

Lasa deve la sua notorietà all'attività estrattiva del marmo, sviluppatasi industrialmente dal 1929. Il marmo di Lasa era già noto ai Romani (pietra miliare di Oris ritrovata nel 1849 tra Oris e Lasa). L'estrazione del marmo per la maggior parte in caverna-galleria, ha preservato il paesaggio dallo scempio provocato dall'attività estrattiva all'aperto come avvenuto nelle Alpi Apuane. Il marmo di Lasa è più duro e compatto rispetto a quello, più brillante, resiste meglio alle intemperie e conserva più a lungo il bianco.
l marmo di Lasa viene estratto dal massiccio „Jenn“ nella cava di Acqua Bianca „Weißwasserbruch“ a 1526 m in galleria e nella cava di Covelano a 2170 a cielo aperto.
Il marmo di Lasa, a differenza di altri litotipi carbonatici usati per scopi ornamentali, chiamati impropriamente „marmi“ secondo un’usanza commerciale diffusa è un vero marmo anche in senso scientifico. Si tratta di ammasso roccioso, che ha subito un particolare fenomeno genetico, detto metamorfismo, che consiste in una ricristallizzazione del materiale originario, in questo caso un calcare, ad una temperatura di 500° - 600° ed a pressioni notevoli. Questo marmo si presenta omogeneo, compatto, a grana cristallina, è resistente al gelo.
Per queste caratteristiche, unitamente alla convenienza economica, il governo americano - negli anni '50 - commissionò 86.000 croci a ricordo dei propri caduti sepolti nei cimiteri di mezzo mondo.
Dal 1982 è attiva una scuola per la lavorazione del marmo.
La ferrovia marmifera a scartamento ridotto è un'interessante ferrovia industriale.
DA VEDERE: la Chiesa parrocchiale di S. Giovanni e abside dedicata a S. Marco con pietre in marmo a vita ornate con suggestive decorazione scultoree. La chiesetta di S. Sisinio (una delle più antiche) presenta un'abside incorporata nel campanile disposto a oriente.
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