)  si sposarono e vissero a  Merano fino alla sua morte per tubercolosi.


Tre Chiese - Dreikirchen

La località Tre Chiese è sempre molto suggestiva e si presta ad una piacevole escursione che parte da Barbiano/Barbian.



Scriveva Sigmund Freud  ".. mi avvolgeva un senso di ritemprante solitudine, impreziosita da monti, boschi, fiori, acque, castelli e monasteri, senz'anima viva intorno ..."


Anticamente il luogo era  una vecchia località di culto pagano e un luogo di eremitaggio; le tre chiesette risalgono al XIII e XV secolo e sono dedicate a Santa Geltrude, a San Nicola e a Santa Maddalena.


giovedì 21 marzo 2013

Musil Robert

" .. in alcuni documenti si chiamavano Delle Catene, in altri von Ketten. Venivano dal Nord e s'erano fermati alle soglie del Sud. Si servivano della loro cittadinanza italiana o tedesca secondo la convenienza. Ma sentivano di appartenere solo a sè stessi".

(da: La portoghese di Robert Musil)

Robert Musil (1880-1942), nella I guerra mondiale fu ufficiale al fronte italiano in Alto Adige oltre che sull' Altopiano di Asiago. Per ripetuti attacchi di stomatite ulcerosa venne ricoverato negli ospedali di Brunico, Innsbruck  e Praga per poi rientrare a Bolzano.

lunedì 18 marzo 2013

Hans Christian Andersen

" Venerdi, 10 maggio 1872, Innsbruck.
... abbiamo lasciato l'albergo  alle otto e un quarto e nevica fisso, il treno viaggia lentamente in salita, i boschi sono imbiancati e sembrano una lavorazione a filigrana...... è molto freddo, attraversiamo molti tunnel, di cui due erano particolarmente lunghi. .... Dal Brennero la strada scendeva e la neve man mano si scioglieva e apparivano i prati verdi. A Bressanone abbiamo pranzato con una zuppa di piselli, trota e bevuto un buon vino rosso tirolese......
Alle 3 abbiamo raggiunto Bolzano e preso alloggio presso l'Hotel Kaiserkrone. Scegliemmo una stanza al terzo piano con una suggestiva vista sul giardino e sulle montagne circostanti ......"

Hotel Kaiserkrone, Bolzano

(liberamente tradotto in italiano da "Sudtirol. Ein literarischer Reisefuhrer" di Ferruccio Delle Cave, ed. Raetia)

martedì 12 marzo 2013

Die Geier Wally


"Die Geier Wally" è un romanzo della bavarese Wilhelmine von Hillern  (1836-1916) che racconta il tragico amore di Wally con il giovane  Hagenbach. Parte del romanzo si svolge tra Solda, il Similaun e il ghiacciaio Marzellferner, nel quale si compie la tragedia.
La scrittrice prende spunto del suo romanzo più famoso da un aneddoto della gioventù di una pittrice (Stainer-Knittel) che, appesa ad una fune, aveva estratto da una parete di roccia un nido d'aquila. Questa attività era solitamente di competenza esclusivamente maschile.
Il genere letterario di questo romanzo viene classificato come  Heimatroman (un genere letterario che amava le ambientazioni regionalistiche e i temi popolari), in cui la protagonista Walburga si nega alle convenzioni della femminilità e trascorre la giovinezza come un maschiaccio nella rude natura.
Il romanzo di Wilhelmine von Hillern ispirò il musicista Alfredo Catalani (1854-1893), che compose l'opera "La Wally" nel 1889-91, interpretata da Renata Tebaldi e Mario Del Monaco, rendendo protagoniste le cime delle Otztaler Alpen.  
Similaun

lunedì 4 marzo 2013

I luoghi nella letteratura: Marling

... Il treno intanto aveva seguito il suo corso e dopo una breve curva per Algund, arrivarono a Marling. Scesero. Il sole era allo zenit, caldo, luminoso. Valerie si fermò un momento abbagliata e guardò con emozione, come ogni volta che veniva, la piccola stazione in miniatura: due colonnine di legno intarsiato dipinto di bianco a sostegno della tettoia anch'essa di legno che proteggeva l'ingresso dalla parte della ferrovia. Tutto lì. In realtà si trattava di una delle tante stazioncine costruite tutte eguali lungo la linea che da Merano va fino a Mals. Ognuno però aveva qualcosa di caratteristico, una propria originalità che la distimgueva dalle altre. Qui a Marling erano i vasi di terracotta traboccanti di fiori posti ai lati della porta d'ingresso, la vegetazione lussureggiante, la vista su Merano, tutto l'insieme a dare unicità al luogo...


(tratto dal romanzo: Teatro di Ombre di Ada Zapperi Zucker. ed. Helicon)

venerdì 9 novembre 2012

Julien Green a Merano

 "Merano mi è particolarmente cara, ma non vi torno mai, nemmeno col ricordo, senza provare grande malinconia: il paesaggio ornato di vigneti, i frutteti, le passeggiate lungo il torrente Passirio, tutto in questa amena conca mi evoca ciò che mai, mai più sarà
(Julien Green)
 
Julien Green (1900 - 1998), scrittore e drammaturgo statunitense, nacque a Parigi da una famiglia protestante originaria del sud degli Stati Uniti d'America.
Trascorse gran parte della sua vita in Francia, ma non ha mai posseduto la nazionalità francese. Dopo la morte della madre si convertì , assieme al padre e alle sorelle, al cattolicesimo.

Le sue opere sono segnate dalla sua omosessualità e dalla fede:
- Lèviathan
- Le visionnaire
- Il diario (1938 -1955)
- Ogni uomo nella sua notte 
- Moira
- Il nemico
- Partire prima di giorno
- Non c'è domani

Tra i premi letterari ricevette nel 1991 il Premio Grinzane Cavour.

Su suo desiderio fu sepolto nella chiesa di Sant'Egidio a Klagenfurt poichè, a seguito di una visita del 1990, rimase colpito da una statua della Vergine Maria.



martedì 6 novembre 2012

Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo a Merano

Negli anni '50 e '60 del secolo scorso Merano, che aveva fama di stazione di cura internazionale, divenne anche  un vivace centro culturale e luogo di incontro di artisti ed intellettuali italiani e stranieri.
Tra questi vifurono, nel 1957 enel 1958, due giganti della letteratura italiana del dopoguerra: il premio Nobel Salvatore Quasimodo (1901-1968) e il poeta Giuseppe Ungaretti (1888-1970). Nelle sale del Kurhaus essi incontrarono il pubblico leggendo le loro poesie e discutendo di letteratura, per poi trascorrere momenti conviviali al vicino Wunderbar in corso Libertà, che era diventato il locale di ritrovo di artisti ed intellettuali.
Tra il pubblico vi era tra l'altro anche il poeta americano Ezra Pound  che negli anni '60 aveva eletto a sua dimora Castel Fontana presso Merano.
Salvatore Quasimodo

Giuseppe Ungaretti














Ezra Pound


(pubblicazione Comune di Merano: Letteratura e Villeggiatura, percorsi letterari a Merano

mercoledì 31 ottobre 2012

I soggiorni meranesi di Arthur Schnitzler


Arthur Schnitzler (1862-1931) nacque da un'agiata famiglia ebraica di medici a Vienna, dove frequentò il liceo e successivamente la facoltà di medicina.
Nel 1885  iniziò la sua attività di medico, mentre la carriera di scrittore si era avviata già nel 1880 con la pubblicazione di poesie e racconti. Schnitzler fu anche autore di pubblicazioni e trattati a carattere medico. Membro del gruppo "Giovane Vienna", si espresse in modo apertamente critico nei confronti della monarchia austroungarica, in particolare nella novella "il sottotenente Gustl".
Nel 1882 venne per la prima volta a Merano assieme ai genitori e vi fece ritorno nel 1886 per un periodo di convalescenza. Durante questo secondo soggiorno fu ospite dell'Hotel Emma e del Tiroler Hof, dove rivide l'amica Olga Waissnix (1862 - 1897) con la quale trascorse alcuni giorni di grande romanticismo "Oh amata Merano, come l'incantata città sommersa Vineta mi appari, e al tuo ricordo mi salgono agli occhi calde lacrime!"
Poichè Olga era sposata, non poterono incontrarsi che raramente e il loro restò un amore platonico, di cui rimane traccia nelle lettere che i due si scrissero fino alla morte di Olga.
Nel 1903 Schnitzler sposò l'attrice Olga Gussmann dopo la nascita del figlio Heinrich e nel 1907 trascorse un mese a Merano con lei. 
Olga Gussmann Schnitzler
Arthur Schnitzler, Olga Gussmann e il figlio Heinrich (1902-1982)

Dopo il divorzio, nel 1921, si occupò da solo dei figli Heinrich e Lili.

Lili Schnitzler (1909-1928), morì suicida nel 1928, dopo un litigio con il marito Arnoldo Capellini
 Nel 1925 Schnitzler tornò a Merano, fermandosi solo per poco tempo e alloggiando all'Hotel Savoy.
All'età di 69 anni Schnitzler morì a causa di una emorragia cerebrale.

Schnitzler resta uno degli autori tuttora più rappresentati nei teatri del mondo di lingua tedesca.
(da: percorsi letterari  a Merano, città di cura)

lunedì 26 marzo 2012

.. quando Niccolò Macchiavelli arrivò a Bolzano.

L'17 dicembre 1507 Macchiavelli (1469 - 1527) giunse a Bolzano, quale ambasciatore di Firenze, per valutare la possibilità di  finanziare l'impresa di  Massimiliano I, intenzionato a ribadire le proprie pretese di dominio sulla penisola italiana, facendo espellere i francesi e farsi incoronare a Roma "Imperatore del sacro Romano Impero". Massimiliano "teneva corte a Bolzano" l'11 gennaio 1508 e Macchiavelli  avrebbe "offerto" l'amicizia di Firenze in cambio del riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica fiorentina.


Macchiavelli, per questa missione, era stato preceduto dall'ambasciatore fiorentino Francesco Vettori il 27 giugno 1507.
Le lunghe trattative sull'esborso preteso da Massimiliano si interuppero quando i veneziani sconfissero più volte Massimiliano, facendogli comprendere la velleità dei suoi sogni di gloria.

Da questa esperienza Machiavelli trasse tre scritti, il Rapporto delle cose della Magna, il Discorso sopra le cose della Magna e sopra l'Imperatore, e il Ritratto delle cose della Magna.
Su questi scritti rileva la grande potenza della Germania, che «abunda di uomini, di ricchezze e d'arme»; le popolazioni hanno «da mangiare e bere e ardere per uno anno: e così da lavorare le industrie loro, per potere in una obsidione [assedio] pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia, per uno anno intero sanza perdita. In soldati non spendono perché tengono li uomini loro rmati ed esercitati; e li giorni delle feste tali uomini, in cambio delli giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca e chi con una arme e chi con una altra, giocando tra loro onori et similia, e quali tra loro poi si godono. In salari e in altre cose spendono poco: talmente che ogni comunità si truova ricca in publico».
Importano e consumano poco perché «le loro necessità sono assai minori delle nostre», ma esportano molte merci «di che quasi condiscono tutta la Italia [...] e così si godono questa loro rozza vita e libertà e per questa causa non vogliono ire alla guerra se non sono soprappagati e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle loro comunità. E però bisogna a uno imperadore molti più denari che a uno altro principe».
Tanta forza potenziale, che potrebbe fare la grandezza politica e militare dell'Imperatore, è limitata dalle divisioni delle comunità governate dai singoli principi, una realtà simile a quella italiana: nessun principe tedesco vuole favorire l'imperatore, «perché, qualunque volta in proprietà lui avessi stati o fussi potente, e' domerebbe e abbasserebbe e principi e ridurrebbeli a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già il re Luigi, quale con l'arme e ammazzarne qualcuno li ridusse a quella obedienzia che ancora oggi si vede»

domenica 19 febbraio 2012

Vigil Raber, pittore, commediografo del sacro e profano

La famiglia di Vigil Raber era una famiglia borghese di Vipiteno. Come risulta dai documenti, essa si era insediata stabilmente a Vipiteno a partire della seconda metà del XV secolo. Dal 1469 Michael Raber, padre di Vigil, possedeva una piccola casa a due piani con annesso panificio nella parte nuova di Vipiteno, non lontano dalla torre cittadina. Il 6 aprile 1518, alla morte del padre Michael, Vigil Raber, quale primogenito rinunciò al diritto ereditario sulla casa a favore della madre, dei fratelli e dei figli di suo zio Christian. Questa eccessiva frantumazione dell'eredità può spiegare il motivo per cui, nello stesso 1518, la casa natale venne venduta.

Alquanto incerta risulta essere la data di nascita di Vigil Raber non esisrendo alcuna testimonianza documentata, poichè i registri dei battezzati della parrocchia di Vipiteno, che dipendeva dall'Ordine Teutonico, vennero iniziati solo 25 anni dopo la sua morte. Si presume tuttavia che tale data risalga all'ultimo quarto del '400.
Vigil non seguì la professione paterna, ma frequentò la Lateinschule, scuola di latino a Vipiteno.
L'attività artistica di Raber si svolse a Bolzano, importante città commerciale e di transito.
Complessivamente l'attività artistica di Raber si presenta alquanto articolata: egli fu artigiano e artista, pitturò palazzi, dipinse le bandiere della processione del Corpus Domini e di S. Giorgio, restaurò antichi dipinti, statue della via Crucis ecc.
Oltre all'attività di pittore Raber organizzava le rappresentazioni teatrali popolari in occasione delle processioni e della Passione di Cristo.

Nel 1523 Raber ritornò a Vipiteno durante il turbolento periodo storico legato alle rivolte dei contadini e socio-religiose guidati dal suo amico Michael Gaismair.
Raber era interessato alle nuove istanze religiose di influsso evangelico luterano (vedi l'Emmausspiel del 1523).

giovedì 29 settembre 2011

Norbert Conrad Kaser, poeta


Dissidenten - Dissidenti

"Io sono un sudtirolese": così scrisse nel 1978 il poeta Norbert Conrad Kaser (vedi foto), prematuramente scomparso. Dissidente è chi, trovandosi a vivere in un sistema più o meno totalitario, ha il coraggio di esprimere un'opinione diversa da quella comune.
Per decenni in Sudtirolo, all'interno del gruppo linguistico tedesco, chiunque rinnegasse l'unità e la compatezza del proprio gruppo di appartenenza era visto e trattato alla stregua di un dissidente.
Ciò può accadere ancora oggi, soprattutto se non si è in grado di aderire stabilmente ai valori della tradizione. ma anche per via di convinzioni poco ortodosse sulla religione, l'arte, la politica, e in generale per quelle convinzioni prodotte da una visione del mondo giudicata eccentrica. Il ritenersi costantemente posti in una condizione di assedio etnico (condizione largamente immaginaria) non consente sfumature; ogni deviazione viene ritenuta un segno di debolezza morale e di scarsa attitudine alla lotta, un aprova di disfattismo severamente punita: i dissidenti erano e sono considerati traditori, marchiati come corpi estranei e nocivi, e perciò isolati, attaccati, soffocati, ridicolizzati.
Il modello mediante il quale, durante il periodo delle Opzioni, furono trattati tutti i non optanti, è rimasto lo stesso utilizzato dopo la II guerra mondiale nei confronti dei dissidenti, tra i quali peraltro non si contavano nè si contano solo intellettuali. Gli interessi e i punti di vista del gruppo etnico sono così considerati semplicemente coincidenti con quelli del "partito di raccolta".
Nel 1978 gli intellettuali sudtirolesi ( e non solo quelli dissidenti) lanciarono un appello ("Lettera degli 83") per richiedere una svolta nella vita pubblica, cioè maggiore pluralismo e tolleranza. Lo strenuo lavoro effettuato dai nuovi movimenti "interetnici", a partire dal 1978, ha lentamente contribuito a strappare dall'isolamento la dissidenza, conquistando così spazio e una certa considerazione per chi si faceva portatore di opinioni e punti di vista non allineati.

da: SŰDTIROL ABC – SUDTIROLO ABC di Alexander Langer

giovedì 28 ottobre 2010

Alexander Langer, un uomo senza frontiere

Alexander Langer nasce a Vipiteno il 22 febbraio 1946 e muore a Firenze il 3 luglio 1995.
In un suo libro scriveva: E’ sempre complicato spiegare da dove vengo. ‘Ma allora sei italiano o tedesco?’ Nessuna delle bandiere che svettano davanti a ostelli o campeggi è la mia. Non ne sento la mancanza. In compenso riesco, con il tedesco e l’italiano, a parlare e a capire nell’arco che va dalla Danimarca alla Sicilia.”
Conobbe don Lorenzo Milani e la sua scuola di Barbiana e nel 1970 tradusse in tedesco il suo libro Lettera a una professoressa.
Imparò diverse lingue e vari dialetti e sviluppò la sua naturale predisposizione al dialogo e all’incontro con gli altri.

In una raccolta di appunti annotò: “Sul mio ponte si transita in entrambe le direzioni e sono contento di poter contribuire a far circolare idee e persone”.
Verso la fine degli anni Sessanta si dedicò totalmente al suo Sud Tirolo – Alto Adige, impegnandosi per far comprendere ai suoi conterranei che l’unica alternativa al conflitto degli attentati poteva provenire sperimentando la convivenza tra diverse etnie, nel rispetto reciproco.

Nel 1989 fu eletto al Parlamento europeo nelle liste Verdi. Nel 1991 fece parte degli osservatori internazionali nelle prime elezioni libere in Albania e fece passare a Strasburgo una risoluzione contro la brevettabilità delle manipolazioni genetiche di materia vivente.
Nel 1992 partecipò all’organizzazione della conferenza mondiale sull’ambiente a Rio de Janeiro e alla parallela conferenza Global Forum. In tale occasione propose una riduzione del debito dei Paesi in via di sviluppo.
Nel 1994 fu rieletto al Parlamento europeo e divenne presidente del gruppo Verde; inoltre fu membro della commissione politica estera. Partecipò a seminari e incontri; fu membro del Movimento Nonviolento, finanziatore della Casa per la nonviolenza di Verona e obiettore alle spese militari.

Si interessò della questione dei Balcani. Si oppose alle precipitose dichiarazioni di indipendenza, che avrebbero poi fomentato gli odi etnici e la guerra. Cercò invece di far entrare la Bosnia Erzegovina nell’Unione Europea, per preservarla dalla guerrra, e cercò di sostenere i profughi e gli obiettori di coscienza. Presentò una risoluzione per la creazione di un Corpo civile europeo di pace, formato da professionisti non armati sotto l’egida dell’O.N.U.
Compì diversi viaggi in Jugoslavia e si interessò soprattutto della situazione di Tuzla, città bosniaca dove si era mantenuta una cordialità fra le diverse etnie, facendogli sembrare qui possibile ciò che non era riuscito nel suo Sud Tirolo. Ma l’attentato del 25 maggio 1995 nel quale persero la vita settantun ragazzi fra i diciotto e i vent’anni incrinò la sua speranza.
Arrivò a sostenere un intervento armato di polizia internazionale. Scrisse: “Di fronte agli ultimi eventi in Bosnia, non è più possibile tentennare: bisogna che l’O.N.U. invii un cospicuo contingente supplementare (chiedendo, se del caso, l’aiuto della N.A.T.O. e della U.E.O.) e assegni un nuovo e chiaro mandato ai caschi blu. Quello di ristabilire – con l’uso dei mezzi necessari – quel minimo di rispetto dell’ordine internazionale che consenta di cercare una soluzione politica al dramma della distruzione della convivenza e della democrazia.”
Si tolse la vita al Pian dei Giullari presso Firenze nell’anniversario della morte del padre, il 3 luglio 1995, all’età di quarantanove anni.
Probabilmente le ragioni del suo gesto sono da ricercare nelle parole che lui stesso aveva usato per scrivere il necrologio della sua amica attivista verde Petra Kelly, anche lei morta suicida: “Forse è troppo arduo essere portatori di speranze collettive: troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere.

martedì 7 settembre 2010

Sigmund Freud, Franz Kafka, Friderike Zweig e Otto Flike


Illustri personaggi sogiornarono al Renon come Kafka che da qui scriveva alla sua Milena e Simund Freud che il 14 settembre 1911 festeggiò le sue nozze d'argento con Martha Bernays e, inoltre, scrisse "Totem", Friderike Zweig e Otto Flike (che affidarono alle pagine delle loro opere impressioni e sensazioni vissute tra quei prati e quai boschi.)

domenica 27 giugno 2010

Walther von der Vogelweide

Walther von der Vogelweide fu il maggior cantore di lingua tedesca del XIII secolo.
Dove fosse nato Walther von der Vogelweide, il maggiore rappresentante dei Minnesinger (cioè dei poeti e cantori d'amore) di lingua tedesca del XIII sec., è stato un grosso rompicapo per tutti gli studiosi. Lo rivendicano persino gli Svizzeri, mentre i Tedeschi hanno setacciato in lungo ed in largo la Germania alla ricerca di quella misteriosa località di Vogelweide (pascolo d'uccelli), probabilmente null'altro che il poetico nome d'arte scelto dal grande cantore. La tradizione altoatesina lo vuole nato da una famiglia nobile ma di scarsi mezzi, abitante nei pressi di Ponte Gardena/Waidbruck. Per Franz Pfeiffer,36) la località di Vogelweide sarebbe tuttavia esistita a sud del Brennero, non lontano da Vipiteno/Sterzing. Per lo Zingerle e per Sigismondo Friedmann, 37) la patria del cantore sarebbe da ricercare presso Laion/Lajen a sud di Bressanone, dove un tempo sarebbe esistito un luogo con quel nome. Per porre fine alle discussioni, nel 1874 un apposito comitato provvedeva a collocare in quest'ultima località una lapide commemorativa.
Quindici anni più tardi la città di Bolzano gli dedicava un monumento in marmo bianco scolpito da HEINRICH NATTER (1889) posto nel bel mezzo della piazza dedicata al poeta medievale.
La caratteristica dell'arte di Walther è costituita dal fatto che per primo seppe liberarsi dagli artificiosi e innaturali modelli dei trovatori provenzali. Ciò gli permise il totale rinnovamento della lirica cortese nei paesi di lingua germanica. Il cambiamento più sostanziale poggia nel rifiuto dell'eccessivo culto per la donna e della schiavitù amorosa, tipica della poesia aulica del Medioevo, alla quale fa succedere i più umani argomenti delle passioni ricambiate. ....

venerdì 18 dicembre 2009

Norbert Kaser

(articolo di Nicole Dominique Steiner, Alto Adige del 18 dicembre 2009)

Nel 1978, a 31 anni, Norbert Kaser muore a Brunico di cirrosi epatica. Durante la sua breve vita segnata dall’alcol, era stato considerato un enfat terrible, un traditore della pattria e della cultura tirolesi, un rompiscatole e un incapace, e persino un mezzo matto. n. c. kaser - tutto in minuscolo, come amava firmarsi - era nato a Bressanone il 19 aprile 1947. Oggi è considerato il capostipite della letteratura sudtirolese del Dopoguerra, ma in vita, a causa dell’ostracismo che lo ha circondato, ha pubblicato poco e solo per alcune riviste culturali. Mai un libro, insomma. Tutta la sua opera è legata alla Heimat sudtirolese ma è rapporto di odio-amore, per quanto profondo. Se da un lato non poteva perdonarle tutte le ferite subite, essendosi sentito respinto fin dall’inizio, dall’altra la amava profondamente, soffrendo per quello che vedeva intorno a sé. Non poteva infatti accettare che il Sudtirolo subisse cambiamenti profondi a causa di un turismo dilagante, di una politica di separazione etnica sempre più rigida e di un culto ormai esasperato dell’identità e delle tradizioni tedesche. Quest’ultimo in modo particolare, agli occhi di Kaser, era responsabile di una chiusura mentale quasi patologica che vedeva in ogni novità una minaccia, emarginando quelli che osavano pensare e vedere le cose in modo difforme dal comune sentire e dall’opinione del potere costituito. Kaser mal sopportava la classe politica, accusata di «regnare» sull’Alto Adige con «arroganza» e con stile quasi assolutistico, svendendone l’identità al turismo e spartendosi poi gli introiti. Le sue prime poesie risalgono agli anni del liceo. Nel luglio 1969, poco dopo la maturità, suscita grande scalpore il suo intervento presso un convegno organizzato dalla Südtiroler Hochschülerschaft (l’Associazione degli studenti universitari sudtirolesi), nel quale rivolge critiche durissime alla letteratura sudtirolese degli anni ’20 e ’30: «sarebbe stato meglio se il 99% dei nostri scrittori non fosse mai nato, per quel che mi riguarda potrebbero mordere la polvere nella nostra patria, per non fare maggior danno», e invitando poi i partecipanti «a spennare come un galletto l’aquila rossa», l’animale araldico del Tirolo, «per un grandioso macello delle vacche sacre». Il suo interventò provocò un’ondata di sdegno nei mass media sudtirolesi e austriaci. Agli inizi di ottobre comincia a studiare belle arti all’Università di Vienna. Nel 1970 si reca per due mesi in Norvegia. Nel 1971 interrompe gli studi e torna in Sudtirolo, dove lavora come maestro elementare. L’alcolismo mina il suo fisico, per cui trascorre svariati periodi in ospedali e cliniche psichiatriche. Nel 1976 prende tre decisioni importanti: esce platealmente dalla chiesa cattolica con un atto reso pubblico in una lettera aperta, si iscrive al Partito Comunista Italiano e fa domanda per la borsa di studio di Letteratura in Austria. La ottiene, ed è la prima volta che questo riconoscimento viene concesso ad un sudtirolese, per di più ad uno scrittore conosciuto per la sua vis polemica e per la sua opposizione feroce alla politica del partito di maggioranza, la Volkspartei. Tanto detestato che la notizia viene di fatto occultata da tutti i media di lingua tedesca, comparendo solo sulle pagine dell’«Alto Adige» che gli offre anche una collaborazione fissa. Nonostante la borsa di studio, Kaser riesce però a concretizzare ben poco. I I suoi soggiorni in ospedale diventano sempre più frequenti e trascorre un periodo in una clinica specializzata dell’allora Ddr. Il 21 agosto 1978 muore a Brunico per le conseguenze dell’alcolismo. La sua ultima poesia «Ich krieg ein kind (aspetto un bambino, che pubblichiamo qui a fianco), scritta il 28 luglio del 1978, descrive il disfacimento del proprio corpo. La gente infatti lo prendeva in giro per il suo aspetto di uomo «incinto», a causa della sua magrezza quasi scheletrica e del ventre gonfio, devastato dalla cirrosi. Morirà meno di un mese dopo. Nel 1979 esce la prima raccolta delle sue opere. L’editore non è sudtirolese ma di Innsbruck. In provincia di Bolzano si è faticato infatti molto a riconoscerne la grandezza, ma oggi i suoi testi sono letti anche nelle scuole e la Biblioteca di Brunico porta il suo nome.


(prima di morire..)

Io aspetto un bambino
N.C. Kaser





aspetto un bambino
sto aspettando un bambino
la testa rossa come l’uva
i piedi gialli come la birra
le mani d’oro come il traminer
il corpo di vetro
come grappa cristallina

voglia di tutto
& anche di niente
aspetto un bambino
non urla mai
balbetta dolcemente
le fasce del bambino
sono sempre
umide & bagnate

io sono una botte
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